Speculazioni e incuria dietro i crolli sospetti dell’Aquila?

Alessandro Biancardi

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L'INCHIESTA ABRUZZO. Il fatto inconfutabile è che moltissimi edifici nuovi sono crollati e non hanno retto al sisma di magnitudo 5.8. Un sisma forte ma nella teoria non distruttivo. Invece qualcosa non è andato per il verso giusto. Perché? * ERA TUTTO SCRITTO DA DECENNI: UNA TRAGEDIA EVITABILE * LA SCHEDA: IL CURRICULUM DELL’IMPREGILO



L'INCHIESTA ABRUZZO. Il fatto inconfutabile è che moltissimi edifici nuovi sono crollati e non hanno retto al sisma di magnitudo 5.8. Un sisma forte ma nella teoria non distruttivo. Invece qualcosa non è andato per il verso giusto. Perché?


* ERA TUTTO SCRITTO DA DECENNI: UNA TRAGEDIA EVITABILE


* LA SCHEDA: IL CURRICULUM DELL'IMPREGILO



Ora agli interrogativi devono seguire inchieste serie e rigorose per accertare quello che è successo, chi ha sbagliato e dove. Lo si deve alle 280 vittime e a tutti quelli che hanno perso la casa.
Tutti i tecnici sono concordi nell'affermare che ci sia qualcosa di strano nel crollo dei nuovi edifici, anche perché da metà anni '90 le leggi hanno imposti ferrei e rigorosi criteri antisismici.
Se una palazzina nuova crolla, dicono i tecnici, c'è qualcosa che non va.
E possono essere solo tre le ragioni e le cause delle anomalie: errori di progettazione, errori di costruzioni o materiali inadatti, scadenti e non sufficienti (questo per abbattere i costi ed aumentare i guadagni).
Ora occorre verificare quali di queste tre opzioni è quella giusta per gli edifici crollati a L'Aquila.
«Potrebbero esserci stati errori di progettazione o nella scelta dei materiali con cui sono stati costruiti molti edifici, anche moderni, che sono crollati», sostiene il sindaco di L'Aquila Massimo Cialente.
Altro caso eclatante ed assordante -che è un po' il simbolo delle ombre che si sollevano dai cumuli di macerie- è quello dell'ospedale San Salvatore, ultimato nel 2000 e costruito dalla ditta Impregilo, società vincitrice di numerosi maga appalti per infrastrutture (ponte sullo stretto) e nota per qualche scandalo.
L'ospedale è stato dichiarato subito dopo il sisma assolutamente impraticabile ed inagibile.
Perché? Una costruzione di tale importanza non dovrebbe essere costruito per garantire la sicurezza massima in ogni evenienza?
E già a partire da oggi verrà avviata l'attività di analisi, verifica e stima dei danni. Per tutto questo è stata costituita una Commissione mista che, per le relative operazioni, potrà contare sulla collaborazione di 1000-1500 tecnici specializzati, composta anche da rappresentanti del Ministero dei Beni culturali.
Una task force dell'Enea è stata inviata in regione dove sta affiancando la Protezione Civile per le verifiche di agibilità delle costruzioni danneggiate dal terremoto.
I risultati dell'indagine consentiranno di programmare gli interventi di demolizione dei fabbricati pericolanti, o danneggiati irreparabilmente, e quelli di messa in sicurezza degli edifici recuperabili.
Si tratta di ispezionare attentamente ogni stabile per stabilire se esso sia agibile oppure no. Nel primo caso si potrà proseguire con la stima dei danni e i lavori di ristrutturazione, nel secondo si dovrà procedere all'abbattimento.
Ogni sopralluogo dovrebbe durare non meno di 2 ore e si avvale di una serie di strumenti che valutano la staticità dell'edificio, le condizioni delle strutture portanti, la resistenza.
Un lavoro che si prevede essere molto lungo ma particolarmente atteso dagli sfollati i quali, almeno in parte, potrebbero rientrare nelle loro case dopo aver ricevuto la dichiarazione di agibilità.
Secondo l'architetto Antonio Perrotti le scosse di questi giorni nel centro storico dell'Aquila hanno colpito soprattutto «le superfici staticamente estranee al corpo originario».
L'ex direttore dell'assessorato all'Urbanistica della Regione Abruzzo sostiene che «a crollare per prime e portarsi dietro il resto sono state le sopraelevazioni, gli ingrandimenti, le putrelle posizionate su mura non sufficienti, i bagnetti esterni, le pareti indebolite da finestre aperte successivamente».


