«Traditi e umiliati», delusione dei terremotati dopo la protesta a Roma

Alessandro Biancardi

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«Traditi e umiliati», delusione dei terremotati dopo la protesta a Roma
L’AQUILA. Centinaia di aquilani si sono mobilitati ieri e sono stati a Montecitorio proprio mentre alla Camera si discuteva il decreto della vita, quello che sancirà le linee guida per la ricostruzione post sisma. Insoddisfatti Cialente e Pezzopane. Oggi torna Berlusconi. * NELLE TENDE ANCHE DUE DONNE DI OLTRE 100 ANNI

Il terremoto, come era prevedibile, con il passare dei giorni si trasformerà sempre più in una battaglia politica.
Diventerà quindi, tutto quello che i comitati spontanei sorti dopo la tragedia avrebbero voluto evitare.
Perché alla gente comune, in questo momento, della politica importa ben poco. Loro vogliono un tetto sulla testa in vista dell'inverno, tempi certi sui tempi della vera ricostruzione (non quella temporanea) e soprattutto sapere se i soldi ci sono, per risistemare le prima ma anche le seconde case.
Ma ieri il decreto non ha subito variazioni, sono stati bocciati decine di emendamenti, compreso quello "simbolo" sulle seconde case.
E il sindaco Cialente non è riuscito a trattenere la rabbia: «è la prima volta che viene fatta una distinzione tra case di residenti e di non residenti in un caso di calamità naturale», ha detto furioso, aggiungendo che il 29 maggio scorso proprio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aveva dato «tutt'altre rassicurazioni».
La conferenza dei comitati spontanei ha ribadito «la necessità di prevedere un piano strategico complessivo per la ricostruzione, non solo fisica, ma anche e soprattutto economica e sociale».
«Ora - ha affermato Massimo Manieri della Conferenza - un progetto di questo tipo e' tutto inesistente nell'attuale decreto. Abbiamo esposto il nostro punto di vista in un incontro con il deputato Giorgio Clelio Stracquadanio (Pdl), della commissione Affari Costituzionali, il quale ci ha rappresentato l'impossibilita' di mutamento di strategia da parte del Governo. Noi ne abbiamo preso atto, ma la contestiamo».
Un rappresentante dei manifestanti, Mattia Lolli del Comitato 3 e 32 (l'ora del terribile sisma del 6 aprile), non ha usato mezzi termini: «Servono fondi, non ordinanze. I media fanno passare l'immagine degli aquilani soddisfatti di quanto si sta facendo per loro, ma c'e' tanta rabbia e disillusione».
Pronta la replica del capo della protezione civile, Guido Bertolaso: «Nessuno ha mai detto che a L'Aquila la gente e' felice. Sappiamo che la situazione non e' facile, ma i soldi ci sono, ho in cassa già oltre 600 milioni, e i cantieri per ricostruire le case sono già aperti».



LA DELUSIONE DI CIALENTE E PEZZOPANE

Ma nella giornata di ieri se la sfida è stata persa dai terremotati, che hanno dovuto accettare il fatto che alla Camera non siano stati promossi nuovi emendamenti, ha vinto invece la politica.
Quella inconcludente, quella delle accuse reciproche, quelle dei proclami e quella dello scarico di responsabilità.
E anche la presidente Pezzopane e il sindaco Cialente, che dal 6 aprile stanno in strada insieme ai cittadini, si trovano spesso in una zona pericolosa, tra chi li appoggia e chi li accusa di fare demagogia e campagna elettorale.
Fatto sta che i due si sono detti «umiliati e traditi dal governo».
Eppure nel pomeriggio avevano incontrato il presidente della Camera Gianfranco Fini e forse per qualche attimo avevano sperato di riuscire ad ottenere qualcosa di decente.
«Se il governo non cambia strategia - ha detto Cialente - la ricostruzione della città non ci sarà, ci saranno solo le 15mila casette. E questo significa la morte dell'Aquila, che sarebbe una sconfitta per il paese».
«Purtroppo», ha infatti aggiunto, «le 'casette' non saranno pronte per settembre. Forse un primo nucleo sarà consegnato a ottobre, ma non saranno pronte prima di dicembre».



