La ricostruzione dell’Aquila riparte dal dirigente indagato

Alessandro Biancardi

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La ricostruzione dell’Aquila riparte dal dirigente indagato
L’AQUILA. Dopo i dubbi sugli appalti per le case di Bazzano affidate a società riconducibili agli amici del boss palermitano Ciancimino, l’affidamento diretto del Comune dell’Aquila per lo smaltimento delle macerie (50mln), altre nuvole all’orizzonte.
Antonio Rognoni, nominato ieri da Chiodi come soggetto attuatore della ricostruzione risulta indagato per turbativa degli incanti e concussione in una indagine in Lombardia.
La ricostruzione, è stato sempre detto dal primo giorno, sarà limpida. Lo si deve a migliaia di cittadini che vogliono credere alle promesse e che da tre mesi sono ostaggio delle tendopoli.
Nonostante questo non è mancato un nuovo dubbio, una nuova ombra che ora attende di essere illuminata in ogni suo aspetto.
Tutto parte dalla Regione Lombradia che nelle scorse settimane si è impegnata (con moltissima pubblicità) a realizzare una residenza universitaria e a fornire moduli prefabbricati da utilizzare come scuola primaria per la città dell'Aquila.
Il progetto è stato presentato in pompa magna, almeno un paio di volte, ed è finito inconsapevolmente anche nel mirino delle polemiche nel giorno della manifestazione degli sfollati a Montecitorio.
Il Tg1, infatti, non parlò della “marcia su Roma” dei terremotati ma dedicò ampio spazio proprio alla notizia di questo progetto offerto dalla regione guidata da Formigoni.
La residenza universitaria occuperà un'area coperta di 2mila e 500 metri quadri, per una superficie utile totale di 4mila metri quadri.
Saranno 120 i posti di cui disporrà la struttura, che sarà dotata di aree a verde pubblico, parcheggi e aree pavimentate per attività all'aperto.
La scuola primaria sarà invece costituita da tre moduli di strutture prefabbricate, ciascuno composto da 5 aule di 48 metri quadri ciascuna, oltre a un'aula polifunzionale di 72 metri quadri.
Il valore complessivo degli interventi ammonta a 7 milioni di euro, di cui 6 milioni e 300 mila per la residenza universitaria e 700mila per la scuola primaria.
La copertura finanziaria è assicurata dal programma attuativo regionale 2007-2013 del Fondo aree sottoutilizzate della Regione Lombardia.

LA NOMINA DI ROGNONI

Nei giorni scorsi il presidente della Regione, Gianni Chiodi, in qualità di commissario delegato per la ricostruzione e la funzionalità degli edifici e dei servizi pubblici, ha nominato "soggetto attuatore", per le opere offerte dalla Regione Lombardia, l'ingegner Antonio Rognoni, direttore Generale della "Infrastrutture Lombarde SpA" (società con capitale interamente della Regione Lombardia).
Il soggetto attuatore è per definizione il soggetto deputato in via principale alla realizzazione di un progetto. Una sorta di supervisore, manager e comunque il vertice di una piramide con amplissimi poteri.
Ma chi è Rognoni?
Le cronache milanesi si sono occupate di lui nel primo semestre dell'anno quando è finito in una inchiesta partita dal pm di Potenza, Henry John Woodcock, atti poi trasferiti per competenza territoriale ai pm Frank di Maio e Paolo Pirrotta.
Tutto ruota intorno alla costruzione della nuova sede della Regione Lombardia appaltati da Infrastrutture Lombarde spa al Consorzio Torre per un importo di oltre 185 milioni di euro.
Proprio nella Consorzio Torre la nota società Impregilo ha una quota superiore al 90 per cento.
La stessa azienda, come si ricorderà nel 1991 (allora si chiamava Cogefar) si aggiudicò la gara per la messa in funzione dell' ospedale dell'Aquila, quel San Salvatore che nonostante la giovane età non ha retto al sisma del 6 aprile.
Le accuse mosse a Rognoni, oggi soggetto attuatore per la ricostruzione abruzzese, sono turbata libertà degli incanti e concussione. Accuse tutte da verificar in un processo che non è ancora iniziato e che potranno essere ribaltate nel dibattimento. Fatto sta che oggi l'alto dirigente si ritrova indagato e deve difendersi da accuse pesantissime.
Nella stessa inchiesta figurano anche Alberto Rubegni, amministratore delegato di Impregilo, e Gaetano Antonio Salonia, per la turbata libertà degli incanti.
Secondo Woodcock alla stazione appaltante Infrastrutture lombarde «sarebbero state imposte varianti attraverso le quali i costi dell'appalto sarebbero stati ampliati a dismisura rispetto all'importo iniziale». Insomma un tecnica per nulla originale…
Altre irregolarità avrebbero riguardato, in particolare, un subappalto per lo smaltimento di materiali contaminati da idrocarburi, affidato dal Consorzio Torre a un'impresa riconducibile all'imprenditore lucano Francesco Rocco Ferrara, al centro della cosiddetta inchiesta Total.

ROGNONI: «ACCUSE INFONDATE»

Dal canto suo Rognoni ha sempre smentito tutto, come sempre si fa in questi casi, e si è detto «sereno del lavoro della magistratura».
Ma secondo i carabinieri del Noe di Roma che hanno portato avanti le indagini e consegnato ai magistrati un fascicolo di 50 pagine, sarebbero stati riscontrati «molteplici elementi indiziari circa l'esistenza di fatti di reato, contro la pubblica amministrazione, posti in essere in maniera sistematica e in assetto organizzato».
E i militari hanno evidenziato soprattutto «la patologica non linearità dei rapporti esistenti tra il direttore di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni e, Luciano Ciapponi, direttore tecnico della
Impregilo».
Qualche tempo prima, inoltre, in una relazione ampia e documentata la Corte dei Conti aveva suggerito alla Regione di monitorare la società regionale nella realizzazione delle opere, «perché - aveva stabilito - non appare del tutto adeguata l'attuale impostazione delle convenzioni tra Regione e il soggetto operativo Infrastrutture Lombarde Spa».
I fatti lombardi forse potranno interessare poco, sta di fatto che la solidarietà del presidente Formigoni, anche se con i soldi pubblici, ha portato una ventata di speranza per i terremotati ma anche un consiglio prontamente accettato da Chiodi di imbarcare nella ricostruzione il superdirigente indagato.

LA SOCIETA' REPLICA ANCHE OGGI

La Direzione generale subito dopo il lancio della notizia da parte delle testate nazionali smentì nel gennaio scorso «ogni coinvolgimento nei presunti episodi illeciti relativi a subappalti nei lavori
di costruzione della nuova sede della Regione Lombardia in via Melchiorre Gioia a Milano».
Lo rifà oggi spedendo quello stesso lancio di agenzia Ansa, datato 4 gennaio che recita: «Siamo fiduciosi nella magistratura - ha dichiarato il dg Antonio Rognoni - e siamo certi della correttezza e trasparenza
dell'operato della società. Smentisco ogni mio coinvolgimento nella vicenda oggetto dell'inchiesta. Qualora dovesse emergere dalle indagini una responsabilità da parte di personale di ILSPA non esiteremo ad assumere i provvedimenti conseguenti».

Alessandra Lotti 16/07/2009 9.29


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