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I DUE CASI ANOMALI: L'OSPEDALE E LA CASA DELLO STUDENTE

Ma quello che per Perrotti va segnalato come fatto più grave sono i crolli della Casa dello Studente e dell'Ospedale S.Salvatore.
«Le prime inchieste della magistratura dovrebbero riguardare queste due strutture, perché si tratta di edifici pubblici. Nella Casa dello Studente è venuta giù un'ala dalle fondamenta, cosa inconcepibile con cemento armato. Sono mancati i riscontri statici, ci sono stati errori evidenti».
Parole dure anche sull'ospedale, inaugurato dieci anni fa dopo 30 di lavoro: «Ho visto pilastri tranciati: o è un errore di calcolo strutturale o sono stati sottodimensionati: avrebbero dovuto reggere di più - conclude Perrotti -: la frantumazione dei nostri uffici pubblici, di quelli strategici come il palazzo del Governo, è sintomatico dello sfarinamento delle nostre strutture di controllo statali».

UNA SONORA BOCCIATURA COME CAMPANELLO D'ALLARME

Nel 2000 la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema sanitario bocciò l'Ospedale nuovo S.Salvatore dell'Aquila inaugurato solo un anno prima. Venne messa in evidenza la «irrazionalità e obsolescenza dell'impianto costruttivo» e la «scarsa qualità dei materiali impiegati».
La bocciatura della struttura è contenuta nella Relazione conclusiva della commissione sulle 'Strutture sanitarie incompiute o non funzionanti'.
Nel documento, ad appena un anno dall'apertura del nosocomio, la commissione parlamentare evidenziava dunque carenze strutturali dell'ospedale San Salvatore. Ma come spesso succede l'allarme è stato fatto cadere nel vuoto e dimenticato.
L'Ospedale occupa una superficie di 180 mila metri quadrati. E' stato progettato nel 1967 e la sua costruzione è stata avviata nel 1972.
Perché ci sono voluti 30 ani per costruirlo con la lievitazione esponenziale dei costi?
Una parte cospicua dei costi ha riguardato appunto l'adeguamento della struttura, concepita negli anni Sessanta, alle norme di sicurezza stabilite dalla normativa di riferimento più attuale al momento della costruzione, ovvero il DPR del 1997.
Evidentemente, però, degli errori devono essere stati commessi se la struttura - finita nel 'libro nero' della commissione d'inchiesta già nel 2000 - non è stata comunque in grado di reggere all'impatto del terremoto. Evidentemente c'è anche dell'altro visto che nessuno più si è interessato della cosa.
La spesa prevista per i suoi 1.100 posti letto - ridotti nel corso del tempo a 350 - era di circa 11 miliardi delle vecchie lire. Ma nei successivi vent'anni si calcola che siano stati erogati finanziamenti per 200 miliardi: «nove volte più del necessario», secondo il rettore dell'Università dell'Aquila Ferdinando Di Orio, per altri addirittura «un pozzo di San Patrizio».



COME E' STATA COSTRUITA LA CITTA'?

