I problemi dell'ambiente al G8: dai profughi al mare

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1422

I problemi dell'ambiente al G8: dai profughi al mare
PESCARA. 6 milioni di persone potrebbero lasciare il proprio territorio a causa dei cambiamenti climatici.
E' questo il profilo dell'emergenza umanitaria degli ecoprofughi, i nuovi migranti costretti a fuggire da desertificazione, inondazioni e effetti del riscaldamento globale.
A lanciare l'allarme il dossier “Profughi ambientali” di Legambiente presentato ieri da Goletta Verde a Pescara insieme a Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente, Angelo Di Matteo, presidente Legambiente Abruzzo, Mariangela Grillo, rappresentante Avvocati di Strada Onlus, Julia Prestia, rappresentante Cooperativa Sociale Pralipé, Renato Di Nicola, portavoce Abruzzo Social Forum. Insieme a Legambiente e Social Forum hanno partecipato anche le associazioni “Pralipè” e “Avvocati di strada” sui diritti dei migranti.
Secondo le stime di Legambiente il fenomeno dei profughi ambientali riguarda ben 6 milioni di persone all'anno costrette dai cambiamenti climatici a lasciare le proprie case per cercare ospitalità in altri luoghi.
La metà dell'onda migratoria sarà causata da catastrofi naturali, inondazioni e tempeste, mentre gli altri 3 milioni di sfollati dovranno emigrare in seguito ai progressivi cambiamenti ambientali come l'innalzamento del livello del mare e la desertificazione.



Solo nel 2007-2008 sono stati ben 80 milioni gli ecoprofughi che hanno abbandonato le proprie terre a causa di desertificazione, inondazioni e degli effetti del riscaldamento globale.
Dati che superano quello delle persone in fuga per le guerre e destinato ancora ad aumentare: secondo l'Unhcr (Agenzia dell'Onu per i rifugiati), è di 200-250 milioni di persone in fuga per “cause ambientali” entro il 2050.
«Nonostante da circa due anni il numero dei profughi ambientali abbia superato quello dei profughi di guerra non si riesce ancora a dare loro assistenza in modo adeguato, perché la loro figura non esiste giuridicamente, nè sono riconosciuti come “rifugiati” dalla Convenzione di Ginevra del 1951 o dal suo Protocollo supplementare del 1967. – ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente -. Oltre all'immediata necessità di uno status giuridico per i profughi ambientali, la vera urgenza consiste, quindi, nel capire che molte questioni legate all'ospitalità e all'accoglienza nei nostri Paesi devono in primo luogo essere affrontate attraverso un serio impegno collettivo nella lotta ai cambiamenti climatici».
Sul ddl sicurezza interviene Renato Di Nicola, portavoce Abruzzo Social Forum: «Vogliamo sottolineare l'importanza di manifestazioni come quella odierna, in una regione, l'Abruzzo che ha sempre ospitato le persone, mentre il decreto sulla sicurezza le divide e le fa diventare clandestine. Per questo chiediamo di disobbedire a questa legge come stanno facendo i sacerdoti molisani che hanno scritto sulla porta delle loro chiese “noi ospitiamo clandestini e tu?”. Per noi ci sono diritti che inalienabili e davanti ad una legge, che va ad intaccare la dignità umana, non si può che disobbedire».
La relazione tecnica del decreto sicurezza è stata presentata dagli “Avvocati di Strada”, associazione che nata a Pescara nel 2006, grazie alla collaborazione di circa venti avvocati, offre settimanalmente consulenza giuridica ai senza tetto e a tutti coloro che ne hanno necessità, ma non le possibilità economiche. Tutto il percepito, in assenza del patrocinio dello stato, è devoluto in favore dell'associazione.


08/07/2009 9.40

LEGAMBIENTE: «FERMIAMO LA FEBBRE DEL NOSTRO MARE»

In occasione della tappa pescarese di Goletta Verde l'equipaggio dell'imbarcazione ambientalista accende i riflettori sugli effetti devastanti dei cambiamenti climatici sull'ecosistema mare e in occasione del vertice del G8 lancia un appello ai Governi.
Nel mar Mediterraneo il riscaldamento globale negli ultimi 20 anni ha fatto registrare un aumento della temperatura media delle acque superficiali di oltre 1,5°C raggiungendo nell'estate nel 2003 in molte nostre località i 30°C.
«Cambiamenti climatici – denuncia Legambiente - che hanno causato inoltre l'innalzamento del livello del mare con la crescita dei processi di erosione della costa, l'aumento dell'intensità e della frequenza dei fenomeni meteorologici, variazione delle precipitazioni e della portata dei corsi d'acqua, con ripercussioni sugli ecosistemi e sulla pesca. Fenomeni che comportano la perdita di habitat naturali o la loro alterazione: le specie marine aliene penetrate in Mediterraneo sino ad oggi sono oltre 700, quasi tutte di origine sub tropicale e tropicale fra le quali alcune specie di barracuda, pesci palla e pesci scorpini».
Gololetta Verde chiede una seria riflessione e una risposta concreta. E proprio in occasione del vertice del G8 di questa mattina lancia un appello ai grandi della Terra affinché tutte le decisioni «siano prese senza sottovalutare o dimenticare gli effetti devastanti che i cambiamenti climatici possono comportare per il nostro pianeta».