FRANCESCHINI (PD): «CITTADINI PRESI IN GIRO

«Il governo ha disatteso gli impegni e noto che l'attenzione che c'era prima delle elezioni ora non c'é più», ha commentato anche il segretario del Pd, Dario Franceschini.
«Per la popolazione di L'Aquila e dell'Abruzzo sono stati presi impegni precisi che sono stati in gran parte disattesi nel provvedimento legislativo Penso - ha proseguito Franceschini - che la voce degli abitanti colpiti dal terremoto vada ascoltata e rispettata. Non é immaginabile che si faccia scendere una cappa di silenzio sulla loro voce e sulle loro aspettative. Non è serio e non è corretto».



«Con Casini abbiamo confermato la linea dura dell'Udc contro il mancato rispetto nel decreto legge sul terremoto degli impegni del premier in Abruzzo», ha commentato Pierluigi Mantini, deputato abruzzese dei centristi. «L'emergenza è di competenza della Protezione Civile ma la ricostruzione deve essere nella gestione degli enti locali. Questi impegni devono essere nella legge non nei comunicati stampa».
E in piazza c'era anche Paolo Ferrero, segretario Prc: «ho voluto esprimere la mia vicinanza ai cittadini aquilani. Considero infatti davvero una vergogna che mentre sono stati trovati subito i soldi (ben 14 miliardi) per finanziare l'acquisto dei caccia bombardieri F 35 - aggiunge - è stato varato un decreto Abruzzo senza la copertura finanziaria adeguata, un decreto che ora il governo ha blindato, mettendo la fiducia e rifiutando così di accogliere le sacrosante richieste dei terremotati».



La manifestazione è terminata con un appuntamento: «Ci vediamo al G8», hanno scandito sciogliendo il girotondo con cui, per diversi minuti, hanno bloccato il traffico a Piazza Venezia.
I partecipanti al corteo hanno accerchiato l'intera piazza, dando vita ad un enorme girotondo, che e' stato da loro definito ''Il giro della speranza''.
Sulla cancellata dell'Altare della Patria e' stato poi posto uno striscione: ''Una sola grande opera: ricostruire l'Aquila dal basso''.




LA REALTA' PARALLELA DEL CENTRODESTRA

A sentir parlare il centrodestra i danni del terremoto sembrano già tutti risolti e le proteste dei terremotati «rientrano nel programma eversivo organizzato dalla sinistra per screditare il premier», come avevano assicurato qualche giorno fa dalle fila del Pdl
«Per ragioni politiche si vuole in tutti i modi sminuire il lavoro della Protezione Civile», ha contestato il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, «che è apartitica e sta facendo tutto con il massimo impegno».



Oggi, intanto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sarà ancora a L'Aquila per un sopralluogo sui siti dove verranno messe le in opera le piattaforme antisismiche.
Ieri uno striscione dei manifestanti recitava “Berlusconi non ti far più rivedere”.
Ampiamente soddisfatto di come stanno andando le cose il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che «con orgoglio» ha registrato, «ad appena due mesi dal sisma» l'inizio dei lavori per la costruzione delle abitazioni antisismiche destinate ad accogliere migliaia di famiglie oggi ospitate nelle tendopoli.
«Credo che si tratti di un fatto senza precedenti nella storia delle ricostruzioni post terremoto», ha detto orgoglioso Chiodi, «e di questo va dato atto al presidente del Consiglio dei Ministri e al capo della Protezione Civile che ringrazio per aver giocato un ruolo determinante. Ma una tale circostanza va anche a suggellare gli sforzi che tutti noi stiamo compiendo sin dal primo momento».
Contento di come stà andando la fase di assistenza degli sfollati anche il sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia che ha sciorinato un po' di numeri: «le persone assistite ad oggi sono 55.596: diecimila in meno rispetto ad un mese fa quando 33mila persone erano ospitate nelle tende e 31mila in alberghi».
Il sottosegretario ha spiegato che il governo attualmente spende per ospitare gli sfollati dell'Abruzzo 33 milioni di euro al giorno, «e mi pare che il sistema fino ad ora funzioni bene».