Ci sarà una «profonda autocritica», su come è stata costruita L'Aquila. Ne è convinto il professore universitario Dante Galeota, titolare della cattedra di Cemento Armato all'Università dell'Aquila nella facoltà di ingegneria.
«Un sisma così forte - dice Galeota -, io non lo ricordo e capire le modalità di propagazione dell'onda d'urto sarà essenziale». «Troveremo sicuramente pilastri insufficienti, poco cemento nel calcestruzzo, fondamenta inadeguate - ripete il professore -, ma è anche vero che la mia casa del 1995 in cemento armato ha sostanzialmente retto l'urto e sono salvo. Ma é chiaro che quello che si è visto, certi crolli sono inaccettabili».
Intanto il mondo culturale aquilano in genere sembrano non gradire molto l'idea di una “L'Aquila 2” sul modello di Milano 2 che Berlusconi vuole costruire dicendo di aver già individuato il terreno alle porte della città.
Contrario alla “new town” anche il sindaco dell'Aquila Cialente e gli estimatori delle ricchezze architettoniche in parte perdute secondo i quali i tesori andrebbero comunque recuperati. E' vero tuttavia che la nuova città da costruire da capo potrebbe sorgere in una zona relativamente più sicura.
E ieri Berlusconi arrivato per la terza volta in città ha rilanciato il progetto.
«A L'Aquila potrebbe sorgere la prima delle new town che il governo ha in mente di promuovere per dare certezza abitativa a tutti e soprattutto ai giovani».
«Non si tratta - ha chiarito Berlusconi - di una alternativa, ma di fare case in più, a costi più contenuti e con servizi più avanzati, per rendere più belle le città».
Il premier ha spiegato che tali progetti si realizzerebbero con lo sforzo comune di tutte le associazioni dei costruttori, e imprenditoriali in genere, con il concorso dello stato che metterebbe a disposizione i terreni, con gli Enti locali che provvedono a realizzare i servizi e le infrastrutture necessarie. E, infine, ha sottolineato Berlusconi, con l' intervento dei privati e il concorso delle banche "che devono garantire mutui più bassi degli attuali canoni di locazione».




I BENI ARCHITETTONICI CANCELLATI

In particolare sono crollati: il campanile della chiesa di San Bernardino; il cupolino della chiesa di S.Agostino; la cupola della chiesa delle Anime Sante o del Suffragio; il palazzo della Prefettura che ospita anche la sede dell'Archivio di Stato; la parte terminale dal transetto verso parete di fondo della basilica di S.Maria di Collemaggio; il Castello cinquecentesco dove hanno sede il Museo Nazionale d'Abruzzo e la Soprintendenza per beni architettonici e paesaggistici e quella per il patrimonio storico, artistico e etnoantropologico dell'Abruzzo.
Il museo e' stato dichiarato inagibile fino a verifica dei vigili del fuoco, ora impegnati nei soccorsi alla popolazione.
L'accesso al museo e' comunque presidiato dal personale di custodia. E' stato individuato un deposito per il ricovero delle opere recuperate da edifici di culto pericolanti. Il ministero per i Beni e le attività culturali ha inoltre costituito una task-force di esperti che ha operato nel sisma in Umbria del 1997 di supporto ai funzionari locali già presenti in zona.

ITALIA NOSTRA: «NON DOBBIAMO PERDERE I BENI ARTISTICI»

«Il complessivo sistema degli insediamenti, nei quali si esprime la
storia e l'identità degli abruzzesi (la loro cultura urbana)», dice Italia Nostra, «non può
andare perduto nella “ricostruzione” e deve essere fatto oggetto di un attento e impegnativo recupero, per certo compatibile con le indispensabili misure di difesa del suolo e rigorosa messa in sicurezza antisismica. Vogliamo una ricostruzione guidata da regole e tempi certi, attenta ai principi del recupero degli insediamenti storici e del restauro dei beni monumentali, che persegua insomma la cultura del territorio nel rispetto dei luoghi e delle popolazioni».
Si vedrà come sarà impiegato lo tsnumai di finanziamenti pubblici che sta per abbattersi su L'Aquila per la ricostruzione. Speriamo bene, incrociamo le dita e speriamo di aver imparato dall'odioso e incivile passato.

