Arrivano gli intoppi: espropri e contestazioni, zona franca addio

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. L’attività di esproprio è più difficile di quanto si potesse immaginare e con il passare dei giorni continua a salire il numero dei problemi. A rischio l’istituzione della zona franca e sindaci allertati per smaltire l’amianto tutelando la salute dei cittadini. * DECRETO ABRUZZO, PD: «TESTO ANCORA INSODDISFACENTE»



L'AQUILA. L'attività di esproprio è più difficile di quanto si potesse immaginare e con il passare dei giorni continua a salire il numero dei problemi. A rischio l'istituzione della zona franca e sindaci allertati per smaltire l'amianto tutelando la salute dei cittadini.



* DECRETO ABRUZZO, PD: «TESTO ANCORA INSODDISFACENTE»



Non si fermano le proteste dei proprietari dei terreni delle venti aree dove nasceranno i fabbricati modulari destinati a ospitare circa 15 mila sfollati del sisma.
Dopo le reazioni nelle frazioni di Assergi e Pagliare di Sassa e i dubbi dei residenti di Roio Poggio, è forte il risentimento delle famiglie proprietarie dei lotti da espropriare nell'abitato di Sant'Elia.
Loro hanno chiesto un incontro urgente con il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso.
«Ci stanno portando via i terreni senza dirci nulla - commenta Giovanna De Risio, commerciante - qui volevamo costruire ora che le nostre case sono inagibili».
Gran parte dei terreni da espropriare sono ad uso agricolo.
«Mi stanno togliendo 1,4 ettari - aggiunge la signora De Risio -, chiedo che la divisione venga fatta in maniera più equa e che mi lascino almeno una parte del terreno per poter vivere».
Dopo aver chiesto più volte di poter costruire nel corso degli anni, racconta, «ho sempre ottenuto rifiuti dalle amministrazioni comunali che si sono succedute, in quanto la zona non è indicata per costruire. Adesso invece vogliono realizzare proprio qui i loro insediamenti».
Contrariata anche Teresa Mastropietro la quale perderebbe con l'esproprio parte del giardino familiare. Situazione drammatica anche per i coniugi Massimo Mastropietro e Marina Sebastiani, 79 e 73 anni: la loro casa, nel cuore di Sant'Elia, portava ancora i segni del terremoto del 1915, catene di sostegno che non sono servite a reggere l'urto del sisma del 6 aprile. Vorrebbero conservare parte dei loro terreni - sono proprietari di 4 particelle catastali - per restare nella frazione.

ZONA FRANCA A RISCHIO

E ieri è arrivato anche un timido segnale di stop (non esplicitato chiaramente) alla zona franca. «L'Europa ha il cuore ferito e triste per l'Abruzzo», ha confermato commossa il Commissario Hubner, decisa a bloccare spinte ritenute «inopportune».
L'aiuto comunitario sarà infatti tutto nelle regole, niente sarà fuori dalla programmazione già stabilita con i piani fatti fino al 2013.
L'ipotesi agognata di un'area defiscalizzata sembra così tramontare di fronte alla rigidità di Bruxelles. Massima flessibilità sui fondi disponibili, magari anche aumentando il prelievo dal fondo di solidarietà, ma brusca frenata sulla Zona Franca, perché l'Europa non vede con molta simpatia il cambiamento delle regole in corso, specie in materia di concorrenza fiscale tra regioni.
E allora, meglio puntare sui fondi europei, come ha confermato Ronchi: l'Europa è disposta ad allargare la borsa, ma preme sui documenti e vuol vederci chiaro sui costi.
Proprio ieri la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, aveva insistito sull'opportunità che il 100% sia riconosciuto a tutti i proprietari, non solo a quelli di prima casa
Il sindaco Massimo Cialente intravede, invece, nel cosiddetto "decreto Abruzzo" una mancanza di fiducia nei confronti dei sindaci.
«Siamo sindaci dalla mattina alla sera - ha detto - e siamo quelli più vicini al territorio, quelli che ci tengono a fare le cose nel modo più pulito, limpido e trasparente che mai».
Invece, lamenta il primo cittadino aquilano, la fase 3 della ricostruzione della periferia esclude i Comuni, e all'Aquila si stava facendo un piano regolatore.
«Voglio capire perché non sia stata accolta la proposta di assegnare un ruolo ai sindaci» si chiede.


