La testimonianza: «Pochi soldi: verifiche sismiche mai effettuate»

Alessandro Biancardi

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* QUELL'ERRORE INSPIEGABILE NELLA CARTA SISMICA





* DA PAGANICA A COLLEBRINCIONI INDIZI DI UNA FAGLIA
* RICOSTRUZIONE E MAFIA: CHIODI:"UNA INVENZIONE"
* SAVIANO: "QUELLA SABBIA NELLE CASE ABRUZZESI"
* UNA CASA SU DUE INAGIBILE
* FERMATE LA DEMOLIZIONE A PIANELLA
* LA POLEMICA SUL 5XMILLE
* LUCOLI ANCORA SENZA STUFE
*SITUAZIONE CRITICA NEI PICCOLI COMUNI
* STRADE:20MLN DI EURO
* LA SITUAZIONE A CAMARDA E TEMPERA 
*TUTTI I NOMI DELLE VITTIME


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 * INFO, NUMERI, SERVIZI PER GLI AQUILANI



 



L'AQUILA. Le verifiche sismiche sugli edifici strategici abruzzesi andavano fatte entro aprile 2008. Una carenza di soldi, però, avrebbe impedito che ciò accadesse, come raccontano a PrimaDaNoi.it Christian Cannese e Fabio Galli, geologi di Avezzano che dopo il sisma hanno fatto un sopralluogo nelle aree terremotate.
Dopo il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia nel 2002 e la morte di 27 bambini e la loro maestra vennero stabilite regole certe per evitare una nuova tragedia.
Regole che dovevano essere valide per tutta l'Italia e a maggior ragione per le aree più a rischio, cioè quelle sismiche come L'Aquila funestata da devastanti terremoti nel 1400 e 1700.
Venne emanata così l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 3274/2003, in cui si stabilì che nel giro di 5 anni bisognava fare verifiche «in via prioritaria edifici ed opere ubicate nelle zone sismiche 1 e 2».
L'Aquila rientrava tra queste dal momento che era classificata «forse erroneamente» in zona 2, alla luce di quello che è successo.
«Nella Regione Abruzzo ed in particolare nella Provincia di L'Aquila, a quanto ci risulta», raccontano Galli e Cannese, «per la maggior parte dei casi non è stata portata a termine poichè i soldi affidati ai tecnici, ingegneri e architetti, vincitori di un apposito bando, non erano sufficienti ad effettuare tutti gli studi necessari (calcoli, prove sui solai e sulle murature, indagini geologiche e sismiche dei terreni di fondazione ecc.). Alla fine, tanti tecnici hanno rifiutato l'incarico ricevuto, o hanno intrapreso una battaglia con la Regione per ottenere più soldi, poichè impossibilitati ad operare vista la mancanza di fondi adeguati. I pochi tecnici che hanno effettuato le verifiche, lo hanno fatto omettendo per mancanza di fondi a volte molte indagini o prendendosi un grande rischio morale, civile e penale», dicono i tecnici.
Parole pesantissime, quelle degli esperti che potrebbero fornire una traccia interessante anche a quanti stanno indagando in queste ore per disastro colposo.
«Sulla Prefettura di L'Aquila», raccontano ancora Cannese e Galli, «lesionata gravemente dal terremoto, erano state fatte le verifiche sismiche dall'ingegner Mele, il quale aveva constatato che la struttura non era sicura ed andava messa in sicurezza».
Ma quello che appare oggi più sconcertante è che i calcoli «sono stati fatti su un terremoto atteso di seconda categoria e non di prima, poichè la città di L'Aquila, è stata classificata forse erroneamente in seconda categoria».
Perché? E come mai, domandano ancora Cannese e Galli, «L'Aquila, come la maggior parte dei comuni in prima e seconda categoria sismica italiana non hanno uno studio di microzonazione sismica?».
Lo studio in questione sarebbe servito a capire come ogni sito risente e risponde agli effetti di un fenomeno sismico atteso.
«Probabilmente», dicono i due, «riclassificando l'Aquila da seconda in prima categoria, anche le poche verifiche sismiche effettuate sulle strutture strategiche, non avrebbero avuto senso e avrebbero dovuto essere ricalcolate per la prima categoria».

