Cgil:«le casette di Berlusconi non bastano.10mila aquilani senza casa»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. L’allarme della Cgil: 31 mila aquilani senza casa. La metà rientrerà nelle proprie abitazioni dopo piccoli lavori. Casette per 4.500. Ne restano fuori 10 mila.


«Nei prossimi mesi le famiglie avranno problemi molto più seri di quelli che il governo e la Protezione civile vogliono far apparire».
Non è ottimista Umberto Trasatti, segretario provinciale Cgil che sostiene che gli alloggi provvisori non basteranno: «le casette saranno in numero assolutamente insufficiente rispetto al bisogno delle famiglie».
Nel corso di un incontro con l'amministrazione cittadina, l'associazione sindacale ha visionato alcune tabelle con i numeri della città, tra questi i nuclei familiari e la classificazione degli edifici dopo le verifiche.
«Avevamo chiesto da tempo di portar fuori le famiglie dalle tende, e di farlo velocemente», continua Trasatti, «a tutte le famiglie inoltre dev'essere garantita una sistemazione alternativa sicura e confortevole, anche se provvisoria».
Su questa richiesta si sono detti d'accordo tutti, compresi il governo e la Protezione civile, i quali per risolvere il problema puntano sul fatto di far rientrare quante più persone nelle loro case.
Ma i numeri destano preoccupazione: «se i nuclei familiari sono 31.000, e se gli edifici di tipo A (con o senza lavori da fare), B e C sono poco più della metà di quelli esistenti e verificati, restano da sistemare circa 15.000 famiglie con case D E F, che resteranno in albergo, affitteranno una casa, o andranno nelle casette prefabbricate che il governo e la Protezione civile stanno costruendo per 4.500 famiglie: 13-15 mila persone».
A questo problema se ne aggiunge un altro, che riguarda la maggioranza degli aquilani con alloggi A B e C, che dovrebbero tornare a casa dopo aver fatto i lavori di riparazione.
«Si sono accorti, il governo e la Protezione civile, che in questa città i lavori di restauro e recupero degli edifici sono quasi inesistenti, e che i cantieri sono come mosche bianche?», si domanda l'esponente della Cgil.
«Perché accade? Succede per un motivo semplice, che tutti gli aquilani conoscono: per fare i lavori servono poche cose, ma molto precise: procedure semplici, tempistiche certe e non ultima la sicurezza delle risorse economiche che vengono messe a disposizione delle famiglie».
C'è qualcuno, tra i residenti e i tecnici, che ha capito con esattezza come interpretare decreti e atti?, si domanda l'esponente sindacale.
«C'è qualche famiglia sicura di ottenere un contributo certo in tempi certi? Quante sono, come verranno spese e in quali tempi le risorse per le famiglie? E se una famiglia anticipa il denaro (e infatti quasi nessuna lo fa), come e quando gli verrà restituito? E le imprese, sono disposte ad aspettare i soldi del governo o finiranno col chiedere anticipi agli aquilani? Sono cose che tutti i cittadini conoscono perfettamente, domande che tutti i giorni si pongono».
Fatto è che l'idea che si è diffusa è quella che i soldi non basteranno, che le procedure burocratiche non sono chiare e che neppure la tempistica è certa.
«Se le cose non andranno», continua Trasatti, «in un altro modo, se non cambieranno velocemente con la chiarezza che serve, se non saranno messi a disposizione i soldi necessari, a settembre le famiglie che dovevano tornare in casa non avranno ancora fatto i lavori necessari e le casette provvisorie non basteranno. A queste domande il governo e la Protezione civile devono dare risposte urgenti, anche perché l'autunno ormai è vicino».

06/07/2009 8.46