Sesso dopo il terremoto: «tra un anno boom di gravidanze»

Alessandro Biancardi

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Sesso dopo il terremoto: «tra un anno boom di gravidanze»
L’AQUILA. Il sesso dopo il terremoto? Per ora non è un problema, ma tra un anno ci sarà un aumento di gravidanze rispetto alla media. * IN TENDOPOLI ALLARME MEDICI:«SITUAZIONI NON PIU’ TOLLERABILI»

Secondo il professor Rocco Pollice, psichiatra e neuropsichiatria infantile e ricercatore di psichiatria all'Università dell'Aquila, nei giorni successivi al terremoto, più che di sesso c'é voglia di intimità. Per il professor ci saranno tre fasi: la voglia di libido avrà un crescendo importante nel giro di un anno, proprio nella terza fase.
«In letteratura, viene riportato un aumento delle gravidanze ad un anno dall'evento sismico - spiega il professore, in prima linea nell'assistenza psicologica subito dopo il sisma. Questo periodo si associa ad un graduale e progressivo ripristino del funzionamento precedente, con aumento della libido ed, addirittura, l'intensificarsi dei momenti di intimità e di sessualità».
Pollice dice a chiare note che nei giri che le squadre di psicologi e psichiatri fanno nei campi di accoglienza i cittadini terremotati non denunciano l'impossibilità di fare sesso per problemi legati alla mancanza di privacy.
Questa mancanza comincerà ad essere lamentata nelle seconda fase che - chiarisce Pollice - è legata alla necessità di opporsi e contrastare gli aspetti legati alla flessione del tono dell'umore, alla demoralizzazione, all'ambiente ostile che promuove la ricerca della gratificazione e tra queste, quella regina, ovvero la sessualità.
Una giovane coppia sposata da tra anni conferma che più che di sesso in questi giorni si ha bisogno di intimità fatta di affettuosità basate sul contatto rassicurante: «Il sesso è quasi sparito - dicono - il ricordo e la paura del sisma sono ancora molto presenti, più in là ci sbloccheremo».

15/05/2009 12.42

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IN TENDOPOLI ALLARME MEDICI:«SITUAZIONI NON PIU' TOLLERABILI»


L'AQUILA. Se nei giorni scorsi c'era chi aveva contestato la presenza sui quotidiani di notizie allarmistiche e non veritiere sulle condizioni igienico sanitarie scadenti in tendopoli, oggi altri tre medici del San Salvatore rincarano la dose.
I medici parlano di una situazione gravissima «da oggi non più tollerabile» dal punto di vista sanitario, a 37 giorni dal terremoto che ha sconvolto il capoluogo abruzzese.
«Non è più sostenibile - scrivono - la situazione di promiscuità e scarsa igiene che condiziona, favorita dal caldo intenso, il diffondersi di malattie batteriche a interessamento gastro-enterico».
E se finora è stato possibile contenere i disagi, secondo i medici Vittorio Festuccia, Sabrina Cicogna e Giovanni Flati ciò é accaduto solo grazie «all'abnegazione di tutto il personale» e per l'aiuto dato, nella fase d'emergenza, dalla Protezione civile delle Marche.
«La particolare condizione della tenda che ora accoglie dai 20 ai 30 malati - aggiungono - non è tale da consentire ulteriori ritardi».
In attesa, quindi, «dell'ospedale del G8, dei posti ristrutturati nella porzione meno danneggiata del San Salvatore e dei posti della casa di cura Villa Letizia», la soluzione più rapida sarebbe trasferire i pazienti proprio nelle strutture di Villa Letizia.
«Molti a parole si dicono impegnati nel mantenimento di una città di livello per ogni settore, sanità, istruzione, lavoro e qualità complessiva della vita, pochi in realtà - concludono - sono stati realmente fattivi e utili al raggiungimento dello scopo».

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