Coop, mobilità per 90. Cialente: «terremotati usati come scudi umani»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Ricostruire da zero una città sconvolta da una tragedia di immani proporzioni non è assolutamente facile, e sicuramente Massimo Cialente, il sindaco dell’Aquila, non pensava che lo sarebbe stato.

Fra le grandi problematiche ed interrogativi che aleggiano sul capoluogo di regione, ora si è inserita anche una diatriba con la catena di supermercati Coop, che a seguito dell'inagibilità dei 3 suoi punti vendita cittadini, avrebbe messo in mobilità 90 dipendenti.
Cialente non ci sta, e vede ben altre motivazioni dietro alla manovra, e cioè l'esproprio di un terreno alle porte della città che avrebbe dovuto ospitare un nuovo supermercato per realizzare nuclei abitativi per gli sfollati del sisma: «è scandaloso – sbotta il sindaco – Innanzitutto il Comune non ha espropriato nulla. Inoltre, il terreno acquisito dalla Protezione civile era da sempre destinato a scopo socio sanitario e posto all'ingresso della città, in uno dei punti più caotici, dunque non certo da utilizzare per un ipermercato».
«L'annuncio dei licenziamenti è tanto più ingiustificabile - ha aggiunto - se si considera che il centro vendita del Torrione è agibile, mentre il supermercato di L'Aquila-Pettino é risultato di tipo B (e potrebbe quindi riaprire in uno-due settimane). Per quanto riguarda la sede di Pile, inizialmente classificata come E (totalmente inagibile), la stessa proprio questa mattina è stata rivisitata dai tecnici della Protezione civile, alla presenza dei vigili del fuoco - procedura inusuale per tutti i sopralluoghi, ma pretesa dalla Coop - è stato indicato come B. E quindi anch'esso può riaprire in poche settimane».
Cialente teme che «come accaduto con la Transcom, nella fase del terremoto si utilizzano i lavoratori come 'scudi umani', umiliando persone già duramente colpite dalla tragedia, per esercitare pressioni ora sul Governo centrale, ora - come nel caso Coop - sul Comune, per ricatti nel campo urbanistico. Se è odioso che ciò sia fatto da imprese private, trovo ancora più esecrabile che questo comportamento sia praticato da chi si richiama al movimento cooperativo e che dietro a questi valori sociali, storici e culturali, gode, tra l'altro, di particolari privilegi nel nostro Paese».
«Ancora una volta ribadisco - ha concluso - che è vero che siamo terremotati, ma tutti gli aquilani esigono rispetto e non cedono, nessuno, a cominciare dal sindaco, ad alcun tipo di ricatto».

LA VERSIONE DEI FATTI SECONDO LA COOP

Subito la catena risponde alle accuse di ricatto, mettendo sul tavolo date e carteggi ben precisi: «in data 23 e 29 Aprile – scrive la Coop Centro Italia al commissario Bertolaso ed al sindaco Cialente – abbiamo fatto istanza alle Signorie Loro per poter realizzare nell'area di nostra proprietà in località Sant'Antonio un supermercato che accorpasse le due superfici rese inagibili dall'evento sismico, al fine di poter garantire e potenzialmente incrementare i livelli occupazionali, rendendoci disponibili a realizzare le urbanizzazioni dell'area affinchè la stessa potesse vedere la localizzazione delle unità abitative che Voi avreste ritenuto necessarie, ma ad oggi non abbiamo avuto alcuna risposta».
La proposta della Coop, quindi, prevede una coabitazione fra le costruende case ed il nuovo supermercato, che andrebbe ad assorbire gli altri punti vendita.
Ma è possibile questa convivenza in termini di spazio? La catena assicura di sì, mostrando che «prima del terremoto, secondo il PRG allora vigente, nell'area erano previsti 10.000mq di destinazione commerciale. Noi chiediamo di realizzare un punto vendita di 3.500mq
Dopo il terremoto e le nostre istanze del 23 e 29 Aprile l'area è stata espropriata con Decreto dell'11 Maggio 2009, ma nel piano di intervento sono previsti circa due ettari per servizi.
Dunque è ancora possibile conciliare il fabbisogno di realizzazione di unità abitative e la realizzazione del nostro supermercato».
Supermercato che, secondo un'ipotesi di scelta operativa concordata con la Protezione Civile, potrebbe ospitare anche l'insediamento e trasferimento di esercenti commerciali al momento in difficoltà nel riattivare la propria attività.
Ma, a quanto denunciato dalla Coop, ad oggi le istituzioni non hanno ancora dato risposta. Ed intanto, in una lettera aperta alla comunità abruzzese, la società ribadisce che intende rimanere e svilupparsi all'Aquila.
s.t. 02/07/2009 11.09