La ricostruzione che stenta, Cialente: «arrivati 20 milioni ma ne servono 300»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. La ricostruzione della città preoccupa davvero. Più passa il tempo e più sale la tensione. Anche perché la terra continua a tremare. Morale a terra per gli sfollati. * EDILIZIA PUBBLICA, DUBBI SUL DECRETO ABRUZZO

Mentre le case antisismiche vengon su piano e piano e dovranno essere pronte, almeno le prime, a settembre chi una casa ce l'ha ma deve aggiustarla prima di far rientro è preoccupato.
Il sindaco Massimo Cialente ha spiegato che sono arrivati al Comune 20 milioni di euro, ma che per ristrutturare le abitazioni per 10.000 famiglie della categoria A, tra 8.000 e 9.000 di categoria B e circa 800 di categoria C, occorrono tra i 250 e i 300 milioni di euro.
C'è ancora da aspettare, quindi anche perché il Governo non ha ancora varato l'ordinanza che esclude l'ipoteca sui mutui garantiti dallo Stato per la ricostruzione.
«Il meccanismo della ricostruzione leggera - ha aggiunto Cialente - partirà attraverso i mutui che lo Stato contrarrà a nome dei cittadini, i quali poi potranno pagare le aziende che ristruttureranno le case. Grazie all'intervento del Comune dell'Aquila è stato concordato con Berlusconi e Tremonti che non ci fosse ipoteca a carico dei cittadini, ma l'ordinanza ancora non c'è».
Il primo cittadino ha parlato così di ritardo dei provvedimenti mirati a far partire la ricostruzione, «un ritardo pericoloso - ha detto - che sta rallentando la fase di ricostruzione, anche se è innegabile che in questo caso un'influenza la sta procurando anche la prosecuzione dello sciame sismico».
Il primo cittadino chiederà a Berlusconi una velocizzazione dei provvedimenti perché «in questo momento non c'é fiducia e L'Aquila e le zone terremotate si sentono abbandonate».
Oggi Berlusconi sarà nuovamente a L'Aquila e in questa occasione Cialente ha annunciato che gli chiederà di togliere le tasse dal primo gennaio e per gli anni che seguiranno per la ricostruzione. «Siamo terremotati e alla normalità torneremo dopo la ricostruzione».
«Come in Umbria e Marche - ha aggiunto Cialente - i soldi per le imposte sospese andranno rateizzati in dieci anni. Gli aquilani non possono restituire un miliardo di euro in 24 mesi».
E secondo la stima del Comune, presentata dall'assessore alle politiche sociali Luca D'Innocenzo il numero dei nuclei familiari residenti o stabilmente dimoranti in abitazioni classificate E o F finirà per superare ampiamente la soglia delle 10.000 unità. «Un numero enorme di fronte al quale il Piano C.A.S.E. messo in cantiere risulta del tutto insufficiente», denuncia l'assessore.
Il Comune proporrà i criteri per stilare le graduatorie di priorità temporali ai fini delle assegnazione delle abitazioni; «priorità temporali che terranno conto dell'impossibilità di prolungare il pendolarismo per i figli piccoli o in età scolare e per le categorie più disagiate», spiega D'Innocenzo, «quali gli anziani e le disabilità gravi».
«La sistemazione va garantita a tutti», continua l'assessore, «per cui nessuno pensi che il Comune possa ritenere accettabile che qualcuno non torni a L'Aquila non per scelta propria, ma perchè senza sistemazione sostitutiva».

16/07/2009 10.09

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EDILIZIA PUBBLICA, DUBBI SUL DECRETO ABRUZZO

L'AQUILA. Finita la fase di emergenza, adesso si parla di ricostruzione, e se bene o male la legge ha chiarito come si dovrà procedere con i finanziamenti ai privati per la ricostruzione della casa di proprietà, il futuro appare ancora nebuloso ed incerto per le 4000 famiglie assegnatarie delle case popolari.
A denunciare la situazione degli assegnatari è Pio Rapagnà, coordinatore del “Mia casa”: «E' di una gravità unica ed eccezionale che in tale circostanza di drammatica emergenza non compaiano da oltre tre mesi nelle cronache quotidiane del terremoto, nell'informazione sulla ricostruzione e sulla uscita dalle tendopoli»
La richiesta al Governo ed al Parlamento è di definire, stabilire e chiarire i tempi ed i modi, e soprattutto con quali e quanti finanziamenti, verrà ricostruito e reso agibile il patrimonio abitativo pubblico.
Patrimonio abitativo pubblico composto da 6.874 alloggi Ater nei vari comuni della provincia, 1.259 “Case parcheggio” di proprietà dei comuni, 5.784 appartamenti realizzati da cooperative e consorzi di edilizia convenzionata ed agevolata, acquistati con fondi per la prima casa e fondi ex Gescal, ed infine 876 abitazioni degli enti vari, fra cui Inail, Inps, Inpdap, cassa di risparmio ed istituti di credito.
«L'articolo 4 del “Decreto-legge Abruzzo” stabilisce molto genericamente – spiega Rapagnà – l'attuazione da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti un “piano di interventi urgenti per il ripristino degli immobili pubblici danneggiati dagli eventi sismici”, affidando la realizzazione degli interventi al presidente della Regione Abruzzo».
Subito si chiede Pio Rapagnà perché non siano stati indicati modi, tempi e risorse per la copertura finanziaria come avvenuto per il “Decreto Umbria”, denunciando «un comportamento molto strano e poco trasparente, che dovrà essere spiegato e giustificato».
Infatti per l'Umbria si stabiliva che la Regione predisponesse entro 90 giorni un programma di interventi per l'edilizia pubblica danneggiata, comprendente piani di recupero urbano e miglioramento della resistenza sismica per ogni intervento.
E si indirizzavano come copertura finanziaria i fondi ex Gescal inutilizzati.
Ad oggi per l'edilizia pubblica abruzzese non è ancora stata data copertura finanziaria, e per i 12.000 ex assegnatari ci vorrà ancora tempo prima di avere qualche certezza sul futuro, fuori dalle tende.
16/07/2009 10.50