Nell’ospedale San Salvatore «cemento fragile come borotalco»

Alessandro Biancardi

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Nell’ospedale San Salvatore «cemento fragile come borotalco»
L’AQUILA. La Procura ha un capannone intero pieno di reperti che sono stati sequestrati. Ieri il procuratore Rossini ha fatto sapere anche che è preoccupato che alcuni calcinacci possano essere occultati, nascosti, portati via per eliminare prove compromettenti.


Si indaga sempre per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, ma non è escluso - viene sottolineato in ambienti vicini all'inchiesta - che l'ipotesi di reato possa prossimamente aggravarsi. Lo stesso procuratore nei giorni scorsi ha parlato di «responsabilità penali molto importanti. Come dice il presidente della Repubblica c'é una responsabilità diffusa», ha detto Rossini, «ma poiché quando sono responsabili tutti non paga nessuno, noi cercheremo di individuare le singole colpe».
Nel mirino degli inquirenti «gli edifici in cui si sono avuti più morti e quelli pubblici», a cominciare dall'ospedale.
Ieri il sindaco dell'Aquila Cialente aveva denunciato la presenza di pilastri «senza staffatura. Il ferro uscito fuori è tutto storto», ha raccontato. «Datemi retta, l'agibilità prima o poi si sarebbe ottenuta, ma l'ospedale sarebbe crollato lo stesso».
«Quella struttura è uno dei punti principali del nostro lavoro», ha confermato il procuratore Rossini.
«Continuamente ci sono piccoli sviluppi nelle indagini», ha detto Rossini, «i consulenti hanno fatto già degli esami e sicuramente qualcosa piano piano verrà fuori. Certo è un' inchiesta complessa, dalle dimensioni enormi: pensate solo a quanti palazzi sono crollati e ai morti che ci sono stati. Per questo l'abbiamo definita la madre di tutte le inchieste. Avremmo dovuto fare un processo per ogni palazzo dove ci sono stati dei morti e vedere chi erano i responsabili, ma sarebbe stato un lavoro immenso e contradditotorio. Invece abbiamo cercato di farlo unitario per stabilire dei criteri uniformi. Ma non dimenticate - aggiunge Rossini - che accanto a queste indagini facciamo anche i processi, seguiamo le inchieste ordinarie e tutto ciò in sistemazioni di fortuna: non ci si può chiedere più di questo».

SI PARTE DAI PALAZZI NUOVI

Nell'inchiesta si partirà da quei palazzi costruiti quando c'era la normativa antisismica e che sono crollati lo stesso, mentre altri lì vicino sono rimasti dritti. Una volta individuati si dovrà ricostruire tutta la filiera della costruzione, a partire dal momento dell'appalto.
E i tecnici e i periti che hanno fatto i primi sopralluoghi raccontano le condizioni dell'ospedale.
«Non è agibile nella funzionalità. Strutturalmente ci sono poche zone che devono essere recuperate da zero e molte che invece possono essere ripristinate con interventi di minore portata», ha raccontato l'ingegner Mario Pompei, che ieri ha accompagnato dei giornalisti dell'Ansa in un sopralluogo nell'edificio al centro di mille polemiche.
L'ospedale San Salvatore, in realtà, non è "crollato", come spesso si dice. L'enorme struttura è tutta in piedi e, dall'esterno, si vede solo un'apertura provocata da alcune tamponature che sono saltate. Anche all'interno le lesioni sono sì diffuse, ma «apparentemente non strutturali».
Vi sono, tuttavia, alcune gravi carenze: ad esempio, due pilastri che si trovano vicino all'ingresso principale «sono stati completamente tagliati: le staffe non si vedono e gli altri ferri sono piegati e fuoriusciti. Questo non dovrebbe mai succedere, e tanto meno in un edificio strategico come un ospedale», ha spiegato Pompei, che con un team di tecnici delle Marche si occupa delle verifiche di agibilità degli edifici lesionati dal sisma.
«Sicuramente - alcune zone devono essere radicalmente recuperate per carenze strutturali. Nella maggior parte delle strutture, però, queste carenze non si osservano: occorrerà però certamente verificare e ripristinare la funzionalità del complesso».

«IL CEMENTO COME TALCO»


Già ad un primo esame, un dato appare evidente: il nosocomio, in varie sue parti, è stato costruito utilizzando cemento «annacquato», che non ha retto alla compressione del sisma sgretolandosi come fosse «borotalco».
L'analisi è dell'ingegnere dell'Enea Alessandro Martelli, membro della task-force di esperti istituita da Enea e Protezione civile per gli accertamenti alle strutture nelle zone colpite dal sisma. Scarsissima qualità dei materiali, dunque, cui si aggiungono anche difetti strutturali nella progettazione: «Nel caso del nosocomio aquilano - ha affermato l'ingegnere - siamo di fronte ad un fallimento dell'intera filiera: ci sono stati errori di progettazione ed errori di costruzione, ma c'é stata anche una gravissima mancanza di controlli».
La pensa in maniera diversa Cesare Squadrilli, l'ingegnere che fece parte del gruppo di progettazione dell'ospedale. «L'ospedale dell'Aquila è stato costruito secondo tutti i crismi della legge in vigore allora quando la città era ancora zona sismica di seconda categoria, quindi è stato fatto in piena regola. Forse», ha aggiunto Squadrilli, «l'amministrazione avrebbe dovuto fare delle verifiche con la legge entrata in vigore dopo». In merito all'ospedale, la cui costruzione è cominciata nel 1972, spiega che «se fosse stata una struttura pericolosa, tutti i malati non sarebbero usciti vivi. Ora ci sono delle verifiche da fare, ma non capisco perché è stato reso inagibile. Sto aspettando gli sviluppi di questa vicenda ma non comprendo le polemiche».

