Decreto Abruzzo, ancora aggiustamenti prima che sia legge

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ricominciano oggi i lavori per l’approvazione del decreto Abruzzo sulla ricostruzione post terremoto. Ancora molti giorni di discussione per la conversione e l’approvazione dei numerosi emendamenti che approderanno all’esame del Senato. * «LE DIECI DOMANDE A CUI BERTOLASO NON RISPONDE»
Da subito molto critica si è dimostrata l'opposizione che si dice ancora insoddisfatta ed indica ancora 10 punti sui quali intervenire.
La battaglia nelle commissioni ha già comunque dato alcuni frutti che hanno migliorato sensibilmente il decreto. Il Pd dunque rivendica con orgoglio i risultati spuntati.
«Tra questi c'è sicuramente il più importante», ha spiegato il senatore Giovanni Legnini, «sulla prima casa ottenendo una formulazione definitiva del riconoscimento del costo integrale per la ricostruzione o l'acquisto delle case distrutte, con una previsione solo opzionale del credito di imposta e del finanziamento agevolato, nel senso che tali ultimi strumenti possono essere attivati solo su richiesta dell'interessato. La precisazione del diritto ad ottenere l'integrale ristoro dei danni per l'abitazione principale, evidenzia ancora di più il permanere della grave insufficienza della copertura finanziaria, in particolare per il 2009, anno nel quale non vi è alcuna certezza sulla disponibilità di risorse per la ricostruzione».

Su tale aspetto il Pd ha presentato uno specifico emendamento finalizzato ad integrare la copertura finanziaria per il 2009, prevedendo un ulteriore stanziamento di almeno 1 mld di euro a valere sul Fondo strategico per il Paese che, sulla base dei dati forniti dalla Ragioneria dello Stato, presenta una disponibilità di risorse non impegnate fino a 7,5 mld di euro.
E' stato inoltre previsto un emendamento che stabilisce l'attribuzione di un contributo massimo di 10 mila euro per i lavori di riparazioni di limitata entità dei fabbricati lesionati; nonché di 2.500 euro per ciascuna unità abitativa per i lavori condominiali.
E' stata introdotta la possibilità per il Cipe di istituire zone franche urbane all'interno della provincia dell'Aquila, previa autorizzazione dell'Unione europea.
E' stata introdotta una norma che prevede l'immediata entrata in vigore delle norme di sicurezza antisismica per tutte le nuove costruzioni, che nel recente Decreto cosiddetto Milleproroghe era stata rinviata per l'ennesima volta.
«Ma sono ancora molte le cose da fare», ha aggiunto Legnini, «gli emendamenti presentati per l'Aula dal Pd insistono particolarmente su questioni prioritarie ed imprescindibili».
Tra questi figurano emendamenti che prevedono attribuzione di funzioni e poteri certi ai sindaci, al presidente della Provincia e al presidente della Regione per la ricostruzione sulla base delle rispettive competenze.
Un altro emendamento che sarà discusso riguarda la certezza delle risorse finanziarie a partire dal 2009, con priorità per le prime abitazioni ma prevedendo stanziamenti certi e congrui per le case secondarie, compresi i palazzi storici dei privati che costituiscono un patrimonio molto importante dell'economia locale.
«Serve un miliardo per l'anno in corso», ha spiegato Giovanni Legnini, «sul fondo di Palazzo Chigi per l'economia reale che ha una disponibilità di 7,5 miliardi di euro. La priorità sono le prime abitazioni ma occorrono inoltre stanziamenti certi e congrui per le case secondarie, compresi i palazzi storici dei privati che costituiscono un patrimonio molto importante dell'economia locale».

Tra gli altri punti che il Pd chiede di inserire troviamo lo stanziamento di risorse per coprire le minori entrate dei Comuni e delle aziende pubbliche ricomprese nella zona del terremoto; l'esclusione dal Patto di stabilità per gli enti locali; stanziamenti di risorse dal 2009 per le principali istituzioni pubbliche; attribuzioni di maggiori certezze per i Comuni terremotati fuori dal primo elenco del Commissario, trasparenza e controllo successivo sulle ordinanze del Commissario straordinario.
La parola come detto ora passa al Senato per la conversione in legge.

20/05/2009 8.52

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«LE DIECI DOMANDE A CUI BERTOLASO NON RISPONDE»


L'AQUILA. Fabio Pelini, segretario provinciale PRC-SE dell'Aquila ha delle domande da porre. Il destinatario dei suoi interrogativi e il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, che però non risponde.
«Il tempo trascorso da quella notte tra il 5 e il 6 aprile che ha cambiato per sempre la vita di noi aquilani», dice Pelini, «è forse ancora troppo poco per elaborare il lutto, ma sufficiente per far ripartire la speranza nella ricostruzione che deve andare di pari passo con la vigilanza di ogni atto pubblico, a tutti i livelli».
E' necessario, dunque, per il segretario provinciale di Rifondazione, «che chi oggi sta gestendo questa delicatissima fase non giochi con le parole, né con le omissioni, ma dia una risposta chiara e concreta alle tante domande che la maggior parte delle cittadine e dei cittadini si pongono con sempre più insistenza».
Le domande in questione sono solo 10 «ma Bertolaso, o chi per lui, continua ad eluderle».
La prima riguarda le operazioni di esproprio cominciate in questi giorni: «Ebbene», sostiene Pelini, «ancora nessuno ci ha spiegato: in base a quali criteri sono state scelte alcune aree invece di altre? Una cosa però è chiara: i terreni della Curia e quella di alcuni “amici degli amici” sono intoccabili».
Domanda 2: «Come verranno scelte le future localizzazioni?»
Pare ormai chiaro che casette per 13mila persone saranno insufficienti per accogliere tutti coloro con la casa inagibile: ne serviranno almeno per 4-6mila persone in più. «Come pensano di muoversi la Protezione Civile e il sindaco Cialente?», chiede Pelini, «non vorremmo si ripetessero gli stessi errori di questa prima tornata di espropri (mappe vecchie e nessuna concertazione con i territori interessati), né ci auguriamo fungano da pretesto per chiudere vecchie partite urbanistiche».
Domanda 3: «come pensa Bertolaso di mettere a posto le case danneggiate entro novembre, in mancanza di procedure e accesso ai finanziamenti chiari e trasparenti?»
La numero 4: «Per quale ragione, dottor Bertolaso, un cittadino dovrebbe scegliere di ricostruire o ristrutturare la propria abitazione con un mutuo (finanche a zero interessi) o con sconti fiscali invece che con un finanziamento diretto?»
Anche la numero 5 fa riferimento ai soldi: «Perché un tale balletto di dichiarazioni sui finanziamenti promessi?». La 6 è un po' polemica: «perché i soldi per la ricostruzione de L'Aquila si fa fatica a trovarli mentre i 14 miliardi per i cacciabombardieri F35 e per fare le guerre non mancano mai?»
E poi ancora: «E' così difficile sapere anche indicativamente quanti soldi sono stati fin qui raccolti?», «E' previsto un termine a questo commissariamento delle amministrazioni locali?», «Perché, per esempio, non impiegare nelle mense delle tendopoli i ristoratori aquilani allo stesso costo del servizio fornito dalla Protezione Civile?».
Infine la 10: Se si possono costruire e mettere su casette private sui propri terreni, perché non dare la stessa possibilità ai commerciati aquilani?»



20/05/2009 9.45