Ancora scosse. Ingv:«Coppito zona al sicuro:una scossa forte ogni 100 anni»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Una nuova scossa di terremoto nell'Aquilano questa mattina alle 9.40, di magnitudo 2.4. Ingv: «29% le probabilità di una scossa che superi il 4° grado». *LA MAPPA DEI TERREMOTI IN TEMPO REALE * TUTTE LE SCOSSE DI GIUGNO * IL SISMOGRAFO

E' alta più che mai, con l'arrivo dei capi di Stato l'attenzione sulle scosse che si stanno registrando in queste ore nella provincia dell'Aquila.
Questa mattina, poco dopo le 9 ne è stata avvertita ancora un'altra.
I comuni interessati dal terremoto sono quelli di Montereale, Cittareale e Borbona.
Alle 3.35 ha tremato la terra ancora una volta sui Monti Reatini (2.8), così come alle 8.16 (2.2).
Il sisma si starebbe quindi spostando, come già annunciato nei giorni scorsi, al confine tra Abruzzo e Lazio.
«La situazione è sostanzialmente invariata», ha confermato all'Ansa il responsabile dell'attività di ricerca relativa alle previsioni probabilistiche dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Warner Marzocchi.
In concomitanza con l'incontro del G8 all'Aquila l'Ingv prevede aggiornamenti quotidiani delle previsioni probabilistiche dei terremoti: «Gli aggiornamenti giornalieri sono previsti fino a venerdì», ha detto l'esperto, dopodiché si valuterà se proseguire con le previsioni quotidiane o passare alle previsioni settimanali.
Previsioni quotidiane si sono fatte, per esempio, nel periodo immediatamente successivo al terremoto del 6 aprile e sono riprese recentemente, dopo la scossa di magnitudo 4,5 del 22 giugno scorso.
In questi giorni all'Ingv si fanno previsioni quotidiane anche relative alla zona del raggio di 10 chilometri intorno alla caserma di Coppito: «lì le probabilità di una scossa di magnitudo 4 sono comprese fra il 10% e l'11% e quelle di un terremoto più intenso, di magnitudo 5, sono dell'1%», spiega Marzocchi.
Ancora rassicurazioni sono giunte sulla sicurezza della caserma di Coppito: «è molto ben costruita», ha detto l'esperto che l'ha visitata e studiata: «non vedo alcun pericolo reale, per quella costruzione il terremoto non è un pericolo, anche se certamente l'arrivo di una scossa può spaventare».
Nel caso in cui dovesse arrivare una scossa superiore al 4 grado scatterebbe il piano di evacuazione testato già nei giorni scorsi. I capi di Stato verrebbero trasferiti a Roma con gli elicotteri.
Non manca chi ha fatto notare che in occasione dell'arrivo dei grandi della Terra l'Ingv abbia cominciato a fare calcoli probabilistici circa nuove scosse future che in sostanza sembra ai più un “previsione”. Proprio sulla impossibilità di prevedere eventi sismici governo e Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia si sono più volte espressi per negare teorie che sembravano andare in direzione diversa.
08/07/2009 13.37

IN AQUILANO UNA FORTE SCOSSA OGNI 100 ANNI

Un terremoto forte come quello del 6 aprile scorso avviene nella zona dell'Aquila una volta ogni 100 anni.
Lo ha calcolato uno studio dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) coordinato da Marco Anzidei e in via di pubblicazione sulla rivista scientifica internazionale Geophysical Research Letters.
La stima si basa sulle misure rilevate tramite Gps, che permettono di calcolare il movimento del suolo.
Inoltre, utilizzando per la prima volta questo tipo di misure, lo stesso gruppo di ricerca ha calcolato le dimensioni della faglia relativa al terremoto del 6 aprile: un rettangolo i cui lati misurano circa 13 chilometri per 16, fortemente inclinata (55 gradi) verso Sud-Ovest e che si è spostata in profondità di 50 centimetri.
Combinando le misure della deformazione della faglia durante il terremoto del 6 aprile con la deformazione di 3 millimetri l'anno evidenziata nell'Appennino centrale dalle misure Gps, i ricercatori quindi hanno calcolato in 100 anni l'intervallo tra i forti terremoti nella zona. Un risultato «in accordo con gli studi di paleosismologia e con le conoscenze storiche sulla sismicità della zona», osserva Anzidei.
Andando indietro nel tempo, il più violento terremoto documentato da testimonianze storiche è quello che nel 1703 colpì la zona a Nord dell'Aquila, fra i Monti Reatini e Campotosto.
Era stato molto probabilmente un terremoto più forte rispetto a quello del 6 aprile scorso.
«Non sappiamo però che cosa è avvenuto dopo quella data, se non il terremoto di magnitudo 4 del 1984», osserva ancora Anzidei. La cosa importante è, comunque, che «oggi possono esserci nuovi metodi per cercare di individuare gli intervalli di ricorrenza dei terremoti».
Nessuno finora aveva infatti pensato di utilizzare le misure di tipo geodetico.
In Italia queste si basano sulla rete di sensori Gps del Central Apennine Geodetic Network, coordinata dallo stesso Anzidei e installata pochi giorni prima del terremoto del 6 aprile, e dalla rete nazionale Ring (Rete Integrata Nazionale Gps), sempre dell' Ingv.
Entrambe, però, andrebbero potenziate, soprattutto alla luce di quest'ultimo studio: «sarebbero necessarie un migliaio di stazioni, mentre ne abbiamo 140», rileva Anzidei.
Il costo complessivo sarebbe di circa 10 milioni, considerando che una sola stazione geodetica completa costa circa 10.000 euro.