I MEDICI VOGLIONO TORNARE AL LAVORO

E intanto è nato un comitato spontaneo di medici universitari ed ospedalieri dell'Ospedale S. Salvatore.
I medici si sono riuniti per discutere le soluzioni possibili per l'ospedale.
Tutti hanno ribadito di voler rimanere nella città per ricostituire in tempi brevissimi una vera struttura al servizio della stessa, contro ogni ipotesi di diaspora del personale presso altri ospedali della regione.
Nell'immediato il comitato chiede «con forza» l'invio dell'ospedale del G8 in tempi brevissimi e di poter utilizzare l'unica struttura privata esistente sul territorio per l'attività complessiva, didattica ed assistenziale.
Ugl Sanità in una nota annuncia che nelle immediate vicinanze del capoluogo sono state individuate due soluzioni logistiche temporanee. Si tratta della struttura della casa di cura privata Villa Letizia, a Preturo, a 11 km dall'Aquila, e della Residenza sanitaria assistenziale Villa Dorotea, a Santa Dorotea di Scoppito, a circa 15 km dall' Aquila, che fa parte dell'azienda Villa Letizia srl. «Entrambe - afferma l'Ugl sanità - risultano agibili e garantirebbero 300 posti letto con due sale operatorie».
Secondo il sindacato, il proprietario, l'architetto Vittorini, ha manifestato la disponibilità immediata a mettere a disposizione le strutture di sua proprietà a favore del servizio pubblico.

16/04/2009 8.47

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RICOSTRUZIONE. ANCE: «LE NORME CI SONO, BASTA FARLE RISPETTARE»

L'AQUILA. «Un edificio costruito sulla base delle regole antisismiche del '74 non va giù». Ad affermarlo è stato il presidente del costruttori dell'Ance, Paolo Buzzetti che ha assicurato che «le norme di edilizia antisismica che risalgono al 1974 e successivamente al 1996 sono sufficienti, vanno benissimo».
Per Buzzetti è inutile «mettere in piedi regole nuove ad ogni terremoto che si verifica, meglio piuttosto controllare che le leggi in vigore siano effettivamente applicate. Va bene l'applicazione della normativa del 2005 - sostiene Buzzetti - purché vi siano controlli sulla qualità di quello che si realizza».
Il presidente dell'Ance è stato ieri in visita sui luoghi del terremoto a L'Aquila, alla guida di una delegazione di costruttori ed esperti.
Concorde sull'inutilità di nuove norme antisismiche anche Remo Calzona, ordinario di ingegneria all'Università La Sapienza di Roma. «Ad ogni nuova scossa c'é chi chiede una nuova norma, questo è una assurdità. I livelli di conoscenza ingegneristica sul sisma sono elevatissimi, di norme ce ne sono anche troppe – ha detto Calzona - piuttosto occorre procedere sulla strada della garanzia di qualità, si tratta di requisiti che vengono applicati per gli edifici industriali ma in alcuni casi non per le costruzioni civili».
Calzona ha insistito sulla necessità di procedere a un sistema di controlli sulla qualità, sui conglomerati utilizzati, sulla messa in opera corretta, sulle armature e quindi sui collaudi: un insieme di controlli il cui fine sia appunto la garanzia delle prestazioni indicate nel progetto.
«In molti casi – ha spiegato il docente - si scopre che ci sono proprio queste carenze. In più una volta realizzati, gli edifici hanno bisogno di manutenzione e le eventuali manipolazioni non devono riguardare nessuna delle strutture portanti».
Ad essere più a rischio, ad esempio, secondo Calzona, sono gli edifici ottocenteschi in quanto oggetto di numerose manipolazioni sulla base di criteri discutibili. Buzzetti e i costruttori dell'Ance hanno incontrato le autorità locali tra le quali il presidente della regione Abruzzo, Gianni Chiodi, e il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente.
Dobbiamo essere in grado di realizzare un modello Abruzzo - ha detto Buzzetti - che possa introdurre novità positive da utilizzare anche a livello nazionale».
«L'Aquila non è una città di carta – ha detto il sindaco Cialente - molti edifici sono ancora in piedi, se non fossero stati costruiti con norme antisismiche i morti sarebbero molti di più, fino a 2500».
«Non è possibile –gli ha fatto eco Chiodi - che passi il messaggio che L'Aquila sia una città di cartapesta. Si tratta, invece, di una città che ha subito un sisma violentissimo e che in gran parte ha resistito. Mi auguro che la magistratura possa svolgere al meglio il suo lavoro affinchè vengano individuate le eventuali responsabilità e confermo che la Regione Abruzzo si costituirà parte civile».
Chiodi si è soffermato su tre fasi fondamentali per la ricostruzione: «Innanzitutto - ha aggiunto – bisogna dare risposta immediata a 58 mila sfollati e avviare una fase di ricostruzione socio-economica. Dare un tetto vero a questa gente, anche se provvisorio. Pensiamo a strutture asismiche, non saranno allestiti container. Infine, la fase vera della ricostruzione. Oggi sono al lavoro oltre 150 squadre di tecnici impegnati nelle verifiche strutturali».
Secondo i primi sopralluoghi della delegazione dell'Ance, sulla base di «oltre 2 mila verifiche, in periferia il 75% degli edifici è agibile».

