83 mln girati a L’Aquila.Paolucci (Pd):«così soffochiamo l’economia regionale»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. 83 mln al capoluogo di regione e tagli alle altre imprese sul territorio. Cialente contro il pagamento dei tributi per i cittadini: «nostre paure confermate» * CASTIGLIONE: «NO AI CONSORZI, SÌ A NUOVA FINANZIARIA REGIONALE»

«Tagliare i finanziamenti destinati alle imprese abruzzesi vuol dire scatenare una guerra intestina e soffocare l'intera economia».
Parola di Silvio Paolucci, segretario del Partito democratico abruzzese, dopo l'annuncio da parte del presidente Gianni Chiodi sulla rimodulazione di una parte dei fondi Por-Fesr, ricollocando 83 milioni di euro – inizialmente previsti in buona parte per altri programmi a sostegno delle imprese abruzzesi – interamente all'Aquila.
«E' una mossa inutile, perché 83 milioni di euro sono poche risorse per il terremoto, e al tempo stesso è una mossa dannosa ed incomprensibile», dice Paolucci, «perché c'è una intera economia regionale che attende quei fondi come una boccata d'ossigeno. Fra l'altro, la rimodulazione del Por-Fesr porterà tutto l'Abruzzo a perdere tre mesi di tempo per la nuova programmazione e altri mesi per le autorizzazioni necessarie».
Come se non bastasse, dice Paolucci, «azzerare i finanziamenti per i Pit e per l'innovazione vuol dire tradire i piccoli Comuni montani e precludere alle nostre imprese quelle azioni innovative indispensabili per una eventuale ripresa produttiva».
Secondo il segretario del Pd «il disastro del sisma deve essere affrontato con coraggio, chiedendo al governo nazionale di aumentare le risorse a disposizione, e non facendo il gioco delle tre carte tagliando risorse indispensabili alle imprese abruzzesi. La Regione trovi il coraggio di varare una legge quadro per la ricostruzione con il pieno coinvolgimento degli abruzzesi. Noi pensiamo che i programmi comunitari pronti vadano subito attivati, perché sono misure urgenti per la sopravvivenza di tantissime piccole e medie imprese alle prese con grandissime difficoltà finanziarie e creditizie. Non è sopportabile che per colpa della sottomissione della giunta regionale, si sia arrivati addirittura al blocco dei programmi comunitari».

PAGAMENTO TRIBUTI, LA RABBIA DI CIALENTE

Il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente si scaglia invece contro la notizia, confermata dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, delle disposizioni in materia tributaria rivolte ai cittadini aquilani e del cratere sismico: «ha dell'incredibile».
«Con una decisione incomprensibile nella forma, iniqua nella sostanza e incresciosa nella valenza», spiega il primo cittadino, «si stabilisce a norma di legge che i residenti nei Comuni colpiti dal sisma del 6 aprile, attualmente, come in casi analoghi, esonerati dal pagamento di tasse e tributi previdenziali, dovranno restituire quanto finora non corrisposto all'erario in ragione dell'emergenza già a partire dal mese di gennaio 2010, per il 100 per cento della somma e nell'arco di 24 mesi».
L'iniquità rispetto alle precedenti emergenze «è vergognosa», continua Cialente, «dal momento che in Umbria, tanto per citare un caso analogo, i cittadini hanno iniziato la restituzione di tasse e imposte solo ora, dopo ben 12 anni dal sisma. Non solo: dovranno corrispondere solo il 40 per cento e nell'arco di 120 mesi. Allo stesso modo, in seguito all'alluvione in Piemonte, i tributi furono corrisposti dopo diversi anni e per il 10 per cento del totale, grazie a un condono».
Cialente si domanda il perché di questo «atto offensivo e politicamente incomprensibile, a fronte delle grandi promesse del premier», che sancirebbe di fatto l'esistenza di “terremotati di serie A” e di “terremotati di serie B”.
Cialente rivolge così un appello a tutti i parlamentari «perché revochino questo inaccettabile provvedimento» e denuncia il fatto che i suoi sospetti riguardo al fatto che, di quanto accaduto il 6 aprile, «non vi è una reale cognizione. Quasi che, al di là della reale solidarietà, nessuno si interroghi su come ridare vita ad una comunità, alla sua cultura, alla sua organizzazione sociale, alla sua economia, duramente provata dal fatto che attualmente all'Aquila non ci sono più attività commerciali e produttive, bar, ristoranti, studi professionali. È ridicolo constatare che, mentre chiediamo la zona franca, ci viene imposto di restituire i tributi in questa tempistica e secondo queste modalità.
Con imbarazzo istituzionale devo dire che siamo alla presa in giro! Gli aquilani comunque difenderanno fino in fondo il loro futuro».
03/07/2009 9.12

