I terremotati, lacrime e disperazione di chi ce l’ha fatta

Alessandro Biancardi

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LE STORIE. L’AQUILA. C’è lo studente che pensa a mettere in salvo la sua tesi di laurea, la mamma che porta al sicuro il neonato, l’anziano che resta in casa come se nulla fosse successo.
E' il popolo dei terremotati: volti stravolti, menti assenti e chissà dove. Un paio di ciabatte che camminano per strada, una coperta da tenere stretta sulle spalle. Un panino che qualcuno porge ma che in pochi hanno la forza di mangiare.
Chi ce l'ha fatta non è mai contento perché sa bene quello che ha rischiato. Perché c'è sempre qualche amico, qualche conoscente, un vicino di casa, un compagno di studi, che non ce l'ha fatta.
Come Kader: era scappato da Gaza lasciandosi alle spalle la distruzione della guerra per cercare nello studio un futuro migliore: uno qualunque, sempre meglio delle bombe e della paura. Alle 3,32, quando la terra ha tremato lui era nella Casa dello Studente dell'Aquila, sbriciolata come cartapesta. «Hai presente la roulette, quando punti tutto sul rosso o sul nero? - racconta Marco, studente anche lui, con un sorriso di ghiaccio, la paura nell'anima - Semplice, 50 e 50, rosso vince, nero perde. Io ero nella stanza rossa, sono vivo; quelli che erano nella stanza nera sono ancora là sotto. Ma si può morire così?».
In questo inferno c'è anche Daniele, laurea prevista a luglio. Ha rischiato di finire di nuovo sotto alle macerie per recuperare il computer, perché «dentro il pc c'era la mia laurea. Non potevo rischiare un'altra 'scossa' del genere...».
Ieri mattina ha scalato le macerie pericolanti della sua 'ex casa' - dopo esserne fuggito nel cuore della notte per le scale col cuore in gola - per recuperare il computer e qualche maglietta.



Ma c'è anche chi è rimasto solo in casa, a pulire tranquillamente il terrazzo invaso da polvere e calcinacci, mentre tutti lasciavano le loro abitazioni a Paganica: ha sfidato il terremoto così, quasi facendo finta di nulla, un anziano residente in una delle frazioni dell'Aquila più colpite dal sisma. E ai giornalisti che gli chiedevano "Ma lei non scende giù?" lui, quasi stupito, ha risposto "No, perché?".
Anche questo si è visto a Paganica, e non solo case sventrate, la chiesa della Concezione, in piazza, spaventosamente pericolante, pali della luce piegati e ondeggianti a ogni scossa. Da Paganica, però, anche i flash di storie di terremoto finite bene. Un neonato è stato salvato dalla madre che, spaventata da una delle scosse precedenti - quella distruttiva ha preceduto di qualche ora quella distruttiva delle 3.32 -, aveva deciso di trascorrere la notte in auto.
C'é chi in tutto questo marasma ha portato via anche una bicicletta, «per spostarsi più velocemente in città magari ce ne fosse bisogno». Ci si accomoda al meglio e per i servizi igienici ci sono le toilette del servizio pubblico per i turisti di Collemaggio.
E poi c'è anche la storia di Sergio Parisse, uno dei cinque migliori rugbisti del mondo (come da premio Irb) e il capitano dell'Italia, figlio di Sergio senior, che prima di andare a lavorare in Argentina (dove Sergio junior è nato) giocava anche a lui a rugby, a L'Aquila, nella squadra della sua città.
Il campione è rimasto tutto il giorno davanti al televisore per seguire in diretta il dramma di quella sua terra che definisce «casa mia» e di cui è uno dei simboli sportivi anche se non ha mai vestito la maglia neroverde.
Tutti i suoi parenti sono vivi e si sono rifugiati a Castel di Sangro, perché tanto a casa loro non possono rientrare.
In prima fila tra i soccorritori ci sono stati i ragazzi dell'Aquila Rugby, come Dario Pallotta che salvato due vecchietti caricandoseli sulle spalle, incurante del fatto che, poco prima, aveva perso la casa. «I ragazzi del rugby hanno questo spirito da combattimento - commenta il capitano azzurro - e di non mollare mai, per questo sono stati fra i primi a prodigarsi nei soccorsi e a portare aiuto: se io fossi là, farei la stessa cosa che fanno loro, è stato un gesto di amore molto bello. Sono fiero dei miei colleghi. Il mio cuore e le mie preghiere sono per la mia famiglia e per tutta la gente che sta soffrendo in questo momento».
07/04/2009 10.17