16/04/2009 8.46
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CONFESERCENTI: «LA PRIORITA' SIA IL CENTRO STORICO»

Priorità assoluta per il centro storico, anima della città e della sua economia, e immediata ripresa di funzionalità per gli enti pubblici e l'università. Sono le richieste che partono dal commercio e dall'artigianato dell'Aquila, una cui rappresentanza su iniziativa di Confesercenti si è riunita ieri mattina nella sede del centro operativo allestito presso la scuola della Guardia di Finanza alla presenza del presidente nazionale di Confesercenti Marco Venturi.
La riunione ha consentito anche un primo confronto fra i commercianti, gli artigiani e il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, presente all'incontro.
Per Confesercenti sono infatti oltre 2.000 le imprese commerciali e artigianali dell'Aquila che hanno subito danni ingenti dal terremoto. Prima del sisma, le imprese commerciali e del piccolo artigianato erano circa 1.500 nella sola città dell'Aquila, producendo occupazione per 2 mila 700 addetti. Circa 700 di queste aziende era all'interno delle mura. Altre 600 erano le attività presenti nell'immediato hinterland colpito dal sisma. Un patrimonio ''polverizzato'' dove oltre il 90% delle attività commerciali e artigianali della zona ha subito danni molto gravi ed è al momento inattiva.
«Questo è il momento della coesione e della ricostruzione» ha spiegato Venturi, «così come la concretezza e la capacità di ripartire al più presto per ridare all'Aquila la possibilità di esistere e tornare a vivere sono fondamentali».
Venturi ha annunciato che la settimana prossima si terrà proprio all'Aquila la Giunta nazionale dell'associazione e ha reso noto che continuano ad arrivare contributi di solidarietà da tutta Italia. «E' di oggi - ha detto il presidente Confesercenti - la notizia che la categoria degli ambulanti ha messo a disposizione 10 casette prefabbricate che consegnerà alla protezione civile per i terremotati».
La rappresentanza di Confesercenti guidata da Venturi ha illustrato al capo della Protezione civile le priorità per consentire un rapido rilancio della città da parte di commercianti e artigiani. Idee e proposte riassunte da Bruno Basile, vicepresidente provinciale di Confesercenti e del Consorzio commercianti centro storico.
«Bisogna provvedere, in via assolutamente prioritaria, alla messa in sicurezza della città a partire dall'area all'interno delle mura, con il puntellamento delle strutture danneggiate e l'abbattimento di quelle non recuperabili, con immediata rimozione delle macerie: ciò al fine di consentire il rapido ritorno di vitalità all'interno dell'area. Bisogna consentire» ha aggiunto il rappresentante dei commercianti «l'immediata ripresa di funzionalità, attraverso il ricorso a strutture mobili e temporanee, degli uffici pubblici all'interno del centro storico, senza alcun ricorso alla delocalizzazione in altri centri della provincia, e occorre favorire la ripresa delle attività commerciali e artigianali con l'installazione di strutture mobili e temporanee nei pressi immediati delle attività danneggiate, dove poter riattivare le imprese e ridare alla cittadinanza la possibilità di vivere una prima normalità»
Di fronte a questo scenario il capo della Protezione civile Bertolaso ha segnalato l'esigenza che a questa fase di grande coesione e solidarietà possa seguire altrettanta coesione nella ricostruzione, tenendo conto che lo scenario si presenta complesso e non certo di breve durata. A Bertolaso i vertici di Confesercenti Abruzzo – a partire dal presidente Beniamino Orfanelli e dal direttore Enzo Giammarino, passando per i presidenti dei due confidi del gruppo Confesercenti, ovvero Mario Del Corvo (Coop Artigiana Provincia dell'Aquila) e Flaminio Lombi (Coop Credito) – hanno chiesto anche che la ricostruzione passi in via prioritaria per le imprese abruzzesi, «garanzia di qualità» ha detto Giammarino «e barriera contro la criminalità organizzata».

16/04/2009 8.46