a.b. 09/04/2009 8.30



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ERA TUTTO SCRITTO DA DECENNI: UNA TRAGEDIA EVITABILE


L'ESPERTO. L'AQUILA. «Prevedibile? Certo, il terremoto dell'Aquila era prevedibile, ma non nel senso che comunemente si da a questo termine».
Uberto Crescenti, docente di Geologia applicata dell'Università d'Annunzio e già presidente dei Geologi italiani, sintetizza così il pensiero degli studiosi sui fenomeni di questi giorni: «noi sapevamo che nella storia lì, proprio in quelle zone, ci sono stati terremoti devastanti e documentati. Questo ci diceva che si sarebbero ripetuti. Quanto durerà? Purtroppo non sarà una cosa breve».
E sul gas Radon che svelerebbe in anticipo i movimenti tellurici è altrettanto chiaro: «L'argomento è noto tra gli studiosi, ma non è stato particolarmente approfondito – continua – è uno dei settori che con umiltà bisognerebbe studiare meglio. Noi intanto dobbiamo conoscere la storia sismica del territorio ed i Geologi lo fanno. Purtroppo non sono molto ascoltati dai politici, nonostante i recenti terremoti dell'Umbria, di Ancona e dell'Irpinia abbiano insegnato molte cose. E' illuminante quello che scrive Mario Baratta in un libro (“Terremoti d'Italia”) pubblicato ad Ancona nel 1901 dall'editore Arnaldo Forni: scosse devastanti e periodi di turbolenza sismica sono documentati dal 1315, con punte nel 1703, 1803 e 1849. Le zone? L'Aquila, Sassa, Roio, Castelnuovo, Poggio Picenze, San Pio delle Camere e così via. All'Aquila ci sono state scosse per tre mesi, è ovvio che oggi dopo l'evento catastrofico pensiamo che fossero segni premonitori. Da studioso dico solo che certi segnali andavano e vanno studiati, perché la storia non finisce qui, purtroppo».
Torna il ricordo del terremoto di Ancona, con le scosse che andarono avanti da gennaio a giugno. Così la vicenda del Friuli ha insegnato, per esempio, che bisognerebbe indagare anche sul comportamento degli animali.
Uno studioso americano, tornato in Italia a trovare i parenti in quelle zone, ha scritto un libro proprio su come gli animali “sentono” e prevedono le scosse, proprio come il titolo della pubblicazione: Profeti di sventura.
«Ma il terremoto non uccide – continua il professor Crescenti – mietono vittime le costruzioni che crollano. Forse sarebbe il caso di intervenire meglio su questi aspetti costruttivi che incidono sul numero dei morti. Studiare ad esempio i terreni delle fondazioni, che debbono essere idonei e non scelti a caso. Così come le classificazioni delle zone sismiche, da decidere in base alla storia di quel territorio. L'Aquila doveva essere zona 1 a rischio altissimo, mi sembra che attualmente sia zona 2. Si parla del calcestruzzo e dei suoi problemi di elasticità, ma si dimentica che gioca un ruolo anche la forma dell'edificio: una costruzione a T è più a rischio di un'altra quadrata o rettangolare. Insomma i parametri da tenere presenti sono moltissimi».
Rischi nelle zone costiere? «La storia ci dice di no e parliamo di migliaia di anni, a volte di milioni. Sono questi i tempi su cui ci muoviamo. Per tornare all'Aquila, dovremmo sapere quale struttura del sottosuolo, quale faglia si è mossa e a quale profondità. Non dobbiamo mai dimenticare che l'Appennino è pieno di faglie. Il Gran Sasso addirittura è una zona fracassata e molto fragile – spiega il prof. Crescenti – le nostre montagne sono regioni geologiche molto giovani e quindi soggette a questi rischi. La Majella, il Gargano e così via non sono mica scesi dal cielo, sono stati originati da qualche sommovimento che ha portato il Monte Amaro a quasi 3 mila metri. Insomma, con buona pace di tutti, ricordiamoci che l'Abruzzo è una regione ad altro rischio sismico. Non c'è bisogno di aggiungerci costruzioni fragili».
Consigli per affrontare le scosse? «Non è facile consigliare perché le situazioni sono diverse, dalle case singole ai palazzi, agli edifici storici e artistici e a quelli pubblici – conclude il prof. Crescenti – bisognerebbe cominciare dalla scuola ad insegnare come affrontare il rischio terremoto. Il consiglio è quello di essere pronti a fuggire quando ci sono segni premonitori come quelli dell'Aquila. Capisco che le autorità debbono invitare alla calma, ma forse in questo caso è stato un errore dire soltanto “state tranquilli” senza parimenti avvisare che ci poteva essere un'evoluzione diversa».

