Cialente: «la ricostruzione dall'alto è un fallimento totale»

Alessandro Biancardi

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CITTA' DEL VATICANO. Se l'ex sindaco de L'Aquila ha tempo fino al 28 marzo per ritirare le proprie dimissioni è sempre più evidente che la situazione è diventata ingestibile.

Fino a qualche giorno puntava il suo malessere sulla spaccatura interna al partito, una «pseudo maggioranza» che non garantiva la governabilità della città. Il partito si sta faticosamente ricompattando per scongiurare l'arrivo di un commissario prefettizio ma non basta.

«Il problema è la governance di questa vicenda. Qui c'é una struttura commissariale che non riesce a governare la ricostruzione» dice Massimo Cialente in un'intervista al canale italiano della Radio Vaticana nella quale spiega i motivi della sue dimissioni.

L'ex sindaco parla di «fallimento totale» del «modello di una ricostruzione imposta dall'alto» in cui «i sindaci non possono fare niente, neanche decidere la priorità dei luoghi dove raccogliere le macerie».

«Finita la ricostruzione cosiddetta 'leggera' che il Comune ha assicurato lo scorso anno e che è ormai è finita - spiega Cialente -, non essendo partita la ricostruzione 'pesante' delle Case E e del Centro storico, in questo momento le imprese edili hanno gli operai in cassa integrazione, in quello che oggi è il più grande cantiere d'Europa. E' un fallimento totale».

«In questo quadro allucinante io mi ritrovo in una situazione in cui non ho la maggioranza né del centro sinistra né del centro destra - prosegue -. Nel vecchio ingranaggio di fare politica in questo paese io evidentemente non mi sono mai sentito e non ne posso più».

L'ex sindaco della città devastata dal sisma del 6 aprile 2009 parla di «accanimento terapeutico» nel «tenere in piedi questa struttura commissariale che ha bloccato» e dice di non spiegarsi «come sia possibile che a livello governativo nessuno abbia la curiosità di dire: ma che sta succedendo all'Aquila?».

Cialente sottolinea che «L'Aquila è un grande problema nazionale» e che «avere un posto come L'Aquila dove restano fermi circa tre miliardi di euro senza che vengano spesi é semplicemente immorale».

«Il commissariamento è qualcosa di allucinante - conclude -. Allora io dico: commissariate tutto e allora commissariate anche il Comune dell'Aquila. Però rispondete agli italiani e ai cittadini».

12/03/2011 10.55