Terremoto: Comunita' montana al Tar contro decreto Bertolaso

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. I comuni esclusi dal decreto Bertolaso non mollano e si rivolgono al Tar. Venerdì Berlusconi di nuovo in Abruzzo per spiegare le manovre del governo ai sindaci scontenti che stanno organizzando una protesta per sabato mattina.

Prosegue anche l'inchiesta della magistratura, «entro settembre i primi indagati».
La comunità montana Valle Peligna ricorrerà al Tar Abruzzo contro il decreto Bertolaso con il quale è stata individuata la zona 'cratere' del terremoto d'Abruzzo.
Lo ha annunciato Antonio Carrara, presidente della stessa Comunità montana, territorio in cui ricadono 16 comuni, oltre quello di Sulmona, esclusi dalla perimetrazione della zona terremotata.
«I danni registrati - dice il presidente -, quantificabili e certificabili non possono portare all'estromissione del territorio dalla lista 'cratere' di cui al decreto Bertolaso. Il terremoto non fa distinzioni e questo vorremmo accadesse in positivo nelle valutazioni in corso».
Ad allarmare il presidente Carrara e' stata l'adozione della percentuale sulle rilevazioni: «se in un paese con 50 case 10 risultano lesionate in maniera grave, siamo a un 20 per cento, ma basteranno poche centinaia di migliaia di euro per renderle nuovamente agibili. Mentre in un grande comune della Valle Peligna la stessa percentuale vorrebbe dire centinaia di edifici lesionati, in maniera più o meno grave, con necessita' di diversi milioni di euro per il ristoro dei danni subiti».
Non mancano le tensioni anche tra i 49 sindaci dei comuni inseriti nel decreto.
Per evitare la protesta contro il Dl sul terremoto, scenderà in campo il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che venerdì sarà ancora una volta all'Aquila.
La protesta potrebbe tenersi sabato, con un corteo, se non dovessero arrivare chiarimenti dopo la rottura tra diversi sindaci e il capo della protezione civile, Guido Bertolaso.
«Ho fatto una chiacchierata con il presidente Berlusconi – ha rivelato Cialente - il quale mi ha tranquillizzato e rassicurato promettendomi che verrà all'Aquila per chiarire tutto quello che non va nel decreto legge e che noi abbiamo denunciato. Mi ha detto che verrà venerdì e troveremo l'intesa. Nel decreto devono essere calati gli impegni presi con noi dal presidente del Consiglio».
Ma tra i 49 sindaci del cratere c'é chi va controcorrente, come quello di Villa Sant'Angelo, Pierluigi Biondi (centrodestra), che non parteciperà alla manifestazione «perché fiducioso nell'operato del governo».
Secondo Cialente, «il problema sull'intesa tra sindaci e governo legata al Dl sul terremoto non è Bertolaso».
Nel Dl si devono rispettare gli impegni, spiega il sindaco aquilano, auspicando che con la visita di Berlusconi si possa trovare l'intesa ed evitare la manifestazione dei sindaci programmata per sabato. Le questioni sul tappeto sono il problema della prima casa anche ai non residenti, i fondi ai Comuni e per i beni vincolati, soprattutto del centro storico, e la della zona franca.

Sempre Cialente ieri ha detto che tra i borghi dei comuni e, soprattutto il centro storico dell'Aquila, sono circa 1.900 gli edifici vincolati dalle sovrintendenze che sono stati seriamente danneggiati dal terremoto. Per intervenire c'é una stima di circa tre miliardi di euro «che il Governo deve mettere in preventivo di coprire: certo non da oggi, ma bisogna fare scelte chiare».
Facendosi interprete anche delle istanze dei suoi colleghi dei centri minori, Cialente ribadisce che «la ricostruzione deve essere totale: le casette non possono essere definitive, altrimenti la città è morta. Il Paese deve dare prova di innovazione, capacità tecnologia e progettuale, servono idee, degli esempi ci sono, si sta facendo un lavoro straordinario nel recupero e restauro della cupola delle Anime Sante in piazza Duomo».

