Dopo la cassaforte ladri a casa Rossini. Procuratore:«coincidenza, no complotto»

Alessandro Biancardi

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Dopo la cassaforte ladri a casa Rossini. Procuratore:«coincidenza, no complotto»
ABRUZZO. Qualche giorno fa alcune persone avevano tentato di aprire la cassaforte nell’ufficio del procuratore Alfredo Rossini che sta conducendo le indagini sul terremoto. Oggi la notizia che i ladri sono entrati anche nella sua casa romana. A questo punto difficile non credere a qualcosa di molto grande e pericoloso.


E' stato lo stesso Rossini oggi a dare la notizia, così come aveva fatto qualche giorno fa quando, con tranquillità annunciò di aver trovato la sua cassaforte in Procura con le chiavi inserite. Qualcuno aveva cercato qualcosa per poi non portare via niente.
Questa volta i ladri avrebbero asportato oggetti di poco valore e ad avvertire il magistrato sarebbe stato un collaboratore domestico.
Rossini ha già presentato una denuncia contro ignoti.
L'incursione sarebbe avvenuta la sera del primo giugno scorso quando il procuratore era al ricevimento del capo dello Stato in occasione della festa della Repubblica.
Lo scorso 26 maggio la cassaforte del magistrato era stata violata; si trattava della cassaforte all'interno del vecchio tribunale dell'Aquila reso inagibile dal terremoto.
In quella occasione Rossini aveva dichiarato che in quel nascondiglio non vi erano documenti riservati che in qualche modo erano riconducibili ad indagini o materiale connesso al suo lavoro. Aveva anche detto che quella documentazione era custodita al sicuro altrove.
Quello che si apprende al momento è che siano stati portati via solo pochi oggetti di valore.
Tuttavia questi episodi non possono non gettare un alone di mistero e di preoccupazione: sono possibili due azioni del genere totalmente scollegate tra di loro?
Qualcuno è alla ricerca di qualcosa in particolare, magari documenti segreti relativi all'indagine sul terremoto o su altre inchieste condotte dal magistrato?
C'è la possibilità che qualcuno si possa essere impaurito per le eventuali scoperte ancora segrete fatte in queste settimane di duro lavoro post terremoto?
Saranno le indagini, si spera, quelle aperte dalla denuncia a fare chiarezza sugli episodi.
Per la prima effrazione Rossini aveva detto di non aver sporto denuncia ma questa volta evidentemente anche il magistrato avrà capito che probabilmente non si tratta di ladri qualsiasi ma di qualcosa di più.

«LE INDAGINI VANNO AVANTI SPEDITAMENTE»

Intanto il fronte delle indagini va avanti senza sosta. La Procura della Repubblica dell'Aquila sta accelerando i tempi per dissequestrare alcuni importanti edifici pubblici, a partire dall'ospedale San Salvatore, per permettere interventi di ristrutturazione senza problemi.
Tra edifici pubblici e privati, la Procura ha posto sotto sequestro 34 strutture.
Il procuratore capo, Alfredo Rossini, ha spiegato che nei provvedimenti di sequestro ci si è posti il problema dell'esigenza di utilizzo delle strutture pubbliche, quindi la Procura ha sempre agito per non intralciare la fase di ricostruzione.
«Stiamo verificando se si possono accelerare i tempi dei dissequestri che, nel caso dell'ospedale, riguardano piccoli spazi in rapporto alla grandezza della struttura». L'ostacolo maggiore al dissequestro, in particolare, è tecnico e si riferisce al trasporto del materiale che deve essere esaminato nei laboratori.
«Le indagini vanno avanti molto bene e in maniera spedita - ha chiuso Rossini -. L'attività investigativa è metodicamente ben avviata e la macchina è ben oleata».
Il procuratore ha ribadito che nelle indagini sta trovando la forte partecipazione dei cittadini, a cominciare dai parenti delle vittime dei crolli, che stanno fornendo utili indizi e utili input e che confidano nell'operato della magistratura.

«LE INDAGINI VANNO AVANTI SPEDITAMENTE»

Intanto il fronte delle indagini va avanti senza sosta. La Procura della Repubblica dell'Aquila sta accelerando i tempi per dissequestrare alcuni importanti edifici pubblici, a partire dall'ospedale San Salvatore, per permettere interventi di ristrutturazione senza problemi.
Tra edifici pubblici e privati, la Procura ha posto sotto sequestro 34 strutture.
Il procuratore capo, Alfredo Rossini, ha spiegato che nei provvedimenti di sequestro ci si è posti il problema dell'esigenza di utilizzo delle strutture pubbliche, quindi la Procura ha sempre agito per non intralciare la fase di ricostruzione.
«Stiamo verificando se si possono accelerare i tempi dei dissequestri che, nel caso dell'ospedale, riguardano piccoli spazi in rapporto alla grandezza della struttura». L'ostacolo maggiore al dissequestro, in particolare, è tecnico e si riferisce al trasporto del materiale che deve essere esaminato nei laboratori.
«Le indagini vanno avanti molto bene e in maniera spedita - ha chiuso Rossini -. L'attività investigativa è metodicamente ben avviata e la macchina è ben oleata».
Il procuratore ha ribadito che nelle indagini sta trovando la forte partecipazione dei cittadini, a cominciare dai parenti delle vittime dei crolli, che stanno fornendo utili indizi e utili input e che confidano nell'operato della magistratura.

03/06/2009 16.49

ROSSINI: «ESCLUDO COMPLOTTO, SEMPLICE COINCIDENZA»

«Escluderei qualsiasi collegamento con l'apertura della cassaforte nella mia stanza nel vecchio tribunale, dove forse cercavano i documenti dell'inchiesta: in questa circostanza, i ladri cercavano soldi e oro. La verità è che in questo periodo sono un po' iellato».
Due episodi, quindi, che non sarebbero collegati. «La cassaforte», ha detto ancora Rossini, «è stata aperta nel mio luogo di lavoro, il furto è avvenuto nella mia abitazione romana: sono due cose diverse, è una curiosa coincidenza, il complotto non è ipotizzabile».
Dall'elegante abitazione romana del procuratore sono stati portati via, tra le altre cose, la somma di 1.500 euro e alcuni gioielli: anche questo ha fatto pensare sia ai carabinieri sia al procuratore che gli ignoti non cercassero documenti relativi all'inchiesta sul terremoto.
L'abitazione del procuratore, proprio per la delicatezza del suo ruolo, è stata passata al setaccio dagli investigatori, che tra le altre cose hanno anche cercato di avere riscontri relativi alle impronte digitali.
Una delle piste seguite è quella degli zingari che si arrampicano per entrare negli appartamenti alla ricerca di oro e soldi.
Rossini ha già subito una serie di furti: prima di questo, ne aveva subito un altro poche settimane prima del terremoto.
04/06/2009 8.35