La coda dell’inverno sferza gli sfollati nelle tendopoli

Alessandro Biancardi

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La coda dell’inverno sferza gli sfollati nelle tendopoli
L’AQUILA. Dopo il terremoto anche la pioggia e il freddo. L’acqua è venuta giù senza sosta per due giorni e il rumore delle gocce sulle tende è diventato un sottofondo di compagnia.

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Il freddo entra nelle ossa e c'è chi preferisce stare nelle nuove case blu piuttosto che sfidare le intemperie. E il maltempo, le nuvole nere, quest'acqua che rendono l'impossibile ancora più difficile, scoraggiano gli sfollati che da due settimane hanno perso tutto.
C'è chi si affaccia timidamente all'uscio di plastica e vede che non è aria, chi resta sul letto a parlare, a pensare a quello che è successo e quello che succederà nei prossimi giorni.
Ci si attacca al telefonino per comunicare con gli amici, sfollati anche loro, che alloggiano in chissà quale campo.
Gli sms vanno forte tra gli sfollati. E' rimasta l'unica ancora di salvezza per comunicare in attesa che il wifi venga messo a disposizione di tutti.
Chi è riuscito a portare in salvo il cellulare ha salvato anche una porzione infinitesimale di una normalità che da queste parti non c'è più.
C'è anche chi pensa alle case sventrate e a questa pioggia che rovinerà i mobili.
Ieri tanta gente ha fatto la fila davanti al gazebo dei vigili del fuoco per richiedere un sopralluogo nella abitazioni. E oltre ad andare a recuperare oggetti preziosi e importanti c'è chi ha pensato anche a coprire mobili, libri, oggetti d'arredo completamente fradici.
Gesti semplici, fondamentali, piccolissimi che servono però a risollevare l'umore e a esorcizzare il momento della tragedia.
Anche chi vive negli alberghi della costa ormai non vede l'ora di fare rientro a casa. Tra Silvi, Montesilvano, Pineto, Roseto, si vive tutti insieme in strutture ricettive che si stanno adattando alla situazione.
Il pomeriggio, quando c'è il sole, si esce per un giro, sempre tutti insieme. Non esistono più nuclei familiari ma maxi comitive di ragazzi di età diverse, adulti e anziani.
«Siamo stanchi e vogliamo tornare a casa», dicono. E nei giorni scorsi si sono preoccupati anche di ringraziare chi li ospita e sui balconi degli hotel sventolano striscioni con la scritta «Grazie Silvi», o «gli aquilani vi saranno sempre grati».
Ma quello che è rimasto della loro città lo vedono solo in tv.
Poi c'è chi vive negli ospedali e deve ancora metabolizzare tutto quello che è accaduto.
Dopo il crollo sono stati registrati oltre mille feriti, cento dei quali in gravi condizioni.
All'ospedale di Teramo ci sono 42 ricoverati di cui 5 nel reparto di rianimazione Generale. Questi ultimi sono tutti stati estubati, per cui respirano spontaneamente e sono coscienti, ma le loro
condizioni permangono critiche e le loro prognosi restano riservate.
All'ospedale San Liberatore di Atri nella giornata di ieri sono stati ricoverati altri 2 pazienti e il numero totale è salito a 24. Nel reparto di rianimazione è rimasta una sola paziente e le sue condizioni sono ancora gravi. E sempre al San Liberatore ieri si è festeggiato l'arrivo del piccolo Angelo. Mamma e figlio godono di buona salute.
All'Ospedale di Sant'Omero il numero totale dei ricoverati è 12, tutti in discrete condizioni. Negli ultimi giorni ci sono state 6 dimissioni.
All'ospedale di Giulianova, invece, ci sono 23 feriti, 2 nel reparto di rianimazione. Entrambi sono in condizioni stabili ma critiche.
E poi ci sono 19 dializzati , 8 che seguono terapie oncologiche.
Intanto migliorano lievemente le condizioni di Eleonora Calesini, la ragazza salvata dopo molte ore dalle macerie di casa sua è stata trasferita da Teramo a Modena riavvicinandosi così a casa sua anche perché –seppure ancora ricoverata in rianimazione- le condizioni lo hanno permesso.

22/04/2009 9.54

I PROBLEMI DI GORIANO SICOLI

La pioggia che cade incessantemente da alcuni giorni su Goriano Sicoli, paese quasi interamente distrutto dal sisma del 6 aprile, sta causando notevoli disagi alle persone sfollate e ospitate nella tendopoli.
«Inoltre la pioggia inizia a filtrare in alcune tende - dice il sindaco Sandro Ciacchi - e il fango rende difficile la vita nel campo».
Le precipitazioni, infiltrandosi nelle murature gia' lesionate, rischiano di compromettere la stabilita' degli edifici colpiti da terremoto ed esponendo gli stessi al pericolo di nuovi crolli.
«Il portale del santuario e il campanile di Santa Gemma - continua il sindaco -stanno subendo danni che si sommano giorno dopo giorno. Chiedo alla Protezione civile di intervenire per la messa in sicurezza di questo edificio, anche coprendolo in maniera provvisoria con idonei teli».
A Goriano Sicoli e' a rischio anche un affresco di Teofilo Patini, dipinto sulla volta di un'abitazione fortemente lesionata dal sisma.

A FOSSA FRANE CONTINUE

L'amministrazione comunale di Fossa - piccolo borgo medievale dell'entroterra aquilano tra i Comuni più colpiti dal sisma del 6 aprile scorso - ha chiesto alla protezione civile di dare priorità assoluta alla messa in sicurezza della montagna che sovrasta il comune, Monte Circolo (933 metri sul livello del mare), interessato da continue frane per le scosse sismiche di questi giorni che hanno cambiato radicalmente l'aspetto morfologico del monte.
L'ultima frana segnalata dall'amministrazione si è verificata la scorsa notte, dopo gli ultimi eventi sismici. Il cedimento ha lasciato sul lato della montagna un'evidente striscia di detriti. Il sindaco Luigi Calvisi ha spiegato che «fino a quando non sarà messa in sicurezza la montagna il paese di Fossa continuerà ad essere inagibile, a prescindere dalla situazione degli edifici».
Le continue frane hanno anche fatto crollare i ruderi del borgo fortificato di Ocre che sorgono sul monte Circolo e godono di un panorama straordinario. Questo castello, posto al centro della Valle dell'Aterno, assunse nel Medioevo una posizione strategica determinante poiché poteva controllare gran parte della conca aquilana.
22/04/2009 12.43