STOPPA CONTRO CRESCENTI

Francesco Paolo Stoppa, docente di vulcanologia alla D'Annunzio, attacca Crescenti, «noto», dice, «per una serie di interventi scriteriati e antiambientali».
«Il mio Dipartimento», dice Stoppa, «da lungo tempo si è dissociato da tale personaggio e dai suoi simili che poi sono i veri responsabili della mancata programmazione e della devastazione dell'Abruzzo. Crescenti è famoso per i suoi sfondò», continua il docente di Vulcanologia, «e per negare il cambio climatico e per aver offeso ripetutamente il movimento ambientalista per iscritto. Io sono sempre stato impegnato nella divulgazione e nella denuncia della cattiva gestione ambientale e geologica dell'Abruzzo, ora sono stato insultato e bollato come "rosso". Bene io credevo che militare nei verdi avrebbe aiutato l'Abruzzo, l'ambiente e portato una nuova politica territoriale. Quando ho capito che la cosa non funzionava sono uscito dal partito».

Sebastiano Calella 09/04/2009 8.58



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LA SCHEDA: IL CURRICULUM DELL'IMPREGILO

L'AQUILA. L'ospedale, struttura strategica soprattutto nelle emergenze, è stato dichiarato da subito inagibile al 90% ed alcuni muri al primo e secondo piano sono completamente crollate.
Tutti i malati sono stati fatti evacuare ed ora i medici operano nella tende. Entrando nella struttura ci sono crepe e calcinacci dappertutto. Ma il danno maggiore è stato creato da un evidente crollo strutturale a livello del nodo trave-pilastro. Questi rappresenterebbero danni non riparabili. Com'è stato progettato l'ospedale? Sono state rispettate le norme antisismiche per costruire in una zona notoriamente a rischio? Da chi è stato realizzato il nosocomio?
L'ospedale San Salvatore de L'Aquila è stato inaugurato solo 9 anni fa, nel 2000. I primi progetti però risalgono al 1972, quindi prima della normativa antisismica del 1974.
Un cantiere aperto per 30 anni per una struttura che non risultava nemmeno ultimata.
La spesa iniziale, totalmente coperta da finanziamenti pubblici, si attestava sui 10-12 miliardi di lire.
Ma si sa che con le variazioni in corso d'opera, con le imprese che subentrano, con i subappalti, con i tempi biblici, i costi lievitano.
E non di poco. Così, per una struttura inutilizzabile in questo stato di emergenza, si è arrivati a spendere 200 miliardi di lire.
A tutt'oggi la Asl non ha ottenuto dalle imprese realizzatrici i certificati di collaudo.
Ad aggiudicarsi la gara per la messa in funzione dell' ospedale è stata, nel 1991, Impregilo - all'epoca Cogefar - il principale gruppo italiano nel settore delle costruzioni e dell' ingegneria. Che però ha subito precisato: «Abbiamo soltanto fatto gli impianti elettrici e meccanici, sistemati gli arredi, gli equipaggiamenti medicali, le opere di finitura», si legge in una nota dell'Impregilo. In realtà sono decine le aziende che si sono avvicendate nei lavori.

COS'E' L'IMPREGILO

Cliccando sul sito dell'azienda, si viene accolti da una frase di presentazione: «il progresso, la più grande delle nostre opere». Queste suonano come parole stonate all'indomani di un crollo strutturale di un'opera realizzata dalla stessa Impregilo. Ma cos'è questa ditta? L' Impregilo è la società numero uno per gli appalti pubblici in Italia: ponte di Messina, Tav, termovalorizzatore di Acerra, autostrada Salerno- Reggio Calabria. La multinazionale è il primo gruppo italiano di ingegneria e general contracting, attivo nel settore della realizzazione di grandi opere infrastrutturali, nel settore impiantistico e dei servizi ambientali.
E' quotata in borsa. Per dimensioni e fatturato, la Impregilo sarebbe attualmente il principale gruppo italiano nei settori delle costruzioni e dell'ingegneria e leader nella realizzazione di infrastrutture per il trasporto (ferrovie), per il ciclo di trattamento delle acque reflue e nelle opere per l'ambiente (termovalorizzatori).
La società opera in tutto il mondo e a tutte le latitudini. L'attuale vertice manageriale è guidato dal presidente Massimo Ponzellini e dall'amministratore delegato Alberto Rubegni, subentrato ad Alberto Lina nel luglio 2007.
Il comitato esecutivo è composto da: Antonio Talarico, Giovanni Castellucci, Beniamino Gavio, Andrea Novarese e Giuseppe Piaggio.
Il capitale sociale si attesta a 718 milioni e 364 mila euro. Il pacchetto di controllo di Impregilo è detenuto da Igli spa per il 29,866%.
La società fa capo, con quote paritetiche del 33%, a Autostrade per l'Italia spa (gruppo Benetton), Argo Finanziaria (gruppo Gavio), e Immobiliare Lombarda (gruppo Fondaria Sai).
Ci sono poi gli azionisti di minoranza tra cui: Assicurazioni Generali, Toro Assicurazioni, Augusta Assicurazioni, la Royal bank of Scotland ed il gruppo banca popolare di Milano.
All'estero la ditta va anche con appalti e progetti con i finanziamenti italiani. Un esempio per tutti è quello della Libia. Infatti, non molto tempo fa, l'Impregilo e la Lybian Development Investment Co, hanno costituito una società mista italo-libica, di cui Impregilo detiene il 60% delle quote, con la finalità di promuovere la progettazione e la realizzazione nel Paese di importanti piani di sviluppo nel settore delle infrastrutture e della costruzione di insediamenti urbani. Così anche per altri posti nel mondo.

