Smaltimento macerie e affidamento da 50mln. Giuliante: «fare marcia indietro»

Alessandro Biancardi

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Smaltimento macerie e affidamento da 50mln. Giuliante: «fare marcia indietro»
L’AQUILA. Fa ancora discutere l’affidamento diretto del Comune dell’Aquila ad una ditta fino a poco tempo prima inattiva e che ha cambiato proprietario poco prima dell’ufficializzazione dell’affidamento per 50mln. Obiettivo selezionare e smaltire in cava le macerie.

Nei giorni scorsi è stato il capogruppo Pdl alla Regione, Gianfranco Giuliante, a sollevare il caso che appare sempre più denso di colpi di scena.
Ieri l'esponente del centrodestra è ritornato a ripetere i dettagli di questo affidamento proprio mentre Massimo Cialente, in contemporanea, spiegava le ragioni della scelta.
«Siamo stati costretti ad operare in somma urgenza», ha detto il sindaco dell'Aquila, «siamo stati spalleggiati da Prefettura e Protezione Civile che hanno avallato l'operato. Tutto è in regola e trasparente. E poi se pure la ditta non avesse i requisiti questi sono problemi dei dirigenti che avrebbero dovuto provvedere ai controlli non è certo responsabilità del sindaco».
Sta di fatto che sulla trasparenza le parole sembrano non seguire i fatti poiché a chi ha fatto regolare richiesta di avere i documenti è stato negato l'accesso persino con la chiamata della forza pubblica per verbalizzare.

GIULIANTE: «NON SI AFFIDANO COSI' GLI APPALTI

«No e poi no», ha replicato Giuliante. «Questo affidamento dello smaltimento delle macerie dell'Aquila che il sindaco Cialente ha assegnato ad una società che non ha i requisiti non mi sta bene. Un affare da 50-70 milioni non si affida con tanto superficialità, per non dire altro».
Dopo la prima risposta del sindaco che ha cercato di minimizzare la vicenda, Giuliante rilancia, portando a suo sostegno nuovi documenti.
Il problema non è solo quello sollevato nei giorni scorsi e cioè che la società T&P era inattiva fino al 31 maggio e che solo un paio di giorni prima dell'affidamento, avvenuto il 12 giugno, ha fatto denuncia di attività.
«Già questo basterebbe a dire che non aveva i requisiti, come da legge sugli appalti – spiega Giuliante – ma c'è dell'altro e secondo me è ancora più grave. Il prezzo del lavoro lo ha proposto la stessa ditta che poi ha preso l'appalto, i controllori del lavoro stesso vengono pagati proprio dalla ditta che deve essere controllata, non è vero che il Comune affida lo smaltimento delle macerie ad una ditta esperta come gestore di rifiuti: è vero solo che nella ragione sociale di T&P c'è questa voce, come ce ne possono essere tante altre senza che questo significhi avere un'esperienza. Nell'oggetto sociale si scrive quello che la ditta può fare, non necessariamente quello che fa o ha fatto».
Basta seguire dunque lo snodarsi delle date per farsi un'idea di come potrebbero essere andate le cose, sotto la spinta o il pretesto dell'urgenza.
Il 19 maggio il Comune dell'Aquila individua la cava a Paganica, località Pontignone ed il successivo 29 maggio scrive a Prefetto e Protezione civile: «stante l'urgenza, questo è il sito che proponiamo».
Il primo giugno la società T&P, proprietaria della cava, inizia la sua attività proprio in questa cava: sa già che otterrà il lavoro?
Il 4 giugno vende il 50% della società, per soli 1.250 euro con una scrittura privata redatta a Sulmona e registrata l'8 giugno.
Il 9 giugno proprio la T&P scrive al Comune di non avere i requisiti per lo smaltimento dell'amianto, che potrebbe eseguire un'altra ditta e cioè la Pavind srl che è del fratello di uno dei soci.
Il 12 arriva il lavoro.
«Quello che non mi va giù - spiega Giuliante – è questo gioco di parole: il Comune affida la gestione dei rifiuti alla società proprietaria del sito, lo da cioè alla T&P perché, si legge, è gestore di rifiuti. Ma è proprio la T&P che non lo dice: sostiene solo di essere esperta di rifiuti perché lo prevede il suo oggetto sociale. Ma c'è l'aspetto del controllo che mi fa infuriare ancora di più: il Comune affida il compito ai dipendenti Asm, ma la formazione di questo personale lo paga la T&P. Come minimo c'è un conflitto di interessi».
Un altro aspetto lascia perplesso il capogruppo Pdl alla Regione: perché altre imprese che si erano proposte non sono state accettate?
«Queste ditte avevano proposto anche di affittare la cava e pensare loro allo smaltimento. Niente da fare. Ma c'è di più, molto di più – e qui parte l'affondo di Giuliante – il prezzo di tutta l'operazione da 50-70 milioni lo decide il Comune? Macché: lo decide proprio la T&P con un prezzario che il Comune accetta. Mah....»

Sebastiano Calella 16/07/2009 10.35


TUTTA LA VICENDA DELL'AFFIDAMENTO CONTESTATO