Il Veneto vuole i faldoni del processo del Vajont

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1286

VENEZIA. Il governatore del Veneto Giancarlo Galan chiede che i faldoni del processo per la tragedia del Vajont, salvati dalle macerie dell'Archivio di Stato dell'Aquila, crollato con il terremoto, siano custoditi in Veneto.


«C'é più di qualcosa che unisce tra loro questi tragici eventi»ha detto Galan, secondo il quale tuttavia «una volta risolti i problemi di carattere tecnico-giudiziari relativi al riemergere dei faldoni, potrebbe essere la Regione del Veneto il soggetto istituzionale più indicato per allestire un'opera di conservazione».
Questo a beneficio di tutti, per salvare «materiali documentali che è giusto siano conservati e consultabili in una sede ritenuta la più opportuna».
I 280 faldoni con gli atti e la memoria storica della tragedia che il 9 ottobre 1963 sconvolse Longarone e tutta Italia (oltre 2.000 vittime) erano nell'archivio dell'Aquila, occupavano un'intera stanza, perché nel tribunale del capoluogo abruzzese furono ospitate dal 1969 al 1971 le fasi salienti del processo, a ben 850 chilometri di distanza.
In base all'accordo stipulato il tribunale abruzzese conserva la titolarità della documentazione fino al 2011 e affida all'archivio di stato la gestione tecnico-scientifica del materiale. I documenti trasferiti all'archivio sono raccolti in circa 280 faldoni che da soli occupano un'intera stanza dell'Archivio di Stato.
Il processo di primo grado cominciò il 29 novembre del 1968 con le udienze di primo grado che si conclusero il 17 dicembre del 1969.
«L'accusa chiese 21 anni per tutti gli imputati (eccetto Violin, per il quale ne vengono richiesti 9)», si ricorda sul sito Vajont.net che ricostruisce tutta la vicenda, «per disastro colposo di frana e disastro colposo d'inondazione, aggravati dalla previsione dell'evento e omicidi colposo plurimi aggravati. Biadene, Batini e Violin vengono condannati a sei anni, di cui due condonati, di reclusione per omicidio colposo, colpevoli di non aver avvertito e di non avere messo in moto lo sgombero; assolti tutti gli altri. La prevedibilità della frana non viene riconosciuta».
Il 26 luglio 1970 inizia all'Aquila il Processo d'Appello, con lo stralcio della posizione di Batini, gravemente ammalato di esaurimento nervoso.
Il 3 ottobre la sentenza riconosce la totale colpevolezza di Biadene e Sensidoni, che vengono riconosciuti colpevoli di frana, inondazione e degli omicidi. Essi vengono condannati a sei e a quattro anni e mezzo (entrambi con tre anni di condono). Frosini e Violin vengono assolti per insufficienza di prove; Marin e Tonini assolti perché il fatto non costituisce reato; Ghetti per non aver commesso il fatto.
Poi il procedimento si spostò a Roma.
20/04/2009 12.00