Terremoto e crolli: Procuratore Rossini:«abbiamo i nomi dei costruttori»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. La maxi inchiesta sui crolli sospetti a L’Aquila è ad un punto cruciale. Gran parte del lavoro ricognitivo e preparatorio sarebbe già stato fatto.


Ora si attendono i risultati delle perizie sui quasi 150 edifici attenzionati. Ma la procura avrebbe anche già individuato i nomi dei costruttori per i quali il rischio di ritrovarsi iscritti nel registro degli indagati è altissimo.
«Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha ragione quando afferma che l'accertamento delle responsabilità è un'esigenza primaria del Paese; bisogna uscire dalla logica della responsabilità diffusa che finisce per non essere di nessuno».
Lo ha detto ieri il procuratore capo della Repubblica, presso il tribunale dell'Aquila, Alfredo Rossini, intervenendo all'incontro promosso dall'Associazione Nazionale Magistrati (Anm) all'Aquila, nell'auditorium della scuola della Guardia di Finanza.
Rossini, parlando dell'inchiesta ha ribadito che «la Procura ha messo in piedi un'inchiesta complessa che è già abbastanza avanti. Abbiamo individuato - ha proseguito - le persone che hanno costruito i palazzi che sono crollati e la fase istruttoria è a buon punto».
«Se ci sono indagati? Siamo vicini, più vicini di prima», ha detto.
Il procuratore, inoltre, ha tenuto a comunicare all'assemblea che il suo ufficio tiene sempre informata l'opinione pubblica sugli sviluppi dell'inchiesta, facendo salvo il segreto istruttorio, «perchè la vicenda riveste un enorme interesse pubblico nazionale».
Rossini ha parlato anche di una «macchina istruttoria straordinaria» che vede il coinvolgimento di tutte le forze dell'ordine.
Intanto ieri c'è stato anche un vertice per fare il punto della situazione.
Vi hanno partecipato Rossini, il sostituto Fabio Picuti, i consulenti tecnici e gli uomini della squadra interforze della polizia giudiziaria.
Nel vertice si sarebbe fatto il punto sulle criticità emerse di maggior rilievo che potrebbero far pensare ad ipotetiche violazioni delle norme relative alle costruzioni.
Da fonti della procura però non si esclude che la lista degli edifici possa aumentare ancora in seguito alle spinte di nuovi esposti o indicazioni. Anche oggi tra l'altro dovrebbero continuare i sopralluoghi della procura.

RISCHIO PRESCRIZIONI?

Ma ieri si è parlato anche di altro nella assemblea della associazione magistrati: il rischio prescrizione dei processi.
Un fenomeno che pende su tutti i processi italiani in seguito alle recenti riforme dell'ordinamento giudiziario ma che si sarebbe acuito a L'Aquila in seguito all'apertura della maxi inchiesta, ai crolli della procura che ostacolerebbero la ripresa degli stessi procedimenti ed il carico enorme di lavoro che è piombato sui magistrati aquilani.
«Attualmente il 70% dei processi si concludono con dichiarazione di prescrizione a causa delle carenze di organico nella Corte d'Appello dell'Aquila, ora con le gravi conseguenze determinate dal terremoto c'e' il rischio che questa percentuale possa raggiungere il 90%», ha sostenuto il presidente della Corte d'Appello d'Abruzzo, Mario Della Porta, intervenendo all'assemblea.
Della Porta ha sottolineato che attualmente, presso la Corte d'Appello, c'e' un arrestato di 8500 processi penali e il rischio e' che, con la nuova situazione di emergenza determinata dal terremoto, che ha messo fuori uso il palazzo di giustizia, si possa arrivare entro l'anno a 11 mila processi con un incremento di 2500 processi arretrati.
«Ciò - ha spiegato Della Porta - , però, non dipende dal fatto che i magistrati non lavorano, poichè ognuno di loro porta a conclusione ogni anno 269 processi, una media procapite - ha osservato - tra le più alte d'Italia».
E ieri i magistrati hanno paventato l'ipotesi di proporre modifiche al decreto Abruzzo estendendo, per quanto possibile, i termini di sospensione dei procedimenti per evitare che molti processi d'Appello cadano in prescrizione.
Per il presidente dell'Anm, Luca Palamara, il problema dell'amministrazione giudiziaria all'Aquila «va affrontato in maniera globale. Agire in maniera opportuna - ha spiegato - può costituire un'occasione per far ripartire la funzionalità del sistema giudiziario. Si può quasi creare un progetto pilota per la ripresa».
Quello che è successo all'Aquila, secondo il presidente della sezione distrettuale abruzzese, Giampiero Di Florio, «non ha precedenti».
«Non si era mai posto il problema di un blocco integrale di un distretto cagionato dal sisma - ha ribadito il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini - comunque, a un mese di distanza dal sisma possiamo dire che siamo in grado di assicurare una ripresa graduale delle attività giudiziarie, riattivando i primi uffici e le strutture logistiche».

08/05/2009 10.10