Cantieri, controlli contro infiltrazioni criminali. Turismo tra le macerie

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Oltre all'attività non stop per la costruzione delle case antisismiche eseguiti a tappeto i controlli per prevenire infiltrazioni criminali. E di domenica tra le rovine spuntano i turisti. * TASSE E RIMBORSI: «IL 60% DELLE ATTIVITÀ NON RIAPRIRÀ»


Vanno avanti senza stop i controlli per prevenire eventuali infiltrazioni mafiose nella realizzazione delle sostanziose opere del post terremoto all'Aquila.
L'allarme è stato lanciato fin dai primi giorni e cantieri e aziende vengono passate letteralmente al setaccio dagli uomini della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza.
I controlli sulle centinaia di ditte che hanno vinto i corposi appalti per la ricostruzione post terremoto sono scattati subito dopo l'aggiudicazione delle gare: una volta partiti i cantieri, le verifiche si sono estese sulle migliaia di lavoratori che sono in azione nei cantieri in funzione 24 ore per vincere la corsa contro il tempo della consegna, tra settembre e novembre, delle 4.500 case antisismiche nelle quali dovrebbero trovare riparo 15 mila sfollati.
La parola d'ordine è quella di non abbassare la guardia contro un pericolo sempre in agguato soprattutto alla presenza di appalti milionari.
Verifiche e controlli nelle prossime settimane si focalizzeranno anche nel settore dei rifiuti, alla luce dell'imponente avvio dell'attività di rimozione e smaltimento delle macerie.
L'operazione è coordinata dal prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli.
Il pool di quattro magistrati assegnati per questa finalità dalla direzione distrettuale antimafia ha in particolare il compito di mettere al confronto i dati che emergono dagli appalti aquilani con la rilevante banca dati a disposizione della struttura.
Eventuali ipotesi di reato saranno trasmesse alla procura distrettuale abruzzese antimafia.
Rilevante la mole di lavoro visto l'imponente campo di azione: oltre mille cantieri, oltre 50 le imprese con in media 150 operai. Solo per le case antisismiche sono stati assegnati appalti per un totale di circa 500 milioni di euro.
Nelle scorse settimane il procuratore capo dell'Aquila, Alfredo Rossini, ha affermato di non aver ancora ricevuto nessuna comunicazione in relazione all'azione di monitoraggio e confronto delle informazioni con la banca dati della direzione nazionale antimafia.

MODIFICATE AREE NUOVI INSEDIAMENTI

Intanto la Conferenza dei servizi ha rivisto il piano degli interventi per il Progetto Case e ha escluso cinque aree originariamente individuate all'Aquila per l'insediamento delle nuove abitazioni e ne ha indicate altre sette in alternativa.
Lo rende noto la Protezione civile.
La decisione è stata presa alla luce delle indagini geognostiche effettuate successivamente all'occupazione dei terreni.
Le aree escluse sono quelle denominate Roio Piano, Assergi, Paganica Nord, Monticchio, Pianola, mentre quelle incluse sono Roio Poggio, Roio 2, Assergi 2 (ex-Cogefar), Paganica 2, Gignano, Coppito 2, Coppito 3.
L'esclusione - spiega la Protezione civile - è dipesa «prevalentemente da considerazioni legate alle caratteristiche geotecniche dei terreni, che non risultavano compatibili con il tipo di soluzione di fondazione diretta adottata per tutti gli edifici del progetto».
Solo la scelta di sostituire l'area originariamente individuata ad Assergi con quella del villaggio Cogefar è stata, invece, dettata dall'opportunità di coniugare l'intervento di localizzazione con il risanamento e la bonifica ambientale di quest'ultima. In particolare, le operazioni per la bonifica dall'amianto siano già state effettuate.
Proseguono intanto, nel rispetto del cronoprogramma, i lavori del Progetto Case, sia nelle aree più avanzate dove numerosi edifici con struttura in acciaio, legno e cemento armato sono ormai ben visibili, sia nelle altre aree individuate, compresa la zona nord, a Camarda, Collebrincioni e Arischia, dove stanno partendo o hanno avuto inizio da poco i lavori.

