I dati economici abruzzesi: i numeri da brivido del 2009

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Situazione drammatica per l’economia della regione. * STA FINENDO LA CASSA INTEGRAZIONE PER 15MILA LAVORATORI * DOPO 90 GIORNI COMMERCIO AQUILANO ANCORA FERMO


ABRUZZO. Situazione drammatica per l'economia della regione.




* STA FINENDO LA CASSA INTEGRAZIONE PER 15MILA LAVORATORI

* DOPO 90 GIORNI COMMERCIO AQUILANO ANCORA FERMO




E' in estrema sintesi quello che resta dalla overdose di numeri presentati oggi da Confindustria Abruzzo recuperando un appuntamento saltato a causa del sisma del 6 aprile. E proprio il terremoto è stato un ritornello più volte ripetuto.
Questi in estrema sintesi i dati economici dell'Abruzzo.

PIL

Nel 2008 il Pil procapite dell'Abruzzo è stato di 21.564 euro contro una media nazionale di 26.278 euro. A livello provinciale il Pil Procapite più basso è stato della provincia di L'Aquila 20.636 euro. Teramo 21.882; Pescara 21.560; Chieti 22.345.
In termini di numero indice (Italia = 100): più basso L'Aquila 78,5 e più alto Chieti 85,0.
Significative le posizioni perse in graduatoria rispetto al 2001: -7 AQ, -5 PE, -3 CH, -2 TE.
A livello previsionale, per l'Abruzzo, gli ultimi dati da confermare (Unioncamere-Starnet di Febbraio 2009) indicano una diminuzione del Pil del -0,5% nel 2008, mentre per il 2009, le prime valutazioni ufficiose dell'Istat indicano una diminuzione del -5/-6%.
Gli effetti del sisma aquilano del 6 Aprile 2009, fanno prevedere un rallentamento ancora più accentuato.

ESPORTAZIONI

Gli ultimi dati acquisiti indicano che nel 2008 sono cresciute del +4,9%, rispetto al 2007, con una quota del 2,1% rispetto alle esportazioni nazionali. Le province abruzzesi hanno aumentato la percentuale di esportazione: Chieti +6,1%, L'Aquila +4,2%, Teramo + 0,2% e Pescara +4,7%.
Nel primo trimestre 2009, rispetto allo stesso periodo del 2008, le esportazioni sono scese in Abruzzo del -34,5%. Solo il comparto dei mezzi di trasporto è diminuito del -52,2%.
Le province: Chieti -42,09%, L'Aquila -12,32%, Teramo -24,69% e Pescara -7,56%.

MERCATO DEL LAVORO

L'Istat indica che nel 2008 il tasso di disoccupazione per l'Abruzzo è stato effettivamente del 6,6%.
A livello provinciale nel 2008: L'Aquila, 8,6%; Teramo, 5,3%; Pescara, 6,5%; Chieti, 6,0%.
Il tasso di occupazione del 2008, tra i 15 e i 64 anni, in Abruzzo, è stato del 59,0%. L'Aquila, 57,7%; Teramo, 60,6%; Pescara, 60,1%; Chieti, 57,7%.
Il tasso di attività del 2008, tra i 15 e i 64 anni, in Abruzzo, è stato del 63,1%. L'Aquila, 63,2%; Teramo, 64,0%; Pescara, 64,2%; Chieti, 61,5%.
Nel primo trimestre 2009 per l'Abruzzo il tasso di disoccupazione è del 9,7%, il tasso di occupazione è del 56,0% e il tasso di attività al 62,2%.

Il monte ore della cassa integrazione guadagni in Abruzzo nel 2008 ha subito una diminuzione del -7,3% rispetto all'anno precedente.
A livello provinciale si registra: + 93 % nella provincia di Chieti, -34% nella provincia di L'Aquila, + 22% nella provincia di Pescara e -22 % nella provincia di Teramo.
Se si restringe il campo alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria, il dato 2008/2007 è di un aumento annuale del +85,3%. Nell'ultimo trimestre 2008, rispetto al penultimo, si nota un aumento considerevole della CIG: Abruzzo, + 78%; Province, + 35,9% TE, + 30,1% PE; +96,7% CH; +114,6% AQ; Comprensorio aquilano, +200,2%.
Nel primo bimestre 2009 l'aumento della CIG, nel complesso, è stato del 237,2% per l'Abruzzo. Solo quella ordinaria è aumentata del 1237 %. Nelle province, + 254% TE, + 11,8% PE; +579,5% CH; +90% AQ.
Per il 1° quadrimestre 2009, su stesso quadrimestre 2008, va all'Abruzzo il primato assoluto negativo, in Italia, per ore complessive erogate (+ 404,91%).
Anche su questo versante si attende un aumento esponenziale dell'utilizzo della Cassa integrazione in considerazione delle conseguenze del sisma aquilano dello scorso 6 aprile.

