Smaltimento macerie: il caso si ingarbuglia tra malintesi e tensioni

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Il mistero già c’era al quale si sono aggiunte le polemiche. Poi è arrivata la dichiarazione certificata del politico che il tutto era andato a monte, e che l’appalto era da rifare. Poi la smentita della ditta che non si ritira affatto. Poi silenzio, rimpalli, niet ed attesa.

Non è facile districarsi tra i meandri delle procedure e delle gerarchie amministrative e dei battibecchi politici che nel frattempo si sono innescati. Il risultato è una grande confusione, grandi tensioni.
Bisogna attendere giorni migliori per avere certezze sull'affidamento che il Comune dell'Aquila ha fatto alla T&P sullo smaltimento in urgenza delle macerie dopo la loro selezione ed il relativo stoccaggio nella cava.
Ieri il titolare della ditta Claudio Pangrazi, a PrimaDaNoi.it a sorpresa aveva smentito il comunicato diramato da Fabrizio Di Stefano nel quale si diceva che la ditta si sarebbe ritirata.
Non sono ancora chiare le dinamiche innescate per la divulgazione di quel comunicato.
Sembra che Di Stefano abbia parlato con emissari della ditta in una conferenza di servizi che la ditta stessa smentisce.
Nel frattempo ai giornali è arrivata una nota di rettifica da parte dell'avvocato della T&P, Stefano Rossi, nella quale si ribadisce la smentita del ritiro, anticipata al nostro quotidiano.
«L'importo di 50mln è impreciso», ha spiegato l'avvocato Rossi, «in quanto le macerie da smaltire non sono state censite ed è dunque impossibile dire quanto costerà. I prezzi per tonnellata sono poi prezzi di marcata economicità. Per quanto riguarda il sito del quale la società è esclusiva proprietaria è solo il primo individuato da una commissione tecnica e risulta essere il risultato di una più vasta valutazione.
L'inizio delle operazioni è avvenuto in ossequio e nel rispetto delle attività di “soccorso tecnico urgente” messe in atto dai vigili del Fuoco su indicazione della protezione civile e al fine di consentire l'accesso e la messa in sicurezza degli edifici danneggiati in previsione dell'inizio del G8. Ad oggi è stato conferito un quantitativo di materiali pari a 5mila tonnellate».
Dunque la ditta non si ritira. Che si fa allora?
Ieri il sindaco Massimo Cialente ha parlato di una alternativa alla T&P come di una ipotesi possibile e cioè affidare lo smaltimento al genio civile.
Poi raggiunto telefonicamente ci ha spiegato che non se ne occupa personalmente.
«Non sto seguendo in prima persona questa cosa, ma la sta seguendo l'assessore (Alfredo Moroni, ndr). Ora tutto sta in mano al dirigente Amorosi che deve decidere cosa fare, perché quella era una delibera di indirizzo (delibera di Giunta n.154, ndr). E' il dirigente che deve decidere. Solo se non viene fatto il contratto con la ditta - perché il dirigente potrebbe dire di non farlo-, in quel caso stiamo pensando al Genio Militare».
L'assessore Alfredo Moroni non se ne occupa più: «interviste? No grazie. La palla ora è al dirigente».
Il dirigente Amorosi che dovrà valutare la sussistenza dei requisiti della ditta e dunque pronunciarsi prima della stipula del contratto è al momento impegnatissimo a spulciare carte e documenti.
Che succederà?
Difficile dirlo. La situazione non è affatto serena e le acquisizioni della finanza in Comune hanno contribuito ad acuire la tensione anche perché ora la procura dovrà pronunciarsi sulla intera procedura.
La T&P intanto starebbe pensando di agire legalmente contro chi avrebbe leso l'immagine e divulgato «false notizie».
«Mi sono fatto una idea chiara di tutta questa vicenda», conclude enigmatico il titolare della T&P, «ma la dirò solo al momento opportuno».

18/07/2009 12.05