Vietata assemblea ai terremotati. Protestare è sempre più difficile

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6061

ABRUZZO. Dopo il sì al decreto Abruzzo arrivato nel pomeriggio di ieri alla Camera non mancano le proteste.




ABRUZZO. Dopo il sì al decreto Abruzzo arrivato nel pomeriggio di ieri alla Camera non mancano le proteste.

I comitati spontanei sorti dopo il sisma del 6 aprile hanno indetto una manifestazione di protesta che si terrà sabato prossimo, a partire dalle 15.30.
La partenza è prevista da Piazza d'Armi. «Dopo le promesse mancate», annuncia il volantino, «gli aquilani che amano la propria città tornano in piazza».
I terremotati chiedono che siano trovate soluzioni alternative alle tende prima dell'estate, che siano ripristinati «i diritti inviolabili di informazione, di circolazione, di assemblea nelle tendopoli», e che si riveda il piano c.a.s.e. I cittadini si schierano anche dalla parte dei Vigili del Fuoco, in difficoltà a causa di organici ridottissimi.
Ieri alla Camera l'opposizione ha votato no al decreto perché, spiega l'onorevole Giovanni Lolli del Pd «non sono state accolte tutte le proposte concordate con i Comuni tese al miglioramento del decreto: c'erano accordi precisi che sono stati disattesi».
«Oggi ci dite che ciò che non e' contenuto nel decreto, come il sostegno per la ricostruzione essenziale a nostro avviso delle seconde case, verrà realizzato con le ordinanze», ha sottolineato, «in realtà, non siete stati in grado di inserire quanto promesso perchè non siete stati capaci di trovare le coperture di spesa necessarie».
Sergio D'Antoni, responsabile Mezzogiorno del Partito democratico, ha parlato invece di una «impostazione antisociale confermata dal decreto, finanziato esclusivamente con i fondi destinati alle zone deboli del Sud».



«Il governo –ha detto D'Antoni, - non mette sul piatto risorse aggiuntive e spalma gli interventi in un arco di tempo vergognosamente lungo. Quanto tempo dovranno aspettare gli aquilani prima di poter abbandonare le tende e veder risorgere il proprio centro storico?»
Anche l'Udc ha votato contro.
«Siamo convinti che l'impegno per la sola ricostruzione degli immobili del centro di pregio storico e paesistico sia insufficiente», ha detto l'onorevole Pierluigi Mantini.
«Ora continueremo con rigore a collaborare in ogni forma alle politiche per la ricostruzione e incalzeremo il governo affinché vi siano le risorse adeguate nel Tremonti/ter e nelle delibere Cipe».
Di tutt'altro avviso il deputato abruzzese Maurizio Scelli : «il Governo ha risposto in maniera adeguata e puntuale alle necessità delle popolazioni colpite dal sisma, sia sul versante degli interventi sulle prime e seconde abitazioni che sulla individuazione dello strumento delle zone franche urbane per i territori comunali della provincia dell'Aquila. Si tratta di misure che riguardano anche i comuni al di fuori del cosiddetto cratere».
«Il Governo ha fatto e farà il massimo per restituire all'Abruzzo un futuro più sicuro e sereno», ha aggiunto la parlamentare abruzzese, Paola Pelino, nella relazione di voto del decreto legge.
«Ho ritenuto indispensabile - commenta Pelino - impegnare il Governo a includere nel piano degli interventi urgenti di ripristino degli immobili danneggiati dagli eventi sismici dichiarati di interesse storico ed artistico, anche quelli di proprietà di soggetti privati che rientrano a pieno titolo nel codice dei beni ambientali e del paesaggio e sottoposti a vincolo».

24/06/2009 10.53

VIETATO RIUNIRSI IN ASSEMBLEA

A L'Aquila il clima di repressione pare proprio non placarsi. La nuova denuncia arriva dal comitato 3e32 che racconta: «in vista della manifestazione del 27 che partirà di fronte a Piazza d'Armi (il campo più grande e quello più controllato) avevamo provato a scalfire l'oscurantismo e l'isolamento che regna attorno alla vita delle 1000 e più persone che vivono all'interno del campo».
Annalisa, una ragazza che vive nelle tende, aveva richiesto di poter fare un'assemblea giovedì pomeriggio.
«Dopo mille ostacoli e rifiuti», assicurano dal comitato, «il capo campo aveva dovuto acconsentire
a concederle di tenere l'assemblea, a patto che entrassero solo 5 o 6 persone dei comitati cittadini da fuori, una lista ristretta per la quale doveva garantire lei».
«Ma oggi, mentre Annalisa distribuiva i volantini con i quali si invitavano le persone a prendere parte all'assemblea è stata fermata dal capocampo che si è rimangiato tutto e le ha negato la possibilità di tenere l'incontro».
«Serve l'autorizzazione del Com», le hanno detto. Ma il Com l'ha rimpallata al Dicomac (il
comando centrale), il Dicomac le ha detto che l'assemblea non si può fare
«A piazza d'armi», assicurano dal comitato 3e32, «già ci era stato impedito più volte di entrare a
parlare con i nostri concittadini, di svolgere attività di sostegno per la popolazione tipo la giornata di sport del 2 giugno, o perfino di dare volantini e megafonare all'uscita del campo.
Proprio ieri bertolaso nel suo primo incontro con i comitati aveva garantito che le assemblee si potevano tenere senza problemi».
Eppure oggi l'ennesimo caso, che si ripete ormai quotidianamente.
«A L'Aquila», denuncia il comitato, «chiunque provi a contestare l'autorità della protezione civile e del governo viene ostacolato, schedato e oscurato con ogni mezzo. I campi sono i nostri quartieri,
le tende le nostre case, e' ora di riprenderceli e di riprenderci la nostra città».
Confermata la manifestazione di protesta di sabato pomeriggio.

24/06/2009 17.28