Grasso:«Nessun problema di mafia se ricostruzione sarà affidata agli abruzzesi»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. E’ durato poco più di un’ora il colloquio tra Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, ed il procuratore della Repubblica dell’Aquila Alfredo Rossini.  * «NESSUN MAXI PROCESSO». AMIANTO TRA LE MACERIE, ALTRI PALAZZI SEQUESTRATI * CARLO TAORMINA: POLEMICHE SULLA COMPETENZA DELLA PROCURA * OLTRE 40 PERSONE ANCORA DISPERSE: AIUTACI A TROVARLE
Sono state gettate le linee guida per i lavoro duro che dovrà essere fatto nei prossimi mesi e dovrà avere ritmi sostenuti, anche perché gli abruzzesi si aspettano giustizia in tempi ragionevoli.
Così il magistrato antimafia ha dato la massima disponibilita' per tutte quelle attivita' che rientrano nella funzione istituzionale della Direzione nazionale antimafia.
«Tra le prime attivita' - ha spiegato Grasso - c'e' quella di poter applicare dei magistrati della Dna che si occupino delle vecchie indagini antimafia, gia' in corso per liberare i sostituti da questa incombensa e per potersi dedicare alle altre indagini di loro competenza sotto il profilo ordinario».
Grasso ha assicurato che la Procura nazionale raccogliera' tutta una serie di informazioni sulla ricostruzione per passarle poi alla Procura de L'Aquila.
«Un'altra attivita' importante - ha detto ancora il procuratore nazionale antimafia - e' quella svolta dal comitato che controlla le grandi opere, operativo presso il ministero dell'Interno e che si occupa e si preoccupa di evitare le infiltrazioni negli appalti e prende l'esperienza delle indagini sugli appalti per fissare dei protocolli di legalita'».
Ma Grasso in conferenza stampa subito dopo il colloquio con Rossini ha anche detto di puntare sugli abruzzesi e sul loro orgoglio.
«Puntiamo»,ha detto, «su di loro perche' l'Abruzzo non diventi un Far West come abbiamo visto in altri posti».
Il procuratore ha spiegato ancora una volta come l'Abruzzo sia una terra diversa da quelle dove imperversano 'ndrangheta, camorra e mafia.
«In Abruzzo - spiega il procuratore Antimafia - eventuali infiltrazioni saranno piu' visibili e il nostro compito in qualche modo e' piu' facile. In materia di terremoto abbiamo delle tristi esperienze, come quella dell'Irpinia dove mi dicono ci sono ancora dei processi da fare. Tutto questo vorremmo evitare che si ripeta. Vorremmo solo che i soldi dello Stato vadano alla ricostruzione e non nelle tasche di qualcuno, questo lo dobbiamo agli abruzzesi che hanno perso tutto. Per noi e' un dovere morale».
La nostra regione è stata definita anche «territorio vergine» nel quale sono state riscontrate pero' presenze legate alla criminalita' organizzata.
«Un conto - spiega - e' l'investimento in imprese lecite con i soldi guadagnati illecitamente. Un'altra cosa e' la presenza di imprese mafiose che inquinano il mercato lecito. E' su questo che noi dobbiamo vigilare».
E sul G8 Grasso ha ammesso che crea ulteriori problemi di sicurezza ma che questi «possono essere affrontati e, comunque, perché si creerebbe dappertutto»
«L'idea brillante, geniale - ha proseguito - è che tutto ciò che si costruisce per il vertice di luglio rimarrà, adattato, patrimonio del territorio. Sotto questo profilo quindi - ha concluso Grasso - si tratta di una buona idea».
Grasso ha inoltre detto di aver fatto un giro per il centro storico dell'Aquila che conosce bene perché il figlio si è sposato proprio nella basilica di Collemaggio.
«L'ho rivista ed è veramente desolante. Per fortuna ho i filmini delle nozze e spero che domani alla basilica possa essere restituita quella bellezza che la contraddistingueva. Con L'Aquila - ha concluso - ho un legame personale».
Dunque parole rassicuranti dal vertice della macchina antimafia dello Stato italiano anche perché ci sarebbe l'intenzione di affidare gran parte dei lavori alle aziende locali proprio per aggirare problemi di infiltrazioni.
Basterà?
Tutto dipenderà dalle procedure che saranno effettivamente messe in atto ma soprattutto dai controlli che dovranno essere capillari e attenti: ogni distrazione, infatti, potrebbe essere fatale.
La differenza la faranno poi le istituzioni locali e gli amministratori che saranno chiamati a svolgere in maniera impeccabile un lavoro enorme per i prossimi cinque anni.

