Le storie, «con una telefonata ho salvato mio fratello dalle macerie»

Alessandro Biancardi

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LE STORIE. IL TERREMOTO IN ABRUZZO. Sono decine le storie, le vite, le tragedie che si intrecciano nella provincia aquilana devastata dal terremoto.
«Sono stato in Messico, avrei potuto rimanere lì, sono tornato invece nel mio paese seguendo il mio cuore», ha racconta un operatore turistico della zona di Castelnuovo. «Ho investito qui tutto quello che avevo, ora ho perso tutto».
E c'è anche la storia di una donna che ha telefonato al cellulare del fratello e lui, da sotto le macerie, è riuscito a risponderle e a dare indicazioni perché i soccorritori possano individuarlo e portarlo in salvo. Forse deve la vita a quella chiamata lo studente universitario di Fermo nelle Marche, 20 anni, travolto con altri compagni dal crollo della Casa dello studente all'Aquila. Erano trascorsi pochi minuti dalla scossa delle 3:32, di magnitudo 5.8, quando da Fermo, a oltre 100 chilometri di distanza dall'epicentro del sisma, la sorella e il padre dello studente, allarmatissimi, tentano di rintracciarlo al cellulare, senza ricevere risposta. Si rivolgono al 118, i vigili del fuoco, il Commissariato di polizia di Fermo, e a quel punto, racconta il dirigente del Commissariato Giuseppe Taschetti, si riesce ad allestire un ponte telefonico con la zona del crollo. La ragazza e il fratello si parlano: lui, con un filo di voce, fornisce dati utili perché chi scava fra le macerie, al buio, possa raggiungerlo, e alla fine viene tirato fuori, incolume. E' sotto choc ma sta bene, non ha riportato ferite né traumi, ed è già rientrato a casa. Un altro compagno di alloggio invece non ce l'ha fatta. E fra quel che resta della Casa dello studente si scava ancora.
Intanto, in un camping immediatamente alla periferia del paese, messo a disposizione dal proprietario, squadre dei vigili del fuoco provenienti da Pescara stanno allestendo un campo per ospitare la popolazione. Era tornato invece ieri sera da Roma per fare visita ai genitori, il 60enne morto insieme a loro nel crollo della casa nel centro storico di Castelnuovo, frazione di San Pio delle Camere
In una casa poco distante, sotto le macerie, sono stati trovati i corpi senza vita di due operai slavi molto conosciuti dalla popolazione, e impegnati nel paese per lavori. Percorrendo la Statale dall'Aquila, in direzione Pescara, colpisce immediatamente lo squarcio apertosi nella palazzina adiacente un noto bar-ristorante-albergo, "La Cabina", punto di ritrovo per molti aquilani. I gestori sostano lungo la strada insieme ad altri abitanti del paese increduli di fronte alle lesioni che hanno reso inagibile lo stabile. Alcuni operatori turistici hanno perso la loro fonte di sostentamento con il crollo delle strutture che ospitavano le loro attività.
E c'è anche un alpinista di 49 anni, di Palena, provincia di Chieti, ricoverato in prognosi riservata al neurochirurgico dell'ospedale di Pescara dopo essersi lanciato dal balcone della sua abitazione, posta al terzo piano, nel centro storico di Palena, comune dell'Alto Sangro. L'uomo si è spaventato a seguito della forte scossa tellurica di questa notte, che ha devastato l'Aquila, e si è gettato nel vuoto. A causa della caduta l'uomo ha riportato lesioni al midollo spinale ed ora dovra ' subire un delicato intervento chirurgico.
C'è anche chi non ce l'ha fatta. Come un giovane di Lucoli (L'Aquila), del quale non si conoscono le generalità, morto subito dopo il terremoto dopo essersi ribaltato con la sua autovettura, mentre andava a cercare la madre: l'accaduto è stato confermato dal sindaco del piccolo comune dell'aquilano, Luciano Giannone. Il giovane, immediatamente dopo la scossa avvertita alle 3.32, è uscito di casa trafelato per andare a trovare la madre che abita nelle vicinanze, preoccupato per le sue condizioni di salute, ma dopo essere salito in auto ha perso il controllo del veicolo che si è ribaltato; il giovane è morto sul colpo.

NEOMAMMA, FUGGITA CON BIMBA E FLEBO DA OSPEDALE

«Uscivo da un cesareo alle 19.30, sono riuscita a scappare con i punti, senza scarpe, le flebo attaccate e mia madre con la bambina. Sono andata via dall'ospedale dell'Aquila, scappavano tutti, anche i medici». A parlare a 'Studio Aperto' è Annalisa Angelini, una giovane neo mamma di 28 anni che è fuggita dall'ospedale a piedi nudi. «C'era mia madre che stava facendo la notte perché avevo appena subito l'intervento - ricorda la giovane donna - il terremoto è stato molto forte, sono caduti dei pezzi dentro l'ospedale e siamo scappati a piedi e poi è arrivato mio marito con la macchina che mi ha portato a Chieti all'ospedale, con le flebo che ho staccato in macchina e la mia piccola Giorgia». «Doveva essere il giorno più bello della mia vita e invece tante persone che conosco non si ritrovano».

06/04/2009 12.17