GLI OSPEDALI DELLA IMPREGILO

Sempre sul sito della società si legge che «l' Impregilo è un punto di riferimento nell'ambito dell'edilizia sanitaria. In questo settore ha realizzato sia in Italia che all'estero importanti e moderni complessi ospedalieri». Gli ospedali attraversano tutto lo stivale. Si va da Lecco (950 posti letto, 21 camere operatorie), a Milano con l' Istituto Oncologico Europeo (210 posti letto, 7 camere operatorie). Da Modena a Poggibonsi passando per Viareggio. All'estero la ditta ha costruito 9 nosocomi in Arabia Saudita, uno in Argentina e poi ancora in Grecia, in Africa ed in molti paesi dell'America Latina.

LE INCHIESTE SULLE OPERE DELLA IMPREGILO

A giugno scorso il gip di Napoli, Rosanna Saraceno, ha disposto di interdire l'azienda, in via cautelare, alla contrattazione con la pubblica amministrazione rispetto allo smaltimento dei rifiuti per un anno, insieme al sequestro di circa 750 milioni di euro in beni e crediti.
L'ipotesi di reato è di truffa aggravata nello svolgimento della gara d'appalto per lo smaltimento dei rifiuti.
Per questo nel filone di inchiesta tra gli indagati appaiono oltre i fratelli Piergiorgio e Paolo Romiti, proprietari di Impregilo, e gli allora amministratori delegati di Fibe e Fisia Armando Cattaneo e Roberto Ferrarsi, anche il presidente della regione Antonio Bassolino, in qualità fino al 2004 di commissario per l'emergenza rifiuti.
L' indagine su Impregilo è solo una parte dell'indagine, in mano a un pool di magistrati e contenuta in 200 faldoni.
«E' uno dei pochi provvedimenti cautelari, fatti in Italia nei confronti dei legali rappresentanti di una società che aveva in appalto lo smaltimento dei rifiuti», aveva spiega il procuratore generale Gian Domenico Lepore.
Le ripercussioni di questa indagine sul titolo quotato in borsa furono immediate e profonde. La svalutazione del titolo toccò il 13,5%. Ma il termovalorizzatore fu realizzato perché la magistratura di fatto non fermò quei lavori.
Nel giorno dell'apertura del termovalorizzatore il presidente Silvio Berlusconi ha dichiarato, dal palco: «gli uomini di Impregilo sono veri eroi che qualcuno ha cercato di ostacolare, ma hanno tenuto duro».
In quel frangente il capo del governo espresse tutto il suo entusiasmo e il suo riconoscimento ad un'azienda elogiandone la celerità, pur essendo sotto indagine.
Un'altra inchiesta è stata aperta anche a Monza.
Un'inchiesta giornalistica, condotta da Le Iene, ha fatto il punto sulla Tav e sui relativi costi. In Italia un km di alta velocità costerebbe 3 volte di più che negli altri paesi europei. La grande opera ha visto aumentare i suoi costi del 416%.
All'estero, in particolare nei paesi dell'America Latina e dell'Africa, Impregilo in qualità di capogruppo è stata coinvolta e citata in giudizio rispetto a reati riguardanti l'ambiente e la salute delle popolazioni locali in cui le grandi opere venivano realizzate.

Manuela Rosa 09/04/2009 8.59