Terremoto, nel 2003 l’Abruzzo «d’avanguardia» non temeva ma sapeva

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. In Abruzzo tutti sapevano che un terremoto avrebbe potuto fare molti danni. * 2 MLN NEL 2005 PER PREVENZIONE ANTISISMICA SUGLI IMMOBILI
Negli anni passati la politica si diede molto da fare, apparentemente, per evitare la tragedia: incontri, stanziamento di soldi, (ma anche bocciature che oggi suonano come determinanti), istituzione di commissioni di inchiesta.
A cosa è servito tutto questo se oggi il capoluogo è distrutto e ci sono oltre 60 mila sfollati tra L'Aquila e i comuni della zona?
Era il 18 febbraio del 2003, giunta Pace. Il consiglio regionale si riunì (proprio nella città devastata dal sisma) per parlare di rischio sismico.
E in quel giorno si stabilì l'istituzione di una commissione d'inchiesta sulla sicurezza delle scuole e degli edifici pubblici abruzzesi e sull'attuazione delle leggi regionali in materia.
Il verbale oggi suona inquietante perché è evidente che tutti sapevano quello che sarebbe potuto accadere. E si sta parlando di 6 anni fa.
Seduti in consiglio gli stessi nomi di chi oggi ha ancora a che fare con i palazzi della politica: in ordine alfabetico si ritrovano Amicone, Castiglione, Costantini, D'Alessandro, D'Alfonso, Di Stefano, Ginoble, Lapenna, Melilla, Pagano, Pezzopane, Tagliente, Verticelli, solo per nominarne alcuni.
«L'Abruzzo», si legge nel verbale di quella seduta, «è una Regione ad alto rischio sismico ed è suscettibile di eventi analoghi per magnitudo a quelli registrati in Molise».
Per questo si decise «la ricognizione di tutti gli edifici scolastici e pubblici e la verifica dello stato di sicurezza; la verifica dello stato di attuazione delle leggi in materia e un programma di previsione e prevenzione».



Negli anni che cosa ha prodotto questa commissione d'inchiesta?
Cosa ha tirato fuori?
Si era accorta che nel capoluogo di regione, (e non in una frazione isolata) la città non avrebbe retto e si sarebbe completamente sbriciolata su se stessa? Sapeva che addirittura il palazzo del Governo non era in grado di sopportare un terremoto di intensità medio alta? E l'ospedale? E la casa dello studente?
Sono tanti i punti interrogativi e i documenti non ne risolvono nessuno.
Perché sulla carta venne stabilito che la commissione avrebbe dovuto realizzare «un piano pluriennale di interventi per la riduzione del rischio con fondi di bilancio ordinari e straordinari, con priorità per le strutture pubbliche e incentivi (fiscali, ICI, ecc.) per gli adeguamenti degli edifici privati».
Qualche mese dopo, esattamente il 9 maggio dello stesso anno, la politica regionale presenziò al convegno "La riclassificazione del territorio e la nuova normativa tecnica per le costruzioni in zona sismica: leve strategiche di un programma integrato regionale per la mitigazione del rischio".
In quell'occasione l'assessore Giorgio De Matteis, oggi vice presidente del Consiglio Regione dell'Abruzzo, parlò addirittura di «avanguardia della regione» per rischio sismico.
«In Abruzzo», si legge nei comunicati stampa ufficiali dell'epoca, «abbiamo già iniziato una attività di prevenzione, di ricognizione e di valutazione del rischio sismico, che ci ha consentito ad essere all'avanguardia rispetto alle altre regioni».
Menomale…
E nei cassetti delle amministrazioni pubbliche c'è anche lo studio redatto nel 1998-99 dalla protezione civile sul rischio sismico del capoluogo o l'analisi condotta tra il 2003 e il 2005 da “Abruzzo Engineering” sulla vulnerabilità degli edifici pubblici. Lì i segnali d'allarme non mancavano. Anche lì era scritto tutto nero su bianco.
Il professor Gaetano De Luca consegnò al Comune, alla Provincia e alla Regione, tre studi che evidenziavano la base geologica del fattore di rischio e suggerivano interventi radicali per la messa in sicurezza degli edifici pubblici e di tutti gli immobili adibiti al ricovero di persone: ospedali, scuole, collegi.
A quanto pare solo la Provincia si allarmò ma poi la volontà di correre ai ripari venne stoppata dalla mancanza di soldi che sarebbero dovuti arrivare dalla Regione.
Il 17 aprile del 2008, più o meno un anno prima del sisma, si parlò del pericolo di un terremoto anche all'Università dell'Aquila, che oggi conta circa 25 mila studenti senza aule e senza alloggi.
A quell'incontro partecipò Gaetano De Luca (quello che aveva scritto la relazione che allertava Comune, Provincia e Regione), e Giampaolo Giuliani, il tecnico oggi al centro di polemiche per i suoi sistemi di rilevamento delle scosse.
Tutti ne parlavano, tutti sapevano.
I soldi pure sono arrivati e documenti certificano che interventi sono stati effettuati. Allora perché la catastrofe di oggi?

Alessandra Lotti 29/04/2009 9.46