L’inchiesta:«Nessun indagato, risultati in 4 mesi». Aumentano gli esposti

Alessandro Biancardi

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L’inchiesta:«Nessun indagato, risultati in 4 mesi». Aumentano gli esposti
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L'AQUILA. L'inchiesta della procura dell'Aquila va avanti. Al momento non ci sono ancora indagati, come ha confermato il procuratore Alfredo Rossini.
Perché adesso la priorità è quella di capire «come sono andate oggettivamente le cose. Poi, con le perizie, risaliremo alle responsabilità individuali».
E la macchina della giustizia, si sa, non è mai veloce. Sui tempi, Rossini, però ha fatto un azzardo: «nel giro di quattro mesi i primi risultati li avremo».
Perché la mole di materiale da visionare da parte dei periti è tanta: ci sono documenti, macerie ed altri reperti continuano ad essere raccolti negli stabili sequestrati.
Proprio per questo e per le esperienze italiane 4 mesi sono un tempo super breve per una inchiesta normale, figurarsi per una che appare complicata come questa.
Ieri è stata la volta dell'edificio dell'Inps, che si aggiunge ad oltre 30 palazzi, comando regionale delle Fiamme Gialle compreso.
E aumentano di pari passo anche gli esposti dei cittadini e di quanti hanno visto le proprie case sbriciolarsi come castelli di sabbia.
Tutti oggi vogliono sapere il motivo, il perché dei crolli, anche per rendere giustizia alle 300 vittime che sotto le macerie hanno perso la vita.
Ieri, dopo quella dell'avvocato Maurizio Cora, che nel crollo del palazzo ha perso la moglie e due figlie, altri inquilini dell'edificio di via XX settembre 79 hanno presentato una denuncia alla procura dell'Aquila.
I parenti delle vittime vogliono che si «accertino le responsabilità del crollo, in relazione ai lavori effettuati per la realizzazione del garage» in una struttura adiacente.
Dal procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini si è presentato ieri mattina l'avvocato Giampaolo Filiani a nome del collega Aleandro Equizi, che aveva lo studio al terzo piano del palazzo, dei fratelli Gianfranco e Mariarita Cioni e di Maria Loretta Mannella, tutti residenti nello stabile. Persone che, come Cora, avevano già segnalato i problemi e le scosse che si sentivano durante i lavori di realizzazione del garage.
Nella denuncia si chiede poi alla procura di rintracciare e sequestrare un esposto, contenente anche delle foto, che sarebbe stato presentato al difensore civico dell'Aquila durante i lavori per la costruzione del garage e di procedere con un accertamento tecnico irripetibile sulle macerie del palazzo.
Il legale ha anche chiesto il sequestro di tutta la documentazione relativa all'immobile; documenti che però la procura ha già sequestrato al genio civile, assieme a tutti quelli relativi agli edifici pubblici e privati crollati a L'Aquila e in cui si sono registrati morti.
E ieri il procuratore capo ha incontrato anche il sindaco Massimo Cialente e il manager dell'Asl Roberto Marzetti.
«Sono stati spontaneamente con noi, ma li avevamo invitati», ha spiegato Rossini.
Il primo cittadino non ha presentato denuncia per omissione in atti d'ufficio per il suo telegramma ignorato dal Governo 5 giorni prima del terremoto ma ha annunciato che si costituirà parte civile contro gli indagati.
In questi giorni si sono presentate spontaneamente agli inquirenti tante persone, «ma nessun costruttore», ha chiarito il procuratore.
Sulla Casa dello Studente, invece, c'è la situazione «più chiara».
«Sentiremo ancora delle persone, ma quella è la situazione che abbiamo più chiara».
Oggi non sono in programma altre deposizioni di testimoni. «Nei prossimi giorni», ha annunciato sempre Rossini, «avremo degli sviluppi piuttosto veloci, ma adesso non li posso anticipare», ma ha escluso che si tratti di risultati delle perizie.

CONDOMINI DEL 2.000 NON HANNO RETTO

E a Bagno, una frazione dell'Aquila, 70 famiglie hanno presentato un esposto alla procura. La loro vicenda è assurda e rientra nella fitta casistica di abitazioni recenti che non hanno retto al sisma del 6 aprile scorso.
I condomini, costruiti nel 2000 sono rimasti, infatti, pesantemente danneggiati e le famiglie adesso sono costrette a vivere in tenda. «Come è possibile che costruzioni praticamente nuove si siano distrutte?», si domandano oggi.
Il comitato di residenti ha anche spiegato che già negli anni scorsi avevano riscontrato crepe anomale e avevano già presentato un esposto, rimasto però inascoltato.



A OFENA ESPOSTO DEL COSPA

Il Cospa, l' associazione degli allevatori che fa capo a Dino Rossi di Ofena, ha invece presentato un esposto al prefetto dell'Aquila e al Questore per il comportamento del sindaco Anna Rita Coletti. Subito dopo la scossa del 6 aprile, racconta l'associazione, «il sindaco e il tecnico comunale hanno fatto alcuni sopralluoghi per verificare le case interessate dal terremoto. Durante il sopralluogo i due hanno rassicurato gli abitanti che non sarebbe accaduto nulla, in quanto le loro abitazioni erano agibili».
Ma con l'arrivo dei vigili del fuoco la situazione è apparsa subito ben diversa: «le case da sfollare erano tante», racconta il Cospa nell'esposto, «la protezione civile è stata allertata per avere la disponibilità delle tende per i numerosi cittadini sfollati. Il risultato è che molte case sono state sgomberate, anche quelle dove il tecnico comunale e il sindaco avevano dato l'agibilità e rassicurato gli inquilini».
Tutto questo, secondo l'associazione, «ha ritardato l'evacuazione mettendo a rischio le persone facendole rimanere nelle case o a dormire nelle loro auto per 5 notti».

A TERAMO STRISCIA LA NOTIZIA



Sempre ieri una troupe di Striscia la Notizia è stata a Teramo. Dopo una segnalazione da parte di un cittadino cardiopatico e diabetico che dal 6 aprile vie in tenda è stata verificata la disponibilità di alcuni prefabbricati e roulotte che si trovano inutilizzati in un recinto.
L'inviato del tg satirico ha parlato con un responsabile della protezione civile che ha spiegato che si vorrebbe tentare di non utilizzare prefabbricati ma passare direttamente dalle tende a soluzioni definitive.

a.l. 21/04/2009 11.28