Dopo il dolore la rabbia, decine di denunce alla Procura sui crolli anomali

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. I magistrati della Procura de L'Aquila che indagano sui crolli del terremoto hanno acquisito ieri filmati girati da privati, ma anche da telecamere a circuito chiuso, per ricostruire nel miglior modo possibile gli effetti del sisma sugli edifici.
E' quanto trapelato al termine della riunione tra investigatori e tecnici che si è tenuta nella Scuola della Guardia di Finanza.
Diversi video sono già stati acquisiti, compresi quelli di alcune tv private realizzate subito dopo la scossa distruttiva del 6 aprile.
I magistrati nelle prossime ore faranno lo stesso con le riprese dalle telecamere a circuito chiuso, ad esempio delle banche oppure quelle piazzate all'aperto soprattutto per verificare come hanno reagito gli edifici al terremoto.
La procura avrebbe già stilato un elenco di costruttori da interrogare «nelle prossime ore»: sono tutti quelli (una ventina) che hanno realizzato gli immobili sottoposti a sequestro.
Gli interrogatori avverranno non appena saranno pronti i primi risultati delle perizie sui reperti sequestrati in modo da poter muovere contestazioni specifiche
E parallelamente all'inchiesta va avanti anche il lavoro di verifica di agibilità dei palazzi e degli edifici pubblici. Su 2043 sopralluoghi effettuati gli edifici agibili nell'area colpita dal terremoto sono 1270, pari al 52%.
Sono invece 490 (21%) gli edifici temporaneamente inagibili, «ma agibili con provvedimenti di pronto intervento»; 69 (3%) quelli parzialmente inagibili; 113 (5%) quelli temporaneamente inagibili «da rivedere con approfondimento»; 293 (12%) gli edifici del tutto inagibili e 168 (7%) quelli inagibili «per rischio esterno».
Saranno fondamentali in queste prime settimane le segnalazioni degli aquilani.
Nelle ultime ore è stata raccolta la testimonianza di un uomo che ha raccontato di aver comprato una casa tre mesi fa, con i soldi di una vita.
«Mi avevano detto, assicurato, che era antisismica, invece è crollata», ha raccontato l'uomo.
Dopo i primi giorni, in cui la preoccupazione di tutti era rivolta altrove, adesso i cittadini sempre più numerosi vanno dai carabinieri, dalla polizia e dalla Guardia di finanza per denunciare crolli apparentemente inspiegabili. E non solo.
Le denunce riguardano case costruite in cemento armato che sono crollate mentre altre, lì vicino, sono rimaste intatte; edifici regolarmente collaudati eppure lesionati in modo tale da renderli assolutamente inagibili. Molto spesso, questi esposti sono corredati da foto e filmati di come era l'immobile prima del terremoto e, in alcuni casi anche delle fasi di costruzione. Accanto a questi, ci sono poi quei cittadini che hanno perso dei parenti nei crolli e che, durante il lungo sciame sismico che ha preceduto il terremoto del 6 aprile, avevano ricevuto più di una segnalazione di allarme da parte dei loro cari. Segnalazioni alle quali erano seguite altrettante rassicurazioni.
Sono esposti, questi ultimi, carichi di rabbia per «una tragedia che si poteva evitare». Tra le persone che hanno denunciato la presunta sottovalutazione degli allarmi lanciati ci sarebbero alcuni di quei cittadini che hanno perso dei figli nello stabile crollato in via XX Settembre 79 (7 morti).

IL COMITATO DI STUDENTI

A presentare un esposto è stato anche un comitato formato da un'ottantina di studenti della casa dello studente che si sono riuniti sotto il nome di “Casa dello studente Parte civile”.
Loro vogliono che si faccia chiarezza sul perché nessuno ha raccolto l'allarme che a più riprese avevano lanciato sulle condizioni della struttura.
Il comitato è stato promosso dalla zia e dalla sorella di Davide Centofanti, un ragazzo di Vasto morto nel crollo della struttura.
Gli aderenti hanno presentato un dettagliato esposto alla procura per denunciare che non sono mai stati presi in considerazione gli allarmi sulla stabilità del palazzo lanciati dai giovani che vi abitavano.
Tra questi anche [url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=20189]Carmela Tomassetti[/url], la ragazza che era fuggita dalla struttura una settimana prima del sisma e che sarà ascoltata dagli inquirenti. «Ho deciso di aderire per avere giustizia - spiega Marilena Faragasso, studentessa in scienze infermieristiche originaria di Agri (Cosenza) - c'erano tante cose in quella struttura che non andavano e sono state prese alla leggera. Quanto da noi denunciato - ha aggiunto la studentessa - doveva costituire un campanello d' allarme, ma nessuno ci ha ascoltati».
Quella notte Marilena dormiva nella casa dello studente e si è salvata scendendo in strada con un gruppo di giovani che si sono aiutati a vicenda.

AIUTI PER I MAGISTRATI AQUILANI

E il Csm si appresta a rafforzare con "prestiti" da magistrati degli altri uffici giudiziari i tribunali di Teramo e Sulmona sull'onda dell'emergenza terremoto.
Una decisione presa su impulso della Settima Commissione di Palazzo dei marescialli, presieduta dalla laica Celestina Tinelli, che è competente in materia di organizzazione degli uffici giudiziari. I due tribunali avevano chiesto supporti quattro mesi fa al Csm e una decina di magistrati si erano dichiarati disponibili ad andare a Teramo e Sulmona.
Ma allora Palazzo dei marescialli aveva valutato che la situazione non era tale da giustificare il ricorso alle cosiddette "applicazioni" di toghe da altri uffici giudiziari.
Una situazione che è del tutto cambiata dopo il sisma. Di qui la decisione dei consiglieri di "riesumare" d'ufficio quella richiesta e di attingere a quel serbatoio di giudici che già allora aveva dato la propria disponibilità a un trasferimento temporaneo.



17/04/2009 8.41