«LA REGIONE HA SOTTOVALUTATO IL PROBLEMA»

Ma per i due geologi di Avezzano la Regione «ha sottovalutato il problema delle verifiche sismiche sia in termini di costi che di tempi».
In termini di costi, raccontano, ad ogni tecnico, vincitore di bando attraverso presentazione di curriculum lavorativo, sono stati affidati più edifici strategici tra cui Comuni, scuole, ospedali, caserme.
«La Regione ha deciso a priori la somma necessaria», spiegano i tecnici, «e nella maggior parte dei casi per nulla sufficiente ad effettuare un lavoro ben fatto; per cui tanti tecnici hanno iniziato una battaglia contro la Regione per chiedere più soldi, oppure non sono riusciti a consegnare entro la scadenza prefissata, fine 2008».
In termini di tempi: entro la fine del 2008 tutte le strutture strategiche avrebbero dovuto essere consegnate, ma non è accaduto. «Come mai? Di chi sono le responsabilità?», si domandano oggi Cannese e Galli.

«ALL'OSPEDALE NESSUNA VERIFICA»

L'ospedale San Salvatore era stato verificato?
«No», assicurano i due geologi. «Abbiamo saputo che colui che doveva verificarlo, il quale ha rifiutato l'incarico perché la Regione non è stata in grado di aiutarlo».
E di problemi, secondo i due professionisti, ce ne sono a decine: «i tecnici progettisti non hanno ricevuto né ricevono un'adeguata formazione universitaria o post-laurea dagli ordini professionali in merito alle indagini del sottosuolo di fondazione. Il Genio Civile con la Legge Regionale 138/96 è di fatto trasformato in un semplice archivio anche se dovrebbe essere un efficiente organismo di controllo. Ma ad oggi», continuano i due, «controlla soltanto il 10% dei progetti depositati, ma generalmente solo sulla carta, ossia controlla soltanto che ci siano tutti gli allegati e le carte progettuali, senza entrare nel merito dei calcoli, della relazione geologica e delle indagini geologiche e geotecniche. Solo pochissimi progetti vengono controllati sul cantiere ma a lavoro ormai terminato».
Secondi i due esperti, inoltre, è fondamentale studiare anche il terreno dove è avvenuta la tragedia.
«In alcuni casi edifici identici hanno subito sorti completamente differenti (esempio complesso della casa dello Studente). In questi casi probabilmente la variabile è il terreno di fondazione ed i problemi fisico meccanici ad esso connessi; esiste una normativa nazionale per le aree sismiche che prescrive precise indagini del sottosuolo, accurate e professionali, purtroppo continuamente disattese».
L'abitato di Onna, per esempio, «si trova al centro della Piana di Paganica ed ha risentito probabilmente dell'amplificazione del segnale sismico tipico delle argille lacustri», spiegano i due esperti. «Si veda la differenza con Monticchio che si trova a circa 1000 metri di distanza, ma su terreni litoidi, caratterizzati da bassa amplificazione sismica».