MARROLLO:«OCCORRONO INTERVENTI SUBITO»

«Per quanto riguarda l'Abruzzo, in particolare, la situazione si presenta particolarmente drammatica con dati che lo pongono come la prima regione, i termini negativi, per ricorso alla CIG e per il calo dell'export, sintomo, questo, di una difficoltà che sta colpendo, in primis, anche quelle imprese più strutturate che nel passato hanno garantito la tenuta dei livelli industriali ed occupazionali della regione». E' quello che ha ribadito ancora una volta il presidente di Confindustria Abruzzo, Calogero Marrollo.
«Su queste questioni la Regione sta lavorando ma la situazione impone non solo velocità ma anche effettiva concretezza e incidenza dei provvedimenti che si stanno o si andranno a prendere», ha aggiunto, «alla situazione di grave crisi economica si è aggiunto il sisma che con la sua devastazione ha sicuramente comportato seri problemi alla tenuta di un intero ed importante comprensorio, come quello di L'Aquila e, indirettamente, per tanti settori e comparti economici di tutta la regione che hanno e stanno risentendo degli effetti indotti del sisma. Anche per questa situazione Confindustria Abruzzo si è fatta immediatamente partecipe non solo con iniziative solidaristiche che hanno coinvolto l'intero sistema imprenditoriale ed associativo nazionale, ma anche con proposte concrete volte a ridare speranza a questi territori».
«Siamo stati i primi, ad esempio», ha aggiunto Marrollo, «a parlare di area franca, tema poi ripreso e discusso da tutti gli altri attori politici e sociali della regione, anche se, in realtà, la nostra proposta volta a creare uno status di vantaggio assoluto in termini di attrattività ai territori colpiti dal sisma, attraverso un pacchetto di interventi straordinari – contributi, defiscalizzazione e decontribuzione per imprese e lavoratori, procedure burocratiche semplificate- si è poi persa e semplificata in quella che tutti conosciamo come zona franca urbana. Si tratta, quest'ultimo, di uno strumento comunitario già codificato, inserito come previsione nel decreto sul terremoto in Abruzzo approvato dal senato il 24 giugno scorso, sicuramente interessante ma purtroppo, per intensità degli aiuti, durata negli anni e tipologia dei beneficiari, anche insufficiente, a nostro giudizio per affrontare quella che è la situazione che sta vivendo L'Aquila, città che per il tipo di devastazione subita abbiamo paragonato alla Berlino del dopo guerra».