TURISTI TRA LE MACERIE

L'ultima afosa domenica di luglio ha riservato all'Aquila frotte di turisti, anche stranieri, arrivati dal mare per vedere da vicino i danni causati dal terremoto.
Diverse centinaia di persone hanno raggiunto piazza Duomo, attraverso corso Federico II che collega la villa Comunale al centro, l'unico tratto aperto - seppure con molte precauzioni - ai pedoni. «Certo che vederlo da vivo è molto più terribile», dice una giovane al marito mentre spinge in salita un passeggino.
«Guarda là, quella casa con le aperti crollate, dentro si vede tutto», esclama un uomo richiamando l'attenzione della moglie intenta a vedere dall'altra parte le colonne "imbracate" dei portici.
Accenti veneti, lombardi, baresi, romani; idiomi spagnoli, tedeschi inglesi, francesi si sono confusi mentre i turisti - tutti abbronzati sorridenti e stupiti - guardavano palazzi, chiese e strade danneggiate dal terremoto, facendosi fotografare con attenzione per avere sullo sfondo il Duomo o la Chiesa delle Anime Sante, strutture le cui cupole e tetti sono crollati il 6 aprile.


IL QUESTIONARIO DELL'UDU

Con l'obiettivo di fornire dati sulle necessità residenziali degli studenti fuori sede iscritti all'Università di L'Aquila, l'Unione degli Universitari ha creato un questionario ad hoc al quale hanno già partecipato un migliaio di ragazzi in circa 48 ore. Le domande, finalizzate a dare maggior forza alle richieste studentesche stando alla volontà degli organizzatori, focalizzano la propria attenzione sulla situazione residenziale dei ragazzi la stagione passata e sulle necessità per l'anno accademico 2009/2010. 
Il problema della residenzialità per i propri iscritti fuori sede è una delle questioni più impellenti da affrontare per l'ateneo aquilano. Fermo restando che i primi alloggi saranno assegnati ai residenti della zona, per la rinascita della città, l'Università di L'Aquila riveste un ruolo fondamentale. Il rischio concreto è quello che molti studenti, a causa di mancanza di alloggi, possano optare per il trasferimento in altra sede universitaria. In tal senso è importante fornire risposte concrete, le stesse che chiedono da mesi gli studenti fuori sede iscritti all'Università degli Studi di L'Aquila.


27/07/2009 10.07

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TASSE E RIMBORSI: «IL 60% DELLE ATTIVITÀ NON RIAPRIRÀ»



L'AQUILA. Il mondo delle imprese aquilane è seriamente preoccupato per quello che accadrà dal primo gennaio 2010.
Se da quella data si dovrà tornare a pagare le tasse, il 60 per cento delle piccole e medie imprese del cratere non riaprirà, e altre potrebbero confermare la propria volontà, già espressa, di riaprire sulla costa o comunque non all'Aquila.
La denuncia arriva da Alfredo Pagliaro, presidente provinciale di Pmi Confesercenti L'Aquila, in merito alla decisione presa dalla Camera dei deputati.
«Questa situazione si aggiunge all'incertezza che regna attorno ai rimborsi sui beni aziendali delle imprese», aggiunge il direttore regionale Enzo Giammarino, «un mix che lascia le imprese nell'incertezza sugli importi, sulle modalità e sui tempi. Per questo», dice il direttore regionale di Confesercenti, «è necessario che il presidente Gianni Chiodi, fin da settembre, convochi un tavolo attorno al quale è necessario far sedere i rappresentanti delle imprese con il governo e la Regione: perché questa incertezza congela ogni volontà di investimento e di ripresa da parte delle imprese, con effetti devastanti sull'economia dei Comuni del cratere e di tutto l'Abruzzo».
Preoccupata anche la Uil, secondo la quale il punto debole delle politiche del Governo per il post-terremoto è proprio quello fiscale.
«Non dubitiamo del valore delle affermazioni del Presidente Chiodi sulla proroga delle restituzioni fiscali, che, dice, verrà data entro l'anno», spiega il segretario regionale, Roberto Campo. «Non abbiamo motivo di non crederci ma resta il fatto che non si capisce perché rinviare la definizione di un quadro di certezze, che non farebbe che bene. Se si è deciso di investire queste risorse, come era doveroso, che fruttino al meglio, invece di creare incertezze e polemiche».
Per la Uil manca del tutto una risposta sulla misura quantitativa della restituzione ed in più c'è il «buco» della Zona Franca: «La Zona Franca Urbana non è sufficiente», continua Campo, «è un intervento pensato per bonificare i “Bronx” delle grandi città, ci vuole uno strumento più ampio e mirato allo sviluppo. La Zona Franca è decisiva per non limitarsi alla ricostruzione, che senza rilancio dell'economia e del lavoro non porta alla rinascita».
La Uil Abruzzo proporrà, in occasione del prossimo incontro del Tavolo per la Rinascita dell'Aquila del 1° agosto 2009, che il presidente della Regione Abruzzo, d'intesa con il presidente del Consiglio Regionale, coordini la formalizzazione di una proposta unitaria delle Istituzioni, della Politica e delle Forze Sociali, da votare in Consiglio Regionale come la recente Risoluzione per la Valle Peligna.
27/07/2009 10.08