Ecco come si sposta il sisma. Esperti divisi sulla durata dello sciame

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. A causa del terremoto in Abruzzo, la superficie terrestre si e' spostata di 15 millimetri. Ecco come si sono mosse le scosse da lunedì scorso.
Grazie alle immagini satellitari catturate da Cosmo-SkyMed, il sistema satellitare dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) e del ministero della Difesa, e' stato possibile il primo interferogramma da cui e' risultato uno spostamento della Terra in seguito al sisma.
A quattro giorni dalla scossa principale della sequenza, la Rete Sismica Nazionale ha localizzato diverse centinaia di repliche. Le più forti sono avvenute alle 01:15, alle 11:26 e alle 19:47 del 7 aprile 2009, rispettivamente con magnitudo Richter pari a 4.8, 4.7 e 5.3.
L'8 aprile non sono state registrate forti scosse.


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Gli eventi del 7 aprile hanno interessato principalmente il settore intorno alla città dell'Aquila e quello sud-orientale (Onna, Fossa, Ocre), mentre quelli del 9 aprile sono stati localizzati principalmente in una zona a nord della città dell'Aquila, verso Barete, Pizzoli, Campotosto.
«La distribuzione in pianta delle repliche», spiegano dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, «evidenzia molto bene l'area interessata dalla sequenza sismica, che si estende per circa 25 km in direzione NordOvest-SudEst, parallelamente all'asse della catena Appenninica, dal lago di Campotosto a Rocca di Mezzo».
La replica più forte, registrata alle 19:47 del 7 aprile (5.3), ha interessato il settore più meridionale dell'area, in prossimità dei centri di San Martino d'Ocre, Fossa, San Felice d'Ocre, dove erano state localizzate piccole scosse nella giornata del 7 aprile.
L'evento del 9 aprile di (5.1) è localizzato invece più a nord, lungo una struttura di più limitata estensione.
I terremoti della sequenza sono avvenuti tutti nella crosta superiore, entro 10-12 km. Soltanto gli eventi più recenti, sono leggermente più profondi, intorno ai 15 km.
La faglia responsabile della scossa principale si estende per circa 15 km lungo la catena appenninica e presenta una immersione da Nord-Est verso Sud-Ovest. La città dell'Aquila risulta quindi ubicata direttamente sopra la faglia.
Martino Siciliani, direttore dell'osservatorio sismologico Andrea Bina di Perugia ipotizza che con la forte scossa di ieri sera alle 21.40 possa essersi conclusa la fase più intensa del terremoto abruzzese Grazie alle stazioni della rete presente in Umbria, messe a disposizione dalle Regione, ed a quelle dell'Istituto nazionale di geofisica il religioso sta seguendo l'evoluzione delle scosse nella zona di L'Aquila. Padre Siciliani ha quindi spiegato di ritenere che si sia «ormai attivata» tutta la sezione della faglia dalla quale hanno avuto origine. «E' ipotizzabile - ha detto oggi - che l'attività sismica prosegua per tre o quattro mesi con terremoti forse consistenti, ma non disastrosi. Cioé di intensità non superiore ai 4.2-4.3 gradi della scala Richter».
Ma per Thomas Braun, sismologo dell'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia, le scosse di assestamento potrebbero durare ancora parecchi mesi. «Secondo l'esperienza che abbiamo avuto in altre sequenze o terremoti - prosegue il sismologo - ci sara' una sequenza di repliche che sta nell'ordine 5, 6 o 7 eventi di magnitudo 5, e una sessantina di magnitudo 4. Questa non e' una previsione - precisa Braun - e' quello che si osserva statisticamente durante altri sciami. Se ci saranno altre scosse di magintudo 5, anche 4 o 3, non e' preoccupante».
Per Leo Adamoli, che è stato direttore della carta geologica del Gran Sasso ed esperto del territorio abruzzese le scosse possono durare qualche mese anche se ora la faglia interessata è quella dei Monti della Laga: «Una faglia attiva che si può rimettere in movimento».
«Generalmente - dice Adamoli - la durata di svariati mesi è normale».
Il dato, ora alla valutazione degli esperti, è che «gli epicentri si sono spostati verso Campotosto, verso un'altra faglia con un andamento nord/nord-ovest, sud/sud-ovest», diverso da quello precedente: «La faglia dei Monti della Laga, lunga 30 chilometri con un rigetto di spostamento tra le due parti di 1.000 metri, passa dove si trova la diga di Campotosto e si interrompe al Gran Sasso».
Ma, osserva Adamoli, che si passi da «una struttura all'altra é abbastanza frequente».
I piani di faglia, spiega il geologo, si trovano «a livelli più bassi (faglie distensive) con movimenti a 8.000-9.000 metri sotto terra».
La diga dell'Enel, inoltre, «é stata progettata per una magnitudo 7».
Anche Sulmona, conclude Adamoli, è «a rischio, ma come tutto il resto della zona e come testimonia la storia» del territorio

10/04/2009 16.11