Espulsi per aver fumato una sigaretta, gli studenti trovano una nuova casa a Barete

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Potranno finalmente rientrare in una casa gli studenti espulsi dall’ex caserma Campomizzi de L’Aquila per aver fumato una sigaretta in una sala studio.

Dopo essere stata scartata l’ipotesi di rientrare in una palazzina della nuova casa dello studente, perché il prezzo dell’affitto era improvvisamente ‘lievitato’ da 140 a 617 euroè stata trovata una nuova soluzione: una casa in affitto nel Comune di Barete al costo di 100 euro a posto letto.

La decisione è stata presa ieri pomeriggio a seguito di un sopralluogo presso l’appartamento effettuato dal legale dei ragazzi, l’avvocato Wania della Vigna, e dal commissario straordinario dell’Adsu, Francesco D’Ascanio, che dopo l’ennesimo stop della settimana scorsa si sono messi di nuovo all’opera, incontrando la solidarietà e sensibilità del sindaco di Barete, Leonardo Gattuso, che ha messo a disposizione dei ragazzi un appartamento che dista circa dieci chilometri dal capoluogo abruzzese.

Un’opportunità di cui hanno beneficiato in cinque, perché una delle ragazze espulse dalla casa dello studente, una studentessa di Penne, ha deciso di tornarsene a casa e iniziare a viaggiare, mentre un giovane israeliano ha trovato una sistemazione autonoma. Altri tre israeliani e i due ragazzi molisani, invece, occuperanno l’appartamento, composto da tre stanze e diversi altri vani.

Soddisfatti i ragazzi, come pure l’avvocato, nonostante la delusione di quanto hanno dovuto subire. I due studenti di Larino, infatti, hanno vissuto sulla propria pelle il terremoto del 6 aprile (dopo quello del 2002 a San Giuliano di Puglia, a pochi chilometri da casa loro) e nonostante questo hanno deciso comunque di restare a L’Aquila. Gli studenti israeliani, invece, sono arrivati dopo il sisma e hanno scelto il capoluogo abruzzese nonostante i problemi e le difficoltà che sapevano di incontrare.

Eppure sono stati ‘ripagati’ da una punizione di questo tipo, solo per aver fumato una sigaretta.

Trovata la nuova sistemazione, resta da definire, tuttavia, la questione della borsa di studio, che resta al momento sospesa. «Credo che continuerò a perseguire la strada della conciliazione – sottolinea l’avvocato Della Vigna a PrimaDaNoi - perché se avessimo aspettato le risposte della giustizia non avremmo potuto garantire una così rapida soluzione del caso per i nostri ragazzi, che non sarebbero potuti restare a L’Aquila a loro spese per chissà quanto tempo. Ma se non otterremo la salvaguardia dei diritti dei ragazzi siamo anche disposti a proseguire per la via giudiziaria. Nel frattempo – conclude l’avvocato – voglio ringraziare le tantissime persone che hanno dimostrato solidarietà nei confronti degli studenti e si sono attivate per la soluzione del problema, perché in questo caso non può non essere considerata la connotazione umana della vicenda».

 

Ddc  15/03/2011 9.02