WWF AL G8: «SOLUZIONI PER L'AMBIENTE»

ABRUZZO. Da domani e fino a venerdì, una delegazione composta da rappresentanti del Wwf Internazionale e del Wwf Italia, della quale faranno parte, tra gli altri, Stefano Leoni, presidente del Wwf Italia, e Dante Caserta, abruzzese, consigliere nazionale del WWF Italia, sarà – tra le Organizzazione Non Governative – al G8 de L'Aquila.
Proprio dalle vette del Gran Sasso d'Italia, dove c'è il Ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d'Europa, ormai quasi scomparso a causa dell'innalzamento delle temperature, le associazioni ambientaliste si augurano che chi può prendere decisioni importanti per i sei miliardi di abitanti di questo Pianeta lo faccio.
Anche in questa occasione le attività del WWF saranno incentrate principalmente sul tema dei cambiamenti climatici «che costituiscono», assicura l'associazione ambientalita, «uno dei sintomi più evidenti del fatto che i Paesi ricchi stanno vivendo al di sopra delle possibilità del Pianeta. Sia la crisi economica che quella ambientale ci insegnano che c'è un margine di consumo oltre il quale le conseguenze diventano catastrofiche».
Mancano poco più di 5 mesi alla Conferenza sul Clima dell'ONU che avrà luogo a Copenhagen a dicembre, e che dovrà produrre un accordo per affrontare la sfida del cambiamento climatico.
«Nel momento in cui il mondo si confronta con una crisi economica senza precedenti», sostiene Leoni, «i leader dei Paesi più ricchi non devono dimenticare la loro responsabilità nel garantire a Copenhagen un accordo globale (Global Deal) equo, ambizioso e fondato su basi scientifiche. E devono cogliere l'opportunità di assicurare che la ripresa economica contribuisca positivamente alla tutela del clima».
08/07/2009 15.47

IL WWF «BENE MA AGIRE SUBITO».

In risposta al lungamente rinviato tema del riscaldamento globale, ora nell'agenda del summit aquilano, i leader del G8 hanno concordato di mantenere l'aumento delle temperature globali al di sotto dei 2 gradi. Prontamente il Wwf però, pur apprezzando l'iniziativa, fa sapere che nessuno ha spiegato ancora come si dovrà raggiungere l'ambizioso obiettivo, «senza una strategia chiara per la riduzione delle emissioni, questo impegno si aggiungerà alla lunga lista delle promesse non mantenute» dice il Wwf.
In particolare, la mancanza di un accordo preciso sulla riduzione delle emissioni nel medio periodo, di chiari impegni finanziari e di una scadenza per il picco e declino delle emissioni, potrebbero trasformare l'obiettivo dei 2 gradi «in una dichiarazione vuota. Abbiamo buone notizie oggi – commenta Kim Carsensten, leader della Global Climate Initiative – i leader del mondo sono tornati con i piedi per terra; gli diamo il benvenuto tra noi ma ci domandiamo perché non abbiano detto come intendono mantenere le loro promesse».
Secondo l'organizzazione ambientalista, è necessario che siano i paesi industrializzati per primi a dare l'esempio e il metodo al resto del mondo, con una convinta e ben finanziata politica di riduzione delle emissioni, ma data la corrispondenza non proprio precisa fra impegni presi e risultati ottenuti, il Wwf si mostra diffidente sulla decisione dei leader del G8.
«Da questo e dai prossimi summit capiremo se i Capi di Stato sono davvero coscienti che siamo di fronte alla più grande sfida che l'umanità abbia mai affrontato e saranno capaci di essere leader davvero e non solo a parole» aggiunge Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del Wwf Italia. «Abbiamo bisogno di sapere quale sarà l'obiettivo di riduzione delle emissioni da qui al 2020 per due motivi vitali, primo perché le emissioni devono declinare da subito, al massimo entro 10 anni secondo gli avvertimenti della comunità scientifica, secondo perché dagli altri paesi non verranno impegni se chi ha causato il surriscaldamento globale non farà il primo passo.»
Stime del Wwf dicono che il gruppo dei Paesi industrializzati dovrebbe tagliare le emissioni del 40% rispetto ai valori del 1990 entro il 2020, e gli Usa dovrebbero assumere un ruolo più prominente in questo processo.
Inoltre i Paesi sviluppati dovrebbero finanziare con 160 miliardi di dollari l'anno la riduzione degli inquinanti dei paesi in via di sviluppo, che da soli non sarebbero in grado di ridurre concretamente le emissioni.

09/07/2009 10.39