24/04/2009 14.43

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«NESSUN MAXI PROCESSO». AMIANTO TRA LE MACERIE, ALTRI PALAZZI SEQUESTRATI

L‘INCHIESTA. L'AQUILA. E' un'altra giornata cruciale per il versante inchiesta. E' appena arrivato all'aquila il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che avrà un colloquio con il procuratore della repubblica dell'Aquila Rossini.
Nei giorni è stato formato un pool di magistrati esperti in questioni di mafia che dovrebbe avere il compito di coadiuvare la procura abruzzese nelle inchieste che saranno aperte sui crolli sospetti e sugli allarmi lanciati e rimasti inascoltati.
E secondo il procuratore Alfredo Rossini non ci sarà alcun maxi-processo ma tanti procedimenti per ogni grande palazzo crollato.
«Indubbiamente non si potrà fare un solo processo in aula per tutti gli indagati - ha spiegato il procuratore, che fino ad ora ha proceduto contro ignoti - Per ogni palazzo grande che è caduto potremmo fare dei processi separati all'Aquila in maniera più agevole. Però è difficile sapere quando. Questo, comunque, accelererà tutto il lavoro».
Rossini ha anche detto che «le imputazioni varieranno un poco da caso a caso: se c'é stato semplicemente il crollo, ci sarà semplicemente il reato per il crollo dell'edificio, se invece ci sono morti e responsabilità abbiamo cento volte detto quali sono i capi di imputazione», ha aggiunto Rossini che fin dall'inizio dell'inchiesta ha detto di voler accertare se la natura dei reati è dolosa o colposa.
In riferimento all'inchiesta il procuratore Rossini ha detto di essere un po' stanco ma molto soddisfatto:«Stiamo lavorando con tempi e criteri di rapidità assolutamente inconcepibili, quando mai un'inchiesta così cammina così veloce. Abbiamo già spunti investigativi ma non posso rivelarli».
Sempre sull'inchiesta Rossini ha evidenziato che è stata definita «scherzosamente la madre di tutte le inchieste perché riunisce in sé, come concetti generali, tutto questo enorme lavoro che stiamo facendo su quello che è successo dopo il terremoto e possibilmente anche a causa di opere di uomini».

NUOVI PALAZZI SEQUESTRATI

Intanto aumenta il numero dei palazzi posti sotto sequestro all'Aquila.
In riferimento poi all'attività dei periti Rossini ha riferito che «tutti i siti sono sotto il controllo dei consulenti che fanno esami e perizie».
Probabilmente uno dei filoni cercherà di chiarire anche il perchè dell'utilizzo di materiali pericolosi.
Tra le macerie infatti sono stati trovati anche materiali pericolosi tra cui amianto nella zona di piazza d'Armi prima di essere inviate nelle discariche di Lanciano e Pizzoli, per questo l'attività di frantumazione è stata sospesa.
Sul caso stamani c'é stato un incontro tra il comandante nazionale del nucleo di tutela ambientale dei carabinieri, gen. Edoardo Centore, il colonnello Antonio Menga, dello stesso nucleo, e il comandante provinciale dei Carabinieri, Amedeo Specchia.
Pare che la segnalazione sulla presenza di materiale pericoloso e sulla pericolosità dell'azione di triturazione in un luogo nelle immediate vicinanze del campo di accoglienza di piazza d'Armi, il più grande della città dell'Aquila, sia stato fatta da alcuni cittadini accolti nella stessa struttura.

L'ULTIMA DENUNCIA

E ieri alle denunce di parenti ed amici delle vittime della casa dello studente si è aggiunta anche quella di una signora aquilana Anna Maria Cialente che nel crollo della struttura ha perso il figlio, Francesco Maria Esposito, 24 anni, dipendente della cooperativa che gestiva gli alloggi per studenti, morto insieme alla fidanzata Angela Criciani di San Nicandro Garganico.
La signora Cialente, dipendente regionale, stamani ha presentato alla procura della Repubblica l'istanza di costituzione del collegio difensivo annunciando la costituzione parte civile in un eventuale processo.
Gli avvocati sono Valentina Bozzelli di Montenero di Bisaccia e Arnaldo Cascione di Vasto, due legali che hanno difeso le famiglie delle vittime del sisma di San Giuliano.
«Me l'hanno ammazzato, voglio giustizia per mio figlio, Angela e gli altri studenti, chi ha sbagliato deve pagare - dice piangendo -. Mio figlio è morto per un gesto di amore e di altruismo, era un ragazzo generoso».
Dopo essere uscito a cena con la sua fidanzata il giovane ha infatti deciso di dormire con lei nella casa dello studente perché molto impaurita dalle scosse della sera del 5 aprile.
La casa dello studente è crollata, mentre la casa paterna a Pettino è rimasta in piedi.
«Mi ha telefonato dicendomi di non preoccuparmi e che sarebbe rimasto nella stanza di Angela per tranquillizzarla - prosegue la signora -. La stanza è crollata perché era proprio sopra la colonna fradicia di acqua già segnalata e che nessuna aveva controllato. Sono morti nel sonno».
Angela aveva una sorella, Nadia Pia, che viveva nella casa dello studente. Si è salvata perché abitava nella parte non crollata. La signora Cialente ha aderito al comitato promosso da Antonietta Centofanti, zia di una vittima della casa dello studente.
24/04/2009 12.42