Nuove evacuazioni a Ortona Dei Marsi e Cansano

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Ordinanza di sgombero ieri del sindaco di Ortona dei Marsi, Cristiano Bertolini, a causa dello sciame sismico che sta colpendo la provincia. * L'UNIVERSITA' RIPARTE DA AVEZZANO
Una trentina di persone residenti nella frazione "Sulla Villa" hanno dovuto lasciare le abitazioni così come altre venti della stessa Ortona dei Marsi.
Diverse famiglie sono state spostate in un albergo di Bisegna (L'Aquila); altre hanno trovato ospitalità da parenti.
Il comune di Ortona, con circa 700 abitanti, è ad una settantina di chilometri dall'Aquila, a sud.
Il presidente della Comunità montana del Giovenco, Manfredo Eramo, ha sollecitato il suo inserimento nella lista dei comuni danneggiati dal sisma.
Momenti di tensione anche a Cansano, un paesino di 272 abitanti tra Sulmona e Campo di Giove. Il sindaco, Mario Ciampaglione, ha chiesto alla Protezione civile un continuo monitoraggio della faglia interessata: quella del Morrone.
«Ho inviato, così come mi è stato richiesto, una segnalazione scritta al capo della protezione civile, Guido Bertolaso - spiega il sindaco - in cui evidenzio l'anomalia di una situazione che va assolutamente controllata. Ad oggi, però, non sono arrivate né spiegazioni né rassicurazioni dai responsabili della protezione civile».
Effetti che invece ci sono stati il 17, ma soprattutto il 29 marzo, quando molte abitazioni e lo stesso municipio, sono rimasti seriamente lesionati dal sisma che ha avuto come epicentro la zona archeologica di Cansano.
«Ho già firmato 20 ordinanze di sgombero - prosegue Ciampaglione - due case che rischiavano di crollare sono state puntellate e siamo stati costretti a chiudere due strade rese pericolose proprio dal rischio di ulteriori crolli. E nonostante tutto ciò, siamo stati tenuti fuori dalla lista dei paesi terremotati. Una decisione che non riusciamo a capire anche alla luce dello sciame sismico in atto nella faglia del Morrone, che si trova proprio sotto le nostre case».
E ieri è deceduto ieri all'ospedale di Castel di Sangro, Enrico Micantonio, 48 anni, di Arischia, frazione dell'Aquila.
L'uomo, subito dopo il sisma del 6 aprile, era stato trasportato dal San Salvatore, dove si trovava già ricoverato, al presidio di Castel di Sangro. La morte e' sopravvenuta per problemi cardio respiratori. La ricerca dei parenti e' stata particolarmente difficile poichè la loro casa e' andata distrutta durante il terremoto.




SIGNORE SE MI VUOI IO SONO QUI»

«Signore, se mi vuoi io sono qui», è questa la preghiera muta di padre Quirino Salomone, rettore della basilica di San Bernardino, della notte del 6 aprile scorso.
La sua basilica è stata colpita duramente dalla scossa che ha distrutto la provincia dell'Aquila
«Da un mese – ha raccontato padre Quirino - avevo avuto come un segnale, mi dicevo che se le scosse fossero continuate, il campanile sarebbe crollato. E così e' stato».
Nella caduta il campanile ha sfondato le stanze di due frati che casualmente, in quel momento, non erano all'Aquila.
«Dopo la scossa ho cercato una via di fuga», racconta ancora, «mi sono liberato delle porte che ostruivano i corridoi e ho aperto una finestra, quindi ho legato un grosso cavo elettrico ad un termosifone, ho scavalcato e mi sono appeso al cavo che ricoperto di polvere mi ha consentito solo una paio di metri, poi sono precipitato a terra. Meno male che ero al primo piano. Di corsa sono entrato in chiesa, ho preso il Tabernacolo e sono fuggito. Quando mi hanno chiesto in che condizioni era la chiesa non ho saputo rispondere. Ho visto solo polvere, i candelabri a terra e una gran confusione. Ancora non so in che condizioni e' la pala d'altare in terracotta di Andrea della Robbia, forse l'opera d'arte più famosa della chiesa. Ora ho una sorta di rifiuto psicologico, quando penso a quei momenti mi viene ancora la pelle d'oca. La buona notizia e' che il campanile, cadendo, ha distrutto il tetto del convento, ma non ha intaccato il tetto della chiesa perche' le pietre si sono fermate nel controsoffitto ed hanno salvato l'abside».
La Basilica di San Bernardino fu costruita nel 1454 per volere dei Santi Giovanni da Capestrano e Giovanni della Marca, discepoli del santo senese.
Il tempio presenta una pianta a croce latina, con tre navate sulle quali si aprono cappelle laterali con cupole ottagonali. Lo stile che caratterizza l'interno e' quello ricco del barocco, rappresentato esemplarmente dal soffitto in legno policromo e dorato, opera di Ferdinando Mosca da Pescocostanzo, al quale e' attribuito anche l'organo monumentale.