LA CONTRARIETA' DELLA CGIL

«Dei circa 10 milioni previsti resteranno le briciole», sostiene Paolo Castellucci, segretario Cgil Pescara, «e che fine faranno i previsti 5 milioni di euro destinati al Distretto dei Servizi?
E che fine faranno i 2,5 milioni di euro previsti per il Polo dell'Alta Moda?
Queste scelte provocheranno un danno gravissimo soprattutto ai più “poveri”.
Pagheranno i Comuni montani, i territori che hanno scarsissime o “0” risorse finanziarie da destinare a progetti di sviluppo. Quelle che possono essere considerate “briciole” rispetto alle esigenze del dramma del territorio aquilano rappresentano l'unica risorsa per quelle realtà che,in un tempo di crisi come quello che attraversiamo, non hanno possibilità di investimento.
Questa è una politica sbagliata che toglie ai “poveri” per dare ad altri “poveri”. Basta con questa falsa solidarietà di facciata».
«Se si vuole incidere realmente», aggiunge Castellucci, «se si vuole realmente essere solidali con le popolazioni aquilane si ascoltino le loro richieste, si intervenga come Autorità Istituzionali per sollecitare il Governo a modificare le norme del Decreto che rendono gli aquilani e gli abruzzesi cittadini di serie B rispetto alle popolazioni che hanno già attraversato gli stessi eventi drammatici come l'Umbria o il Friuli. Non si può proseguire con una politica che toglie risorse già destinate ad aree svantaggiate, come i fondi FAS. Sarebbe anche il caso che quando si chiedono solidarietà e sacrifici si sia in grado di assumere comportamenti e scelte che siano in sintonia con questa difficile condizione regionale. E allora Presidente Chiodi, faccia quello che ha dichiarato.
Cominci ad azzerare e a razionalizzare gli innumeroveli CDA delle Società regionali.
Recuperi così risorse importanti».

03/07/2009 15.26


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CASTIGLIONE: «NO AI CONSORZI, SÌ A NUOVA FINANZIARIA REGIONALE»

L'AQUILA. «Abbiamo bisogno di riforme strutturali, altrimenti l'economia abruzzese non ripartirà».
E' quanto ha affermato l'assessore allo Sviluppo economico, Alfredo Castiglione, intervenendo all'incontro organizzato da Confindustria, nell'open space del centro commerciale L'Aquilone.
«Dobbiamo fare delle scelte, sulla sanità in primis, ma anche su tutti gli assi che disegnano i confini economici e produttivi del nostro territorio», ha sottolineato il vice presidente della giunta regionale.
«Chiuderemo i reparti inutili – ha spiegato Castiglione in merito alla sanità - ristruttureremo ed adegueremo gli ospedali alle esigenze dei cittadini utenti, ripareremo a scelte sbagliate del passato, ma, soprattutto, metteremo al primo posto le necessità del territorio. In breve, ridaremo speranza e fiducia verso una classe politica dirigente che, prima del sisma, stava tentando di risistemare le cose».
Castiglione ha detto che uno degli obiettivi della Giunta regionale è quello «di sciogliere i Consorzi industriali e di valorizzare filiera e cluster. Tutto questo, però, si deve sposare con boccate di ossigeno alle imprese tout court, né piccole né grandi. E' quello che ripete, del resto, la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ed il governatore di Bankitalia, Mario Draghi».
Seconda «rivoluzione» annunciata da Castiglione «la creazione di una grande finanziaria della Regione Abruzzo che abbia come mission la garanzia al territorio. Ce l'hanno tutte le altre Regioni – ha aggiunto – perché la pletora di Confidi non è più tollerabile. Attingeremo ai fondi Fas per aumentare il patrimonio finanziario regionale e ci apriremo anche all'adesione dei Confidi».
Quanto alle azioni messe in campo dalla Regione nel post terremoto, l'assessore Castiglione ha riferito che «proprio ieri, in sede di rimodulazione dei Por Fesr, degli 83 milioni di euro previsti dall'asse 5, ben 46 sono stati destinati per la riattivazione delle imprese esistenti e per attrarre nuovi insediamenti nelle aree terremotate; confermati i 22 milioni per l'accesso al credito agevolato».
Per Castiglione, la rimodulazione dovrebbe svincolare 200 milioni di euro, a copertura sia dei diversi assi che della ricostruzione dei comuni del cratere.
Poi, Castiglione ha citato i 100 milioni di euro dei fondi Fas, disponibili in autunno per le attività produttive, ed i 7-800 milioni del master plan che si riverseranno sul territorio tramite delibera Cipe. L'assessore ha annunciato altri provvedimenti in itinere: una legge specifica sull'industria («che alleggerirà di tanto la burocrazia»), un testo unico sulle attività estrattive, una nuova normativa sul commercio.
Lunedì prossimo, ancora, il vice presidente ha assicurato che porterà in Giunta un pacchetto anticrisi di 11 milioni di euro che «non passerà in Aula perché con delega speciale».
Sono aperte quattro convenzioni per sbloccare crediti verso la pubblica amministrazione, consolidare i debiti a breve, congelare il pagamento dei mutui per i terremotati, garantire microcrediti anche a studenti universitari.

03/07/2009 9.10