a.l 17/06/2009 9.31

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NELLE TENDE ANCHE DUE DONNE DI OLTRE 100 ANNI

L'AQUILA. C'è chi in queste settimane si è sentito dire che non potrà far rientro a casa perché la casa è distrutta ma anche chi non ha avuto la certificazione di entrare nella propria abitazione integra.
A circa due mesi dalle verifiche strutturali delle abitazioni aquilane, infatti, sono ancora migliaia le abitazioni in attesa di essere inserite nell'albo pretorio e sul sito Internet del Comune.
Una percentuale di queste spetta alle abitazioni con agibilità 'A', i cui dati informatici sono stati inseriti negli elenchi elettronici per compilare gli esiti di verifica, ma le abitazioni attendono ancora la certificazione, condizione necessaria anche per il riallaccio del gas.
Anche dalla frazione di San Gregorio, nella parte al di fuori della zona rossa, decine di residenti lamentano l'impossibilità di rientrare nelle abitazioni pur avendo avuto notizia di casa agibile dopo i sopralluoghi.
Molte persone, tra quelle che hanno segnalato il disagio si dicono pronte a rientrare anche subito. Allo stato attuale, però un'ordinanza del sindaco, Massimo Cialente, vieta il ritorno a casa senza certificazione di agibilità, pena un'ammenda e una denuncia penale.
E se vivere in tenda è già difficile, chi sa di avere una casa integra non vede l'ora di ottenere il via libera.
Anche perché il gran caldo è estenuante tra le tendopoli. I condizionatori d'aria, dove ci sono, danno un po' di respiro ma la stanchezza mista alla preoccupazione di cosa accadrà amplifica ulteriormente lo stato di disagio.

In tenda ci vive, dal 6 aprile, anche la signora Gioconda Mattia, di 106 anni.
Vive in una tenda al campo del Rugby perché l'alternativa sarebbe stata la grande palestra adibita a ricovero per gli anziani e lei ha scelto di restare invece con figli e nipoti.
A Colle Rojo in un container vive invece Stella, 102 anni. Anche lei, nata oltre un secolo fa, ha voluto restare nella sua terra invece che trasferirsi a Bergamo, dove avrebbe potuto dormire in una casa vera.
L'emergenza anziani l'ha lanciata la Cgil che ieri ha presentato l'inchiesta di 'Liberetà', il giornale del sindacato pensionati, secondo la quale L'Aquila é diventata «un cronicario a cielo aperto».
Il 70% degli accampati nelle tendopoli ha più di 65 anni.
Tra questi ci sono anche 4.000 anziani con più di 75 anni. E i problemi sono tanti, dal clima alla cura delle malattie, dalla difficoltà a provvedere alla propria igiene alla depressione.
Il sindacato Pensionati della Cgil nella sua inchiesta ha anche sentito medici e psicologi. Visitando i campi-tenda è emerso che «gli anziani vivono - dicono i sindacalisti - in uno stato di profonda prostrazione, disagio, spaesamento. Il terremoto ha tolto loro qualsiasi idea di futuro».
Ma ci sono anche vere e proprie patologie legate alla vita in tenda: polmoniti, bronchiti, confusione mentale, disidratazione. A raccontare la vita nei campi, a due mesi dalla tragedia, è stata Roberta Brivio, coordinatrice degli psicologi del Campo di Coppito: «Al Campo di piazza D'armi - riferisce la volontaria - ci sono ancora 1.800 persone di 21 etnie diverse con problemi anche di ordine pubblico. Gli anziani, che sono tanti, hanno paura di uscire dalle loro tende e spesso il loro sguardo sembra perso nel vuoto. L'attenzione sull'Abruzzo sta calando e invece l'emergenza non è finita».

17/06/2009 9.43