Intanto è certo che le scuole dei comuni ricadenti nel 'cratere' classificate come A e B e non recuperabili nei tempi previsti saranno ospitate in tensostrutture o in prefabbricati.
Secondo Emanuele Fidora del Ministero della Pubblica Istruzione (soggetto attuatore per l'edilizia scolastica per L'Aquila), saranno circa 400 le classi che saranno ospitate in tensostrutture se verranno recuperati gli edifici classificati come A e B, 550 se saranno recuperati solo quelli con codice A. «La localizzazione delle strutture - ha aggiunto - sarà affidata alla Provincia ed ai singoli Comuni. L'intento e' realizzare le scuole primarie nelle aree già individuate come nuovi insediamenti, le scuole secondarie saranno vicine agli edifici preesistenti».
Entro il 10 giugno, giorno dell'incontro decisivo con la Protezione Civile, saranno valutate esattamente quante strutture idonee verranno recuperate negli edifici classificati A e B per consentire la ripresa dell'attività scolastica nei comuni del cratere, quante classi invece saranno allestite nelle tensostrutture e in prefabbricati".


LA FAIDA DI SAN GREGORIO

Intanto sale la tensione anche tra gli abitanti della frazione di San Gregorio, uno dei centri più colpiti dal sisma del 6 aprile.
Il paese non conta più di 500 abitanti, ma registra una profonda divisione tra il nucleo storico e la zona delle case popolari. Una "faida" che va avanti da anni tra gli abitanti dell'una e dell'altra parte, ma ora che devono tutti condividere la stessa tendopoli, il nervosismo è alle stelle.
I rappresentanti delle due fazioni hanno dovuto presentare ai volontari della Croce rossa, che gestiscono il campo, la richiesta di dividere i bagni pubblici.
Sei andranno agli abitanti delle case popolari, altrettanti, messi in un container, verranno utilizzati dagli altri. Le tensioni non finiscono qui. Gli abitanti del centro si rifiutano di utilizzare la mensa negli stessi orari dell'altra fazione e domenica un battesimo di una bambina delle case popolari è andato quasi deserto.
Le case popolari ospitano 12 diverse comunità etniche. «Ma non esistono problemi di intolleranza tra noi - avverte il presidente del comitato di quartiere, Fabrizio Di Marco - il problema è come convivere con gli abitanti del paese di sopra».



A SETTEMBRE I PRIMI INDAGATI?


Sul versante dell'inchiesta giudiziaria il procuratore Alfredo Rossini, che coordina le indagini sui crolli, ha detto che «i primi provvedimenti ci saranno a settembre quando, nel momento conclusivo della fase delle indagini preliminari, avremo l'elenco dei nomi e chiameremo le persone interessate». Questo vuol dire che non ci saranno indagati prima della pausa estiva, anche se per quel periodo l'inchiesta sarà ben delineata: sulla lista di persone che potrebbero avere responsabilità, Rossini ha sottolineato che «con i palazzi sequestrati, abbiamo tutti i dati, abbiamo le anagrafi di questi palazzi, ma non sono atti del processo. Con queste informazioni e alla luce della nostra esperienza ci siamo fatti idee e convinzioni, ma sono il due di picche perché servono le perizie, gli interrogatori, i risultati dei laboratori e le testimonianza per avere elementi».
Rossini ha anche annunciato che non aprirà una inchiesta sul caso della cassaforte del suo ufficio nel vecchio palazzo di giustizia, inagibile e pericolante, trovata nei giorni scorsi aperta e con la chiave nella serratura. «Il caso è chiuso - spiega Rossini -, non ci sono indagini da fare, la cassaforte era chiusa, è stata aperta con la chiave che era nel mio cassetto, che è stata lasciata nella serratura senza che nessun documento dei vari processi sia stato portato via. In astratto qualsiasi persona avrebbe potuto aprire».
Ieri il procuratore non aveva escluso che chi è entrato nel suo ufficio fosse interessato a qualche documento legato all'inchiesta sul terremoto.


28/05/2009 9.09