Ascoltati in procura Marzetti e Cialente. Sequestrato il palazzo dell'Inail

Alessandro Biancardi

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Ascoltati in procura Marzetti e Cialente. Sequestrato il palazzo dell'Inail
* SAVIANO:«LA MAFIA MINACCIA LA NUOVA VITA DELL’AQUILA» * LA SCUOLA SI ORGANIZZA IN VISTA DEGLI ESAMI* ...MA I GENITORI NON MANDANO A SCUOLA I FIGLI* IL PAPA ALL'AQUILA: ECCO IL PROGRAMMA* TRUFFE E SCIACALLI: L'EMERGENZA NON E' FINITA* L'INCHIESTA VA AVANTI: OGGI ALTRI TESTIMONI * UN ANNO FA UN ESPOSTO PER «GLI SCAVI ASSASSINI» * LE SCOSSE NON SI FERMANO* ANCORA PROTESTE DEI COMUNI ESCLUSI DALLA LISTA DEI DANNEGGIATI
L'AQUILA. Sono stati ascoltati in procura questa mattina anche il manager dell'Asl Roberto Marzetti e il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente.
Al centro dell'incontro con il manager Marzetti c'è ovviamente la situazione dell'ospedale "San Salvatore". La struttura, gravemente lesionato dal terremoto del 6 aprile, è dal giorno del sisma inagibile e sotto sequestro.
Più di una volta ci si è interrogati sul perché la struttura non abbia retto alla forte scossa e adesso l'ospedale è proprio al centro dell'inchiesta della magistratura che indaga su eventuali responsabilità penali da parte di chi doveva controllare o di chi doveva costruire secondo leggi antisismiche.