IN CASA DA 16 GIORNI: «STO BENE COSI'»

E dalla tragica scossa della notte tra il 5 e il 6 aprile scorso, c'è anche chi non si è mosso da casa se non per fare qualche passeggiata nel parco del Forte spagnolo. E' Raffaele Colapietra che vive e dorme da solo nella sua abitazione che, a suo dire, è «rimasta illesa e che è già oggetto di un intervento da parte di una squadra di operai».
Tutto ciò nonostante il divieto a stare in casa sancito da una ordinanza sindacale. Anche protezione civile, vigili del fuoco e corpo forestale dello stato alla fine si sono dovuti arrendere al no del noto professore di storia.
«So che sono contro la legge, ma sono illeso, la mia casa è illesa e voglio rimanere qui».
«Subito dopo la scossa – ha raccontato - sono sceso in strada, ma non mi sono reso conto della gravità della situazione, era buio e freddo e me ne sono ritornato nella mia casa. Solo poche ore dopo, dai miei amici e dai mass media, ho capito le proporzioni del terremoto. Naturalmente, ho preso questa decisione perché ci sono le condizioni di sicurezza, altrimenti sarei scappato anch'io».
Ieri intanto è stato tenuto a battesimo, all'Aquila, il "Comitato democratico per la qualità nella ricostruzione dell'Aquila città capoluogo", che raggruppa professionisti e non.
Il primo punto per la ricostruzione riguarda la ristrutturazione immediata dell'ospedale San Salvatore e di tutti i plessi universitari; la requisizione di una foresteria in località Lenze di Coppito per la Casa dello studente e l'individuazione di aree per il commercio in adiacenza del centro storico, come la Villa comunale e il Parco del Castello

23/04/2009 8.47
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L'UNIVERSITA' RIPARTE DA AVEZZANO, «NO A SPOSTAMENTI DEFINITIVI»


L'AQUILA. «Utilizzeremo, per un tempo limitato, le strutture disponibili ad Avezzano e nella Marsica, per proseguire l'attività di alcune facoltà universitarie».

Lo ha annunciato il rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando Di Orio, partecipando, ad un incontro promosso dalla Comunità Montana Marsica Uno.
Non verranno trascurate nemmeno altre offerte provenienti dalla Valle Peligna «e siamo fermamente determinati a proseguire l'attività anche nelle tende dell'aquilano».

Altre ipotesi, al di fuori della provincia, invece, non verranno prese in considerazione «perché l' università dovrà continuare a vivere, nonostante tutto, nel capoluogo».
«Mai, come in questo momento - ha spiegato il presidente dell'ente sovracomunale, Italo Taccone - la Marsica si sente vicina all'Aquila. L'università rappresenta un gioiello per tutta la Provincia e il nostro territorio farà il possibile per alleviare i disagi».
Di Orio, dopo aver ringraziato per la solidarietà mostrata e «la vicinanza della mia terra d' origine», ha confermato che l'Università vive una situazione difficile e drammmatica in quanto solo il 20% delle strutture sono risultate agibili.
«Con molta probabilità - ha detto - Avezzano potrà ospitare un'area ingegneristica anche se sarà difficile spostare i laboratori».
Il rettore ha confermato che tutte le carriere studentesche sono state recuperate e che nulla è andato perso
Ci sarebbe poi la proposta del consiglio di Facoltà di scienze della formazione di spostare le proprie sedi a Carsoli.
Contestata la scelta da parte del comitato 3e32: «la proposta è in tutti i sensi fuori luogo».
«Siamo convinti», dicono dal comitato, «che le facoltà umanistiche che per la didattica hanno bisogno solo di un infrastruttura leggera non debbano in nessun modo spostarsi dal territorio dove sono state fondate».
Per le altre di carattere scientifico «è assolutamente necessario avere delle garanzie di un ritorno a Settembre in strutture idonee qualora nell'immediato non possano restare qui».
23/04/2009 10.56