Il fantasma di Ciancimino dietro la ricostruzione post terremoto?

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. «I primi lavori del dopo terremoto sono andati a un imprenditore abruzzese in collegamento con prestanome che riciclavano, qui a Tagliacozzo, il "tesoro" di Vito Ciancimino».


E' questa la notizia che qualche giorno fa era stata lanciata dalle pagine del quotidiano La Repubblica, in un articolo di Attilio Bolzoni. Ma il prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli ha assicurato che gli accertamenti e i controlli sono continui e non c'è nulla di cui temere.

Repubblica, però, ha ricostruito tutto l'intreccio di ditte, vincitori, amicizie e collegamenti che gettano così le prime ombre sulla ricostruzione della città.
Una ricostruzione che fin dal principio aveva creato preoccupazioni e perplessità, tanto che a vigilare sarà una commissione parlamentare antimafia.
Bolzoni fa il nome di Dante Di Marco, imprenditore di Carsoli di 70 anni, che si è aggiudicato l'appalto per le piattaforme di cemento di Bazzano dove sorgeranno le nuove case antisismiche, insieme all'associazione temporanea di imprese.
«La capogruppo», si legge nell'articolo di Repubblica, «era la "Prs, produzione e servizi srl" di Avezzano, la seconda ditta era la "Idio Ridolfi e figli srl" (anch'essa di Avezzano, sta partecipando anche ai lavori per la ristrutturazione per il G 8 dell'aeroporto di Preturo), la terza era la "Codisab" di Carsoli, la quarta era l'impresa "Ing. Emilio e Paolo Salsiccia srl" di Tagliacozzo e la quinta l'"Impresa Di Marco srl" con sede a Carsoli, in via Tiburtina Valeria km 70».

Dante Di Marco risulta inoltre socio fondatore della "Marsica Plastica srl" con sede a Carsoli, sempre in via Tiburtina Valeria km 70. «È questo il punto centrale della storia sul primo appalto del terremoto: un socio della "Marsica Plastica srl" ha praticamente inaugurato la ricostruzione», scrive Bolzoni.
«Quest'impresa, la "Marsica Plastica srl", è molto nota agli investigatori dell'Aquila e anche a quelli di Palermo. È nata il 22 settembre del 2006 nello studio del notaio Filippo Rauccio di Avezzano. Tra i soci di Dante Di Marco c'era l'abruzzese Achille Ricci, arrestato tre settimane prima del terremoto per avere occultato i soldi di Vito Ciancimino in un villaggio turistico a Tagliacozzo. C'era Giuseppe Italiano (il nome di suo fratello Luigi è stato trovato in uno dei "pizzini" del boss Antonino Giuffrè quando era ancora latitante), che è un ingegnere palermitano in affari di gas con Massimo Ciancimino. C'era anche Ermelinda Di Stefano, la moglie del commercialista siciliano Gianni Lapis, il regista degli investimenti del "tesoro" di Ciancimino fuori dalla Sicilia».
Ma sempre nell'articolo si riferisce che nello studio dello stesso notaio di Avezzano Filippo Rauccio, era stata costituita anche un'altra società, l'"Ecologica Abruzzi srl".
«Fra i suoi soci», scrive Bolzoni, «ci sono ancora alcuni della "Marsica Plastica srl" (la moglie di Lapis e il palermitano Giuseppe Italiano per esempio) e poi anche Nino Zangari, un altro imprenditore abruzzese arrestato il 16 marzo del 2009 per il riciclaggio del famigerato "tesoro" di don Vito».

Era il primo aprile di quest'anno quando la Guardia di Finanza arrivò a Zangari. L'inchiesta ruota proprio attorno al tesoro occulto di Ciancimino il cui denaro sarebbe stato riciclato anche a Tagliacozzo per realizzare il complesso turistico "La Contea" del valore di 2 milioni e mezzo.
Secondo gli inquirenti Zangari sarebbe stato l'intermediario di Gianni Lapis, avvocato tributarista di Palermo, presunto prestanome di Ciancimino il cui figlio Massimo avrebbe l'effettiva disponibilità dei beni, denaro e titoli azionari.

«TUTTO SOTTO CONTROLLO»

E se nell'articolo compaiono anche le rassicurazioni dell'imprenditore Di Marco («io quella gente non la conosco») anche il prefetto Franco Gabrielli ha cercato di placare gli animi.
«Al momento i contratti con le società che stanno realizzando le casette antisismiche all'Aquila non sono stati ancora stipulati», ha detto Gabrielli «per la semplicissima ragione che il dipartimento della Protezione civile vuole che i contratti siano fatti in conformità alle linee-guida stabilite dal decreto del Governo e il Dipartimento sta predisponendo i contratti in base alle disposizioni che sono state pubblicate. Qualora ci fossero delle situazione accertate di infiltrazioni non saremmo neppure in presenza di una rescissione perchè il contratto formalmente non e' stato ancora sottoscritto perchè prima di stipularlo bisogna accertare se il soggetto e' in condizioni di poter essere considerato contraente».
Le ditte che stanno lavorando, ha spiegato sempre il prefetto, operano a condizione che la società e gli accertamenti siano rispondenti a correttezza e a quello che la legge impone nei requisiti.
«Così ci siamo mossi fin dall'inizio; ci siamo mossi addirittura anticipatamente, non disponendo nemmeno dei provvedimenti formali e grazie a quelle persone e a quelle strutture che fin dall'inizio ci hanno messo a disposizione tutto quello che era necessario avere affinchè gli accertamenti fossero i più stringenti possibili».
Per quanto riguarda i controlli che vengono svolti sulle società per evitare infiltrazioni criminali, il Prefetto dell'Aquila ha spiegato che allo stato attuale ci sono due tipologie di controllo : un controllo preventivo, informale con il quale il dipartimento della Protezione civile comunica i nominativi delle società e poi una volta che le società risultano aggiudicatarie dell'appalto formalmente si chiedono le informazioni antimafia.
Laddove si sia verificato anche dopo i rilascio della certificazione antimafia una situazione che abbia in qualche modo reso palese la possibilità di infiltrazione, si rescinde il contratto.
Gabrielli ha poi spiegato che, nel caso specifico, e' in corso un'istruttoria, e la ditta sospettata partecipa ad una raggruppamento di impresa per un importo pari a 128 mila euro su 426 milioni di euro rappresentato dagli appalti del progetto "Case" per la costruzione di migliaia di casette antisismische.
«Questa somma ingente che il contribuente ha messo a disposizione di questo territorio - ha detto Gabrielli - deve essere spesa correttamente e non deve essere intercettati da organizzazioni criminali. Questo, però, significa che tutti devono essere messi in condizioni di partecipare per aggiudicarsi l'appalto. Dico questo - ha spiegato Gabrielli - perchè spesso dietro a società ci sono gli interessi dei lavoratori e dello loro famiglie. Fino a qualche giorno fa per una ditta, peraltro, anche importante del territorio, era stata bloccato tutto perchè c'era un nominativo sospetto. Se ci fossimo comportati con spensieratezza, con la quale molto spesso si dicono le cose, oggi questa ditta non avrebbe avuto l'appalto e non avrebbe potuto conseguire un profitto e molti di questi lavoratori non sarebbero stati in grado di percepire il salario. Abbiamo insistito; abbiamo fatto verifiche; abbiamo coinvolto diversi soggetti e alla fine - ha concluso - abbiamo scoperto che tutto quello che era stato scritto nei confronti di questa ditta non era vero».

a.l. 01/07/2009 14.26

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