Ricostruzione e criminalità, tutti alla ricerca del certificato "magico"

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. La ricostruzione dell’Aquila: i cantieri sono aperti e si lavora a ritmi serrati, l’organizzazione dei nuovi appalti mentre la mappa del capoluogo rischia di essere completamente stravolta.



L'AQUILA. La ricostruzione dell'Aquila: i cantieri sono aperti e si lavora a ritmi serrati, l'organizzazione dei nuovi appalti mentre la mappa del capoluogo rischia di essere completamente stravolta.


Dietro l'angolo, come fin da subito, lo spettro della criminalità organizzata. Interessi enormi, giri vorticosi di denaro che potrebbero ingolosire le famiglie dei clan di mezza Italia.
Dopo i dubbi sono arrivate anche le rassicurazioni e la creazione di un pool di magistrati che vigilerà sulla trasparenza di ogni singola operazione.
Anche perché per riuscire ad aggiudicarsi un appalto bisogna dimostrare di essere “puliti”.
Ma ieri un articolo del quotidiano Repubblica ha descritto il «balletto dei certificati antimafia», una corsa a perdifiato da parte di aziende di tutto lo stivale che starebbero faticando non poco pur di ottenere il certificato che le dichiara in regola.
Secondo Repubblica alla corsa starebbero partecipando ditte siciliane, marsicane, calabresi, pugliesi e napoletane. «E poi ditte con sede sociale al Nord intestate a figli o a nipoti di personaggi con radici nel mondo criminale», si legge nell'articolo, «mafiosi o camorristi di seconda e terza generazione. Si sono tutte «accreditate» dopo la grande scossa del 6 aprile. L'inchiesta sta svelando un catalogo di imprese al di sotto o poco al di sopra del sospetto, un campionario di società piccole e grandi coinvolte o sfiorate in investigazioni antimafia, tutte in fila per l'appalto e il sub appalto, tutte in gara per trovare un posto al sole in quell'Eldorado edilizio che è l'Abruzzo del dopo terremoto».
Un richiamo al controllo e al massimo rigore era stato lanciato nei giorni scorsi anche da monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti e Vasto.
«Tutti dobbiamo vigilare», ha detto, «perché la ricostruzione dell'Abruzzo devastato dal terremoto avvenga non solo in tempi rapidi, ma anche nel rispetto dell'ambiente e nella trasparenza morale di quanti a ogni titolo vi saranno coinvolti».
Nel suo messaggio il prelato ha ricordato l'importanza di «salvaguardare l'aria dello spazio fisico e purificare quella dell'agire morale», azione «particolarmente urgente per il nostro Abruzzo, segnato in questo 2009 dal dramma del terremoto e dall'opera necessaria e difficile della ricostruzione».
Sarebbero necessari e previsti dalla legge controlli preventivi che tuttavia non sarebbero –a detta del quotidiano- così attenti.

E LUMIA CHIEDE NOTIZIE SU DITTA DI GELA

L'interrogazione del senatore del Pd Giuseppe Lumia rappresenta uno dei tentativi di fare piena luce su ogni singolo tassello di questa faticosa ricostruzione.
Presentata a fine luglio non ha ancora ricevuto una risposta.
Si rivolge al presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno il senatore accende i riflettori sulla impresa Igc di Emanuele Mondello che, sostiene Lumia, «si sarebbe aggiudicata diversi sub appalti» nelle ultime settimane.
Per Lumia si tratta di «un'impresa priva dei requisiti antimafia rilasciati dalla Prefettura di Caltanissetta» e si domanda come mai sia riuscita ad aggiudicarsi i lavori. A quanto pare, invece, la ditta solo nelle ultime settimane sarebbe riuscita ad ottenere il documento importantissimo e la strada verso la ricostruzione sembra spianata.
«La ricostruzione», scrive il senatore che chiede lumi al Governo, «deve rispondere al criterio guida dello sviluppo e della legalità: dello sviluppo in ragione degli interessi del territorio e della possibilità di far ritornare le zone colpite ad essere ricche di diritti e opportunità, della legalità per fare in modo che la ricostruzione proceda nel pieno rispetto delle norme e siano evitate in tutti i modi possibili infiltrazioni mafiose».
Già da tempo, ricorda, «si sono registrate in Abruzzo presenze mafiose per cui è necessario non sottovalutare rischi e tentativi da parte della criminalità organizzata di inserirsi nel circuito della ricostruzione, soprattutto nel campo dei subappalti e della filiera del cemento».
Negli ultimi mesi l'Abruzzo è stato scosso da vicende giudiziarie che effettivamente hanno fatto sembrare vicina più che mai la possibilità che la criminalità organizzata si affacci in regione.
In primavera, solo per citare uno dei casi più clamorosi, sono state arrestate tre persone accusate di riciclare il denaro del boss palermitano
Vito Ciancimino nella Marsica, per conto del tributarista Gianni Lapis.
E poi ancora basta pensare all'arresto di Diego Leon Sanchez, il narcotrafficante inserito tra i dieci ricercati dell'Fbi. Anche lui aveva una base in Abruzzo.
E anche il traffico illecito di rifiuti è passato per l'Abruzzo: l'inchiesta Ebano, anni 90, si è conclusa con 16 condanne da parte della magistratura di Avezzano.
Il meccanismo usato per infiltrarsi è quello noto e consolidato del subappalto: mentre le ditte aggiudicatrici devono rispettare parametri stretti poi però pare non ci siano restrizioni per la consegna dei subappalti.
Ad ogni modo ogni ditta sarebbe libera di rifornirsi da chi preferisce e questo rende praticamente impossibile un controllo.

01/09/2009 8.11