«Decreto ammazza Abruzzo», martedì aquilani a Roma per difendere la città

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il decreto Abruzzo approda domani alla Camera e sale la contestazione di cittadini e politici (soprattutto di centrosinistra) per riuscire a spuntare un documento che rispetti tutte le richieste avanzate.
Ma Conferenza dei Comitati ha sottolineato che la manifestazione è assolutamente apartitica e non sarà consentia l'esposizione di bandiere e simboli di qualsiasi parte politica. «Molti rappresentati istituzionali hanno richiesto alla Conferenza di poter partecipare alla protesta e sono stati autorizzati in tal senso a condizione che si spoglino della veste istituzionale e dei relativi segni di rappresentanza e confluiscano all'interno del corteo come comuni cittadini».
Sono previsti, secondo le prime stime, 2 mila manifestanti.
«Saranno due momenti pacifici ma fermi - si legge in una nota della Provincia - per far sentire la voce e le ragioni del territorio sul decreto numero 39 che non soddisfa in molte sue parti sostanziali. La mobilitazione si è resa necessaria a seguito della sordità del Governo alle necessità delle popolazioni che subiscono sempre più i danni del terremoto senza vedere certezze per il futuro».
Tutti i comitati cittadini aquilani sono stati così chiamati a raccolta per dire no a quello che è stato ribattezzato “decreto ammazza Abruzzo”.
Si partirà martedì mattina dal capoluogo di regione, ma anche da Pescara (per prenotazione 338-1195358) e da Montesilvano e Roseto (328-8789367) con pullman gratuiti per poter partecipare tutti insieme al sit in di protesta alle ore 12 in Piazza Montecitorio.
Le manifestazioni aquilane del 30 maggio e del 3 giugno a quanto pare sono state solo l'inizio.
«Quello che sta succedendo a L'Aquila», sostengono i comitati, «è lo specchio di uno programmatico e costante svuotamento di significato della parola democrazia. L'esperienza del Friuli, la migliore tra le esperienze post-sisma, ci insegna che la chiave di volta di una ricostruzione efficiente è quella dal basso, in cui i cittadini non sono spettatori passivi ma forze attive nel pretendere trasparenza, partecipazione e ricostruzione al 100%. Tutto questo ha un prezzo, l'impegno quotidiano».
«Non siamo terremotati di serie B», dicono dal comitato 3e32 (www.3e32.com). «Questo Parlamento deve garantirci la riparazione di tutti i danni, così come promesso nei proclami televisivi».
E il comitato porterà a Roma tende leggere, cuscini e sacchi a pelo: «la tendopoli la portiamo in piazza», annunciano.
«Le spese e i finanziamenti, tutto deve essere rendicontato e reso pubblico in internet», chiedono ancora, «entrate e uscite fino alla singola fattura cominciando proprio dalla gestione della Protezione Civile, da ora fino alla fine della ricostruzione. Vogliamo sapere a chi stanno andando i soldi veri perchè gli Aquilani ancora non vedono un centesimo».

E scetticismo c'è anche per i tempi d'attesa. «Un piano che prevede di lasciare per mesi, al caldo dell'estate e al freddo dell'autunno (dell'inverno?) decine di migliaia di persone, più che una missione impossibile è una missione sbagliata. Bisogna subito trovare soluzioni diverse e rivedere completamente il Piano C.A.S.E.»
C'è anche paura per un inevitabile spopolamento: «a settembre tutti a scuola e nelle Università. Chi può ricominciare a produrre e lavorare deve essere sostenuto senza perdere altro tempo. Siamo qui e torneremo tutti qui, tra le montagne. Al mare e alle crociere penseremo poi».

E la presidente della Provincia Stefania Pezzopane ha contestato l'esistenza di crateri geografici e crateri burocratici
«Il Governo non ha incluso Fontecchio nel cratere, ma il terremoto sì. L'altro ieri ho percorso personalmente i vicoli dell'antico paese, accompagnata dal sindaco Pierangelo Benedetti e dal comitato dei cittadini, ed ho verificato con i miei occhi le percentuali rilevate di danni agli edifici: solo il 35% di case agibili di classificazione A; mentre sommando le classificazioni B, C, D ed F, per le quali sono richiesti interventi di riparazione a vari livelli di costo, si raggiunge il 65% del totale».
Cratere o non cratere, molto si potrebbe fare secondo Pezzopane se venisse approvato l'emendamento proposto da lei e dall'onorevole Lolli ed altri parlamentari che prevede la copertura sui danni economici alle attività produttive dentro e fuori cratere. «Chiediamo inoltre la revoca dell'ordinanza di Berlusconi, d'intesa col Presidente della Regione Chiodi, che interrompe i benefici fiscali fuori i confini della stessa mappa».

15/06/2009 9.20