Alessandra Lotti 15/04/2009 15.52

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DA PAGANICA A COLLEBRINCIONI INDIZI DI UNA FAGLIA

ABRUZZO. Da Paganica a Collebrincioni: è su questa direttrice che sono stati trovati indizi «di fagliazione superficiale legati al terremoto del 6 aprile».
Lo afferma Emanuele Tondi, del Dipartimento scienze della terra dell' Università di Camerino che con i suoi colleghi sta setacciando il territorio per mappare le tracce della faglia che ha generato la scossa principale di magnitudo 5.8 nella notte tra domenica 5 e lunedì 6 aprile.
Per quanto riguarda le scosse che si sono susseguite da lunedì in poi, Tondi spiega:«Ogni volta che si attiva una faglia ci sono repliche successive. Inoltre una faglia che si attiva crea una perturbazione che attiva altre faglie generando altri terremoti».
Queste crisi sismiche, ha quindi confermato l'esperto «possono durare anche diversi mesi».
«Una faglia - spiega - dà fastidio all'altra».
«Nell'Appennino centrale ci sono diverse faglie attive in grado di generare terremoti e anche quella di Sulmona è una faglia per così dire 'come tante' altre faglie attive dell'Appennino centrale» e il monitoraggio sulla faglia principale del sisma nell' aquilano, «é importante per caratterizzarla e per lavorare sull'attività futura».
In un documento, quindi, i geologi del Dipartimento di Scienza della Terra dell'Università di Camerino fanno il punto dei rilievi preliminari lungo la parte occidentale dell'area dell' epicentro, «in accordo - scrivono Fabrizio Agosta, Pietro Paolo Pierantoni e Emanuele Tondi - con colleghi geologi del Cnr e dell'Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra)».
Ecco i risultati dei primi rilievi:
- PIZZOLI: procedendo da nord-ovest verso l'area epicentrale, la prima sosta è stata effettuata al di sopra l'abitato di Pizzoli, lungo la strada che porta alla sommità del rilievo. Sono state rilevate poche lesioni nei manufatti, mentre nessuna evidenza di deformazione superficiale è stata osservata lungo le pareti esposte della faglia. Ad Arischia, alla sommità del paese, è stata rinvenuta una frana di crollo-scorrimento dovuta agli effetti dello scuotimento sismico;
- PETTINO: procedendo verso sud-est, lungo la strada per Canzatessa, sono state osservate lesioni profonde agli edifici. I rilevamenti effettuati lungo il rilievo calcareo sul versante meridionale del Monte Pettino hanno comunque confermato che i piani di scivolamenti della faglia principali non sono stati riattivati durante il terremoto. In prossimità de L'Aquila la presenza di lesioni lungo le pareti degli edifici ha permesso di documentare l'effetto delle onde di taglio generate dal sisma. In località Case Castelvecchio sono state osservate diverse fratture nell'asfalto orientate parallelamente alla faglia. In località San Sisto non sono state osservate fratture nel terreno, mentre gli effetti dello scuotimento del suolo indotto dal sisma sugli edifici presenti sono risultati essere molto evidenti. All'interno della città de L'Aquila sono stati condotti diversi rilevamenti lungo la traccia della faglia. Pur avendo riscontrato profonde lesioni su edifici e crolli, non sono state riscontrate fratture nel terreno;
- COLLEBRINCIONI-TEMPERA-PAGANICA: lungo la strada che collega L'Aquila con il paese di Collebrincioni, è stato rinvenuto un piano di scivolamento. In località Collebrincioni sono state rinvenute diverse fratture nell'asfalto. Presso la località Le Macchie, in corrispondenza di una cava attiva, sono state rinvenute 78 fratture sia nell'asfalto che nel suolo. Queste fratture, orientate parallelamente alla faglia, hanno mostrato superfici fresche e non alterate; si suppone quindi esse si siano formate in seguito all'evento sismico del 6 Aprile. Proseguendo verso Tempera, a est del paese, a ridosso del fosso di Fontanelle, sono state rilevate 30 fratture orientate parallelamente alla faglia. Queste fratture sono risultate essere di pochi centimetri.

15/04/2009 16.33
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QUELL'ERRORE «INSPIEGABILE» NELLA CARTA SISMICA

L'AQUILA. La città dell'Aquila, indicata dall'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ad alta pericolosità sismica, è stata invece «inspiegabilmente» classificata nella zona due, cioé di media pericolosità, nella Carta della classificazione sismica.
«Qualcuno dovrà spiegare agli abruzzesi perché». Emanuele Tondi, geologo del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Camerino, ne ha parlato in un seminario tenuto agli studenti di Scienze geologiche sul sisma dell'Aquila.
Nella Carta della pericolosità sismica, (redatta nel 2004 dall'Ingv e pubblicata nel 2005), ha spiegato, «si vede chiaramente che la zona assiale dell'Appennino, al centro della quale si trova proprio L'Aquila, è una delle zone della penisola più pericolose da un punto di vista sismico».
Dalla Carta della pericolosità sismica deriva la Carta di classificazione sismica (dal 1998 di competenza regionale), strettamente correlata alle norme tecniche di costruzione in zone sismiche. Attraverso criteri stabiliti da una legge nazionale, la Carta individua quattro zone che raggruppano le diverse aree di pericolosità sismica: la zona uno (di colore viola nella Carta della pericolosità sismica) è la più pericolosa: e tutta l'area dell'Italia centrale dovrebbe figurare in zona uno.
Ma, ha osservato il geologo, «inspiegabilmente, la Carta posiziona L'Aquila in zona due quando in realtà la pericolosità è elevata. Questo ha fatto sì che lì per costruire edifici siano state e vengano tuttora utilizzate le stesse norme tecniche applicate in città nelle quali il terremoto non rappresenta un grave pericolo».

16/04/2009 11.59