LUNEDI RILIEVI GEOLOGICI

Sul versante dell'inchiesta che dovrà accertare le cause dei crolli degli edifici pubblici e privati si continua a lavorare senza sosta. Avranno inizio lunedì i primi rilievi geologici sui terreni degli edifici distrutti.
Questa fase fa seguito alla chiusura del programma di verifiche e sopralluoghi tecnici nel centro storico della città che ha riguardato oltre 33 edifici. Non e' escluso che nei prossimi giorni la Procura possa ordinare, su denuncia di cittadini, altre ispezioni in case crollate.
Il primo edificio sul quale verranno eseguiti carotaggi e' l'ospedale "San Salvatore" dove sono state riscontrate lesioni su alcune colonne portanti nei pressi del Pronto soccorso.
E in queste ore sale la preoccupazione anche per lo smaltimento dell'amianto.
La Provincia è intervenuta dopo il caso delle macerie, con presenza di amianto, triturate a piazza d'Armi in un sito molto vicino alla più popolosa tendopoli dell'Aquila, e per la delicata operazione di demolizione delle case pericolanti e di trasferimento delle macerie dove ci sono rifiuti speciali ed amianto.
In una conferenza stampa, l'assessore provinciale all'Ambiente, Michele Fina, ha annunciato che lunedì ha convocato i sindaci dei 49 comuni della mappa del terremoto ai quali sarà presentate le linee guida.
Fina ha chiesto che le demolizioni avvengano «con i bisturi e non con le ruspe per recuperare sia le opere d'arte e sia gli effetti personali delle famiglie».
«Questo in collaborazione con la Soprintendenza, soprattutto quando si metterà mano al centro storico che oggi non ha avuto verifiche di agibilità e non ha avuto ancora interventi e movimentazioni».
L'assessore ha anche espresso «perplessità sulla individuazione, prevista nel decreto legge, dei siti a Barisciano e Poggio Picenze, come rifiuti solidi urbani, bisogna decidere di fare una nuova discarica concordando tutto con i comuni che dovranno ospitarla».

16/05/2009 10.20

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DECRETO ABRUZZO, PD: «TESTO ANCORA INSODDISFACENTE»

ROMA. La battaglia in Commissione Ambiente, dove era in discussione il Decreto legge sul terremoto in Abruzzo, è stata aspra e alla fine i senatori del Pd Luigi Lusi e Giovanni Legnini ne sono usciti non pienamente soddisfatti.
«La forte iniziativa del Partito democratico», hanno detto, «ha consentito di raggiungere importanti risultati» ma ci sarà ancora bisogno di intervenire.
Sulla prima casa si è riusciti a spuntare una formulazione definitiva del riconoscimento del costo integrale per la ricostruzione o l'acquisto delle case distrutte, con una previsione solo opzionale del credito di imposta e del finanziamento agevolato, nel senso che tali ultimi strumenti possono essere attivati solo su richiesta dell'interessato.
«La precisazione del diritto ad ottenere l'integrale ristoro dei danni per l'abitazione principale», spiegano i due, «evidenzia ancora di più il permanere della grave insufficienza della copertura finanziaria, in particolare per il 2009, anno nel quale non vi è alcuna certezza sulla disponibilità di risorse per la ricostruzione».
Su tale aspetto il Pd presenterà uno specifico emendamento finalizzato ad integrare la copertura finanziaria per il 2009, prevedendo un ulteriore stanziamento di almeno 1 miliardo di euro a valere sul Fondo strategico per il Paese che, sulla base delle dichiarazioni rese nel pomeriggio di ieri dalla Ragioneria dello Stato, presenta una disponibilità di risorse non impegnate fino a 7,5 mld di euro.
E' stato accolto un importante emendamento del Pd, integrativo di uno analogo del Relatore, che prevede l'attribuzione di un contributo massimo di 10 mila euro per i lavori di riparazioni di limitata entità dei fabbricati lesionati; nonché di 2.500 euro per ciascuna unità abitativa per i lavori condominiali. «Tale previsione colma un grave vuoto del Decreto», spiegano Legnini e Lusi, «e potrà consentire a migliaia di famiglie di effettuare lavori urgenti per rientrare nelle proprie case e lasciare gli alberghi e le tende».
E' stata introdotta, inoltre, la possibilità per il Cipe di istituire zone franche urbane all'interno della provincia dell'Aquila, previa autorizzazione dell'Unione europea. E su questo punto, però, proprio la Ue sembra decisa a frenare.
E' stata introdotta anche una norma che prevede l'immediata entrata in vigore delle norme di sicurezza antisismica per tutte le nuove costruzioni, che nel recente Decreto cosiddetto Milleproroghe era stata rinviata per l'ennesima volta.
Il Pd esprime quindi soddisfazione per i risultati raggiunti, «frutto della sua decisa iniziativa politica e del lavoro in Commissione nonché delle forti istanze provenienti dal territorio, ma ritiene che il testo licenziato dalla commissione sia ancora insoddisfacente».
«Ciò che abbiamo ottenuto sulla prima casa», ha spiegato Legnini, «era già in partenza garantito per tutti gli altri terremoti, mentre per l'Abruzzo il Governo aveva proposto una formulazione confusa e gravemente limitativa dei diritti delle famiglie danneggiate.
Permane la necessità di dare molte altre risposte che mancano ed in particolare per l'esame in Aula del provvedimento, che inizierà martedì prossimo».
Il Pd presenterà proposte sulle attribuzione di poteri certi ai Sindaci, al Presidente della Provincia e al Presidente della Regione per la ricostruzione sulla base delle rispettive competenze, sull'aumento delle risorse finanziarie per le prime abitazioni e stanziamenti certi anche per le case secondarie, sugli stanziamenti di risorse dal 2009 per le principali istituzioni pubbliche e su ulteriori certezze per i comuni terremotati fuori dal primo elenco del Commissario

16/05/2009 10.48