Ricostruzione post sisma, Libera: «il risultato è ancora lontano»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «La ricostruzione post terremoto dell’Abruzzo è ancora un risultato lontano», è la denuncia di Libera Abruzzo*PIAZZA D'ARMI, CONFCOMMERCIO: «SÌ AL MERCATO, NO ALLA CEMENTIFICAZIONE»

L'associazione ha più volte contestato le deroghe discutibili della Protezione Civile, «che ha reso, a colpi di ordinanze, legale ciò che prima era illegale». Le C.a.s.e. sono costate alle casse dello Stato 3500 euro al metro quadrato, ma Angelo Venti responsabile di Libera Abruzzo, l’associazione antimafia di Don Ciotti, ha ribadito all'agenzia parlamentare che «nella progettazione delle casette di Berlusconi non c’erano i depuratori attivi e le reti fognarie esterne, hanno solo realizzato quelle interne ai singoli quartieri. Nel caso di Bazzano da settembre fino a marzo, le case hanno scaricato direttamente nei fiumi», ha continuato Venti. «Quando poi abbiamo denunciato la cosa hanno attivato il depuratore. Gli altri insediamenti, come Paganica scaricavano ancora nelle vecchie condotte prive dei depuratori funzionanti. Attualmente, ci sono dei depuratori che non funzionano perché non hanno completato le condotte di allaccio. Libera ha denunciato questa situazione perché già nell’aquilano c’era l’emergenza per il fiume Aterno nel 2006, ma fino al terremoto non si era fatto nulla».

E Libera, ormai da 17 mesi si batte affinchè venga chiarita una volta per tutte la vicenda che riguarda l'appalto dei bagni chimici che hanno servito le varie tendopoli e che è attualmente oggetto di un’inchiesta della magistratura.

Venti ha spiegato all'AgenParl «che si è scoperto che su 3500 bagni, circa 1600 erano in più: Ogni bagno costa 80 euro al giorno, vuol dire che circa 4 milioni di euro al mese sono stati buttati. Considerato che l’emergenza è durata 7-8 mesi, tutto il servizio del bagni chimici è costato 50 milioni di euro, il 25 percento del costo delle tendopoli».

Inoltre, a L’Aquila secondo l’esponente di Libera non c’è nessun progetto per la ricostruzione. «Non c’è problema dello smaltimento delle macerie perché la Protezione Civile ha usato poteri emergenziali su tutto, ma non sulle macerie. Infatti finchè non si interverrà su questo non potrà iniziare nessun tipo di ricostruzione. Con le C.a.s.e. è finito l'intervento di nuove costruzioni, ma per la ricostruzione ancora non si è fatto concretamente nulla. E poi queste casette già presentano dei problemi di deterioramento. Già al primo inverno, perdevano le tubature».

Intanto è stata bollata come una «polemica sterile» dal vice commissario per i Beni Culturali, Luciano Marchetti, quella sulla necessità o meno dei puntellamenti e sui fondi spesi per questa operazione nell'area del cratere.

«Il discorso è stupido - ha spiegato - perché chiunque sappia fare il mestiere dell'ingegnere dovrebbe sapere che i puntellamenti sono necessario in ogni caso: sia per il recupero e il restauro della struttura, sia per demolire un edificio pericolante e questo per la sicurezza degli operai e per permettere il recupero di pezzi architettonici».

«Per demolire un edificio molto danneggiato - ha continuato Marchetti -, o si usa l'esplosivo, e mi sembra non sia questo il caso, o si puntella e si lavora a mano cercando di salvare la pelle degli operai che devono fare la demolizione e di recuperare beni culturali. Quindi il puntellamento, anche in caso di demolizione, serve prima, e ci sono esempi del genere nella zona rossa».

Di sicuro, ha detto ancora il vice commissario, lo sciame sismico di queste settimane «non ha provocato nessuno spostamento e nessun danno sugli edifici che sono stati puntellati. I buoni risultati li abbiamo verificati dopo che molti di questi puntellamenti sono stati monitorati con un sistema di controllo elettronico che ha registrato le sollecitazioni che le scosse dei giorni scorsi hanno impresso alle strutture. Questo - ha concluso - è un segnale che i lavori sono stati fatti bene».

L'Ordine degli Architetti della provincia dell'Aquila chiede invece un intervento all'Ufficio per la ricostruzione. «E' stato segnalato da alcuni iscritti - si legge sul sito dei professionisti - il fatto che alcuni cittadini richiedono gratuitamente lavorazioni extra-sisma mettendo in difficoltà l'impresa e la direzione lavori - si legge nella nota di Conti -. Al fine di evitare eventuali problematiche legate alla sottoscrizione degli stati d'avanzamento e degli stati finali da parte dei stessi cittadini questo Ordine chiede che sia contemplata la possibilità, da parte della direzione lavori, di richiedere sopralluoghi e verifiche all'Ufficio Sisma e Ricostruzione in modo da ottenere una validazione degli atti contabili anche in assenza della firma del titolare del buono».

 14/09/2010 10.26

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PIAZZA D'ARMI, CONFCOMMERCIO: «SÌ AL MERCATO, NO ALLA CEMENTIFICAZIONE»

 

L'AQUILA. Confcommercio insiste sul mercato a Piazza D'Armi ma assicura: «da parte nostra nessuna voglia di cementificare».

La proposta viene rilanciata dal direttore Celso Cioni e dal presidente Alberto Capretti che esprimono la necessità di avere un’area dedicata a mercato, «come nella plurisecolare storia cittadina è sempre stato», e di dare la possibilità a 130 aziende «aquilanissime», che altrimenti dovrebbero chiudere i battenti, di aver diritto ad esistere e proseguire la propria attività. Circa un centinaio di operatori su aree pubbliche e, quindi, un centinaio di aziende aquilane titolari di una concessione decennale rilasciata dal Comune dell’Aquila, a tutt’oggi e dal 6 di aprile 2009, vale a dire da oltre cinquecento giorni, non sono in grado di svolgere la propria attività certamente non per propria volontà. A queste cento aziende se ne aggiungono altre trenta di coltivatori diretti, sempre aquilani, che si trovano nelle stesse condizioni.

«Per queste ragioni e ormai da tempo ci siamo battuti per ottenere la possibilità di riprendere a lavorare provvisoriamente nell’area di Piazza d’Armi», spiegano da Confcommercio. «Questo perché al momento e per i prossimi anni non esistono le condizioni di operare in Piazza Duomo, area che abbiamo presidiato e vivacizzato per oltre settecento anni, tutti i giorni, facendo diventare il mercato un tratto determinante della socialità aquilana, la sua cifra identitaria».

E siccome questo storico luogo ad oggi non ha possibilità oggettivamente di essere destinata a mercato, l'associazione ha insistito per l’area di Piazza d’Armi.

A seguito dell' azione sindacale, il Governo Nazionale ha stanziato 1 milione di euro per realizzare il mercato ed il Provveditorato alle Opere Pubbliche ha già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il bando di gara sin dal 20 Agosto scorso. E tutto questo anche perché il Consiglio Comunale aveva votato un provvedimento in tal senso, approvandolo.

«Questo, è per quanto ci riguarda il succo della questione e, quindi, nella nostra volontà non c’è certamente alcuna intenzione di cementificare alcunché».

 14/09/2010 15.30