«Ho chiesto io stesso questo colloquio - ha detto Marzetti incontrando i giornalisti - voglio sapere se i magistrati vogliono tenere sotto sequestro tutta la struttura. Alcuni reparti potrebbero essere riaperti presto».
Diverse parti della struttura sono sotto sequestro e il Manger ha chiesto al procuratore Rossini «fino a che punto ci possiamo spingere nell'uso dell'ospedale e delle ristrutturazioni e quelle che invece non possiamo toccare perché oggetto di indagini».
Per il manager non ci sarebbero responsabilità per l'inagibilità della struttura ospedaliera: «La scossa sismica è stata particolarmente violenta».
Spetterà agli investigatori stabilire se sia andata proprio così.
«L'ospedale è stato costruito in base ad una concezione che risale a quaranta anni fa», ha proseguito Marzetti. «Io ho contattato alcune ditte che hanno fatto ristrutturazioni ospedaliere post-terremoto e mi hanno spiegato che oggi le tecniche costruttive sono completamente diverse. La cosa importante, però, è che la struttura abbia retto, sia per quanto riguarda l'incolumità fisica delle persone, sia perché ci consente di ripartire. Per esempio, il bunker dove ci sono tutte le apparecchiature della diagnostica, peraltro molto sofisticate e costose, non ha particolari problemi. Quindi siamo intenzionati a riaprirlo nel giro di pochi giorni, naturalmente dopo aver sentito il procuratore», che ha posto la struttura sotto sequestro e «dopo aver definito con le assicurazioni la questione del risarcimento dei danni».
Tornando poi sulla questione dell'agibilità, Marzetti ha spiegato che «se si intende quella nera su bianco dovrei dire che non c'é: ci sono agibilità parziali rilasciate a suo tempo, esiste una procedura ormai conclusa per l'accatastamento e, se non ci fosse stato il terremoto, avremmo avuto anche l'agibilità complessiva nel giro di qualche mese».
«Scoprire dopo trenta anni che mancavano le staffe nei pilastri amareggia molto», ha detto Marzetti, «perché forse bastava poco per far sì che non accadesse. La direzione dei lavori avrebbe dovuto attentamente vigilare e anche il collaudo»
«Nel maggio 1980 - ha spiegato Marzetti - è stato rilasciato il certificato di collaudo dell'ospedale e quindi i tecnici avevano ben chiaro quale fosse la situazione sia per quanto riguarda le caratteristiche del terreno, sia la sismicità della zona, sia il modo in cui è stato costruito l'immobile. Hanno fatto un'analisi puntuale, conclusa con il certificato di collaudo».
Il fatto è che, ha detto Marzetti, «l'ospedale è stato progettato nel 1968 e costruito sulla base delle conoscenze tecniche di allora, ma la tecnologia evolve e bisognerebbe tenerne conto».
Nel corso del colloquio con il pm, Marzetti ha chiesto di poter «incominciare i lavori di ristrutturazione e di messa in funzione dell'ospedale perché alcune parti sono riparabili in breve tempo - ha detto - e noi vorremmo ripartire: con la diagnostica per immagini e altri reparti potremmo farlo già da lunedì prossimo. I lavori più impegnativi riguardano invece, il rifacimento delle tramezzature e sarà necessario qualche mese. Certo - ha proseguito - noi vogliamo dare una garanzia alla collettività e quindi ricostruiremo non ripristinando la situazione ex-ante ma con delle tecnologie che ci mettano al riparo da altri terremoti. Inoltre faremo una perizia più attenta anche su quelle parti che si sono salvate».
Marzetti ha spiegato ai giornalisti che i ritardi nella costruzione dell'ospedale sono stati causati «non da motivi tecnici, ma di finanziamento» e che «il problema dell'ospedale non era quello dell'agibilità, come spesso si dice, perché questa non è l'altro che l'accertamento dei requisiti igienici: requisiti che erano comunque presenti, come è stato certificato volta per volta. Nella sostanza - ha proseguito il manager - questo non ha niente a che vedere cono il danno subito, che riguarda altri aspetti».
C'é stata negligenza nei lavori e nella progettazione? «Io non sono un tecnico - ha risposto Marzetti - quello che ho visto é che alcune colonne non hanno le staffe trasversali di collegamento dei ferri. Mi hanno spiegato che è una cosa importante. Certo il danno è sproporzionato rispetto al costo di quei quattro pezzi di ferro che dovevano garantire la sicurezza. E questo rende tutto ancora più grave».
Il sindaco Cialente, che al suo arrivo non ha voluto rilasciare dichiarazioni ai giornalisti, sarebbe invece stato convocato dal procuratore a causa di quel telegramma inviato 5 giorni prima del sisma alla Presidenza del Consiglio.
Un telegramma di cui si è parlato molto e che adesso più che mai mette nero su bianco tutte le preoccupazioni del primo cittadino ancor prima della scossa delle 3.32.
Il telegramma era stato spedito per chiedere lo stato di emergenza ed accedere così ai fondi per riparare alcuni edifici lesionati da scosse precedenti: «era un passaggio obbligato anche da un punto di vista amministrativo», ha detto Cialente alla fine dell'incontro in Procura. Il sindaco ha spiegato che il senso della missiva era: "Datemi la possibilità di cominciare ad intervenire, alla luce di questo sisma non me la sento più di non intervenire".
L'allarme e' stato sottovalutato?, gli hanno chiesto i cronisti: «L'allarme c'era. Il terremoto - ha risposto - era monitorato, ma prevedere la scossa e' scientificamente impossibile, quindi sotto questo punto di vista non c'e' stata sottovalutazione».

BRUNETTA: «MAGISTRATURA AVREBBE DOVUTO AGIRE PRIMA»

Per il ministro della Pubblica Istruzione, Renato Brunetta, invece, la magistratura sarebbe dovuta entrare in azione prima: «la magistratura faccia tutto quello che deve fare per trovare le responsabilità. Magari sarebbe stato opportuno che lo avesse fatto prima e non solo dopo. Ma questo fa parte dell'umana impotenza».
Ora, secondo il ministro, ciascuno «deve fare il suo mestiere: il governo deve governare, il presidente del Consiglio deve dare risposte sui finanziamenti e sulla ricostruzione, e la magistratura deve indagare sulle responsabilità».
20/04/2009 15.06

SEQUESTRATO PALAZZO INAIL

Si allunga la lista degli immobili lesionati o crollati in seguito al terremoto su disposizione della Procura della Repubblica dell'Aquila.
Oggi è stata la volta del palazzo dell'Inail, in via XX Settembre, adiacente ad un edificio completamente crollato e già oggetto di sequestro.
Il decreto è stato eseguito dalla polizia che ha compiuto dei rilievi anche in via Dante Alighieri dove alcune nuovissime costruzioni sono state gravemente lesionate
20/04/2009 17.21