Sequestrati altri due condomini: oltre 200 le denunce dei cittadini

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. L’inchiesta sui crolli degli edifici pubblici e privati del capoluogo si arricchisce di nuovi sequestri.
Va avanti il lavoro della procura che dovrà accertare responsabilità umane nei crolli di alcuni edifici pubblici e privati che non hanno retto alla scossa del 6 aprile.
Le indagini proseguono senza colpi di scena.
Al momento non ci sono ancora persone iscritte nel registro degli indagati. Il procuratore Rossini vorrebbe chiudere tutto entro 4 mesi, con 60 giorni di anticipo rispetto a quelli che sono i tempi delle indagini preliminari.
Nei giorni scorsi gli agenti della squadra mobile della questura insieme ai colleghi della sezione di polizia giudiziaria della Procura, hanno messo i sigilli a due condomini ubicati in via Dante Alighieri, nel popoloso quartiere di Pettino.



Nei giorni scorsi erano stati gli stessi inquilini a chiedere l'intervento dell'autorità giudiziaria dopo aver riscontrato gravi lesioni.
E intanto, da quanto si apprende, potrebbe essere considerata seriamente la testimonianza di uno studente di ingegneria della provincia di Macerata, ospite della casa dello studente, che nei giorni scorsi si è presentato in Procura insieme al padre che di professione fa l'architetto strutturista, per chiedere di essere ascoltato.
Il giovane si sarebbe reso conto della anomalie tecniche e del pericolo della struttura universitaria - dove sono morti otto studenti - vista anche la facoltà frequentata e i sopralluoghi fatti dal padre, e avrebbe presentato memorie sullo stato dell'arte sia all'azienda per il diritto allo studio universitario sia alla stessa facoltà. L'audizione come persona informata sui fatti dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. Ma questa è solo l'ultima testimonianza raccolta dagli studenti che assicurano di aver lanciato l'allarme molte settimane prima del tragico crollo e che le autorità competenti avrebbero risposto loro che non c'erano pericoli. Gli studenti hanno parlato di lesioni visibili all'ultimo piano e nei pressi ai alcuni pilastri.
Dopo la tragedia in procura sono arrivati una valanga di esposti. Si tratta di circa 200 denunce, tutte dettagliate
Dito puntato su progettisti e costruttori, ovvero su quelli che la magistratura ha deciso di non ascoltare subito ma dopo aver reperito prove tangibili.
Le denunce sono state presentate anche dai tanti cittadini che non hanno subito lutti ma che hanno visto la loro casa, in molti casi nuova, gravemente danneggiata, e vogliono che sia fatta luce sui progetti e sulle tecniche di costruzione. La procura non sottovaluta nessun tipo di input, anche se nei giorni scorsi il procuratore della Repubblica, Alfredo Rossini, ha sottolineato che non interessano le opinioni ma i fatti.
Ed un fatto sembra essere quello che il cemento armato fosse molto meno “armato” di quello previsto dalla legge: troppa sabbia non lavata e ferri inadeguati che avrebbero indebolito le strutture. Un caso questo che potrebbe riguardare anche l'ospedale San Salvatore reso inagibile dopo la scossa del 6 aprile e costruito in trenta anni dalla ditta Impregilo.
Ieri inoltre è stato lanciato un altro appello che potrebbe essere ascoltato dalle autorità nei prossimi giorni.
«Quando si parla delle vittime del terremoto, si dimentica che in via Campo di Fossa ci sono stati 27 morti, tra i quali molti giovani».
Alessandro Antonini, giovane di Sant'Egidio alla Vibrata (Teramo), si dice amareggiato dalla scarsa considerazione data al palazzo crollato all'Aquila all'angolo con piazzale Paoli.
Un crollo che ha tolto la vita anche alle sue sorelle, Genny e Giusy, 22 e 24 anni.
Vorrebbe recuperare i loro oggetti, ma finora non c'é riuscito.
Il palazzo è uno dei punti chiave dell'inchiesta della Procura dell'Aquila. Proprio per questo Antonini, studente fuori sede come le sorelle - lui viveva in un altro palazzo - racconta di avere avuto difficoltà, nei giorni scorsi, quando ha provato a recuperare effetti personali delle due ragazze.
«Mi sono fatto accompagnare dai Vigili del fuoco - ha spiegato - nella speranza di recuperare i computer portatili delle mie sorelle. Un'impresa quasi impossibile: molte macerie sono già state rimosse e vari oggetti sono stati portati via, eppure nel piazzale sottostante ci sarebbe tutto lo spazio per tenere lì le masserizie».
04/05/2009 7.50