02/07/2009 13.18



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STA FINENDO LA CASSA INTEGRAZIONE PER 15MILA LAVORATORI

ABRUZZO. Il 5 luglio scadranno le prime tredici settimane di cassa integrazione ordinaria in deroga per tutti i lavoratori coinvolti nel terremoto.
La Cgil della provincia dell'Aquila, nel sollecitare l'Inps a pagare rapidamente le prime tredici settimane di cassa, chiede al contempo la «convocazione immediata della Cicas regionale, il comitato presieduto dall'assessore regionale al lavoro e con la partecipazione delle parti sociali, che si deve riunire per approvare i criteri e le modalità per la proroga della cassa integrazione».
Un provvedimento urgente anche perché la situazione occupazionale del comprensorio aquilano «sta notevolmente peggiorando (vedi le vertenze Transcom, Coop, Tils, Abruzzo Engineering, ecc.) e pochissimi lavoratori, tra coloro che nel primo periodo sono stati collocati in cassa integrazione, hanno già ripreso l'attività», fa sapere la Cgil.
Per queste ragioni è necessario secondo il sindacato che immediatamente si abbia la certezza della proroga della cassa integrazione, anche perché rimane l'unico strumento di sostegno al reddito.
«Vanno dunque avviate», sostiene il segretario generale Sandro Giovarruscio, «le procedure previste dalle leggi, compresi gli accordi tra organizzazioni sindacali e datori di lavoro. Considerato infine che sono necessarie altre risorse, e che non basteranno i 30 milioni stanziati dal precedente provvedimento governativo, il presidente Chiodi e l'assessore regionale al lavoro devono intervenire nei confronti del governo Berlusconi affinché assegni ulteriori finanziamenti, sufficienti al pagamento della cassa integrazione nei prossimi mesi».
Dai primi dati, infatti, oltre 15.000 persone, la maggior delle quali con danni alle case, perderebbero anche l'unica e minima possibilità di reddito, sicché per la Cgil è indispensabile trovare soluzioni immediate. A questo proposito il sindacato invita anche i sindaci del comprensorio aquilano e il presidente della provincia ad attivarsi nei confronti della giunta regionale.
E l'assessore al Lavoro, Paolo Gatti fa sapere di aver convocato per venerdì 10 luglio, alle ore 12.00, a Pescara nella sede della Giunta Regionale, il Cicas, Comitato di Intervento per le Crisi Aziendali e di settore.
All'ordine del giorno il monitoraggio sull'attuazione dell'accordo quadro per l'utilizzo di 30 milioni di euro destinati ad ammortizzatori sociali in deroga in favore dei lavoratori subordinati che svolgevano la propria prestazione lavorativa nei 49 comuni dell'area del sisma e l'attivazione di eventuali ulteriori interventi.
«Alla luce dei dati che emergeranno dal monitoraggio costante sull'attuazione dell'accordo - commenta l'Assessore - valuteremo l'esigenza di reperire ulteriori fondi a favore dei lavoratori dell'area del terremoto. Siamo in costante contatto con il Ministero del Lavoro per verificare, nel caso fosse necessario, un intervento in tal senso da parte del Governo».

02/07/2009 14.28

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DOPO 90 GIORNI COMMERCIO AQUILANO ANCORA FERMO

«I commercianti di questa città, dopo circa tre mesi, novanta lunghissimi giorni, ancora non riescono ad intravedere un orizzonte chiaro e definito rispetto alle loro legittime aspettative, di riprendere le rispettive attività; ed alle scelte imprenditoriali da assumere urgentemente nei prossimi giorni».
E' quanto scrive il direttore della Confcommercio, Celso Cioni, in una lunga lettera inviata al Sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente ed alle Autorità Locali e di Governo.
«Ciò vuol dire – prosegue Cioni – che diverse migliaia di persone, per lunghi anni, in modo autonomo e senza assistenza della finanza pubblica, unitamente a qualche migliaio di addetti, al momento vivono in una condizione psicologica particolarmente prostrata, problematica e precaria; in una sorta di totale incertezza, sia rispetto all'immediato, ma soprattutto alle prospettive del proprio futuro e delle proprie aziende. Nonostante le indiscusse ed apprezzate disponibilità, ad incontri, riunioni, dibattiti e quant'altro, ad oggi, concretamente, l'amministrazione comunale, ed anche la massima assise civica non si sono ancora pronunciati su decisioni che potrebbero, qualora assunte, favorire da una parte la reale ripartenza dell'economia cittadina, fortemente legata alle attività del terziario, e contemporaneamente il ritorno in città, di alcune migliaia di cittadini commercianti che stimolerebbero a cascata ulteriori rientri di popolazione residente nel capoluogo».
Il direttore Cioni, pur consapevole del drammatico momento che attraversa la città ed il territorio, ma «altrettanto consapevole, per aver per lunghi anni avuto personalmente responsabilità di pubblico amministratore, - sottolinea - penso che il tempo sia ormai maturo per assumere decisioni. Prima che sia troppo tardi. Iniziando con le istanze e le proposte avanzate, sia istituzionalmente che pubblicamente, dalla Confcommercio. Il tempo delle decisioni è ormai maturo e sono convinto che se non saranno assunte con rapidità, le conseguenze sul tessuto socio-economico, saranno pesanti e difficilmente reversibili».
«E' proprio per questo che rivolgo un sentito ed accorato appello a tutte le Vostre sensibilità umane ed istituzionali – conclude Cioni - per alleviare un calvario iniziato il 6 aprile che però deve indurci tutti insieme sul crinale di un altrettanto sacrosanta resurrezione civica, che dobbiamo intraprendere senza più, alcun indugio».
02/07/2009 14.35