Ospedali tagliati ma i costi non si riducono:«scavalcato il piano di rientro»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2505

ABRUZZO. E se il Piano operativo taglia-ospedali fosse solo un’incredibile forzatura («lo chiede il Governo nazionale, siete troppo indebitati») per far passare come obbligatoria (e forse non lo era) la chiusura dei piccoli ospedali in Abruzzo?

E perché tanta fretta da ribaltare il senso logico dell'operazione? Sarebbe stato sicuramente meno traumatico prima attrezzare il territorio con i servizi sanitari sostitutivi e poi “riconvertire” gli ospedali oggi chiusi. Invece si è fatto il contrario, con qualche confusione.

In questa ottica, il deficit della sanità – in assenza di un piano strategico vero - sarebbe stato usato solo per ottenere i fondi previsti dal Governo per il 2010 e 2011, annualità non coperte dal Piano di rientro dai debiti. Il dubbio nasce cercando di capire cosa c'è dietro commi e leggi che si trovano nei decreti di nomina dei sub commissari, nell'intestazione del Piano operativo e al suo interno (come a pagina 17, quando si parla dell'istituzione dei nuclei operativi di controllo), nelle deliberazioni del Commissario ad acta, nei vari numeri del Bura. Quasi sempre si rinvia al comma di una legge: il n° 88 dell'art. 2 legge 191/2009, ma c'è anche il riferimento all'articolo 79 della legge 133/2008 (sottoscrizione dell'Accordo di programma per l'accesso ai fondi ex art. 79 legge 133/2008).

 Una doppia verità o una normale sovrapposizione di leggi ed articoli, vista la complessità della materia?

Nella Regione Lazio un problema di questo tipo sarebbe subito chiarito: sul web c'è tutto, proprio tutto, compresi i verbali del tavolo ministeriale di monitoraggio a Roma. Qui in Abruzzo invece non c'è molto e i commi e le leggi che si rintracciano rischiano di svelare che la salute degli abruzzesi è stata barattata solo per qualche soldo in più. La trasparenza sbandierata dalla giunta Chiodi rimane teoria.

 DUE LEGGI DIETRO IL PIANO OPERATIVO: QUALE QUELLA GIUSTA?

 Infatti nella documentazione disponibile si legge che la strada del risanamento dei debiti era stata intrapresa con successo e che alcune Asl (come quella di Lanciano-Vasto, manager Luigi Caporossi) avevano azzerato il deficit, mentre altre (come Chieti, manager Luigi Maresca) lo avevano dimezzato. Si legge anche che il sub-commissario alla sanità Giovanna Baraldi ha svolto compiti che forse sono “esuberanti” rispetto alle competenze di cui alla sua nomina, che Giovanni Chiodi continua a fare il commissario pur essendo terminato il periodo di rincorsa al pareggio dei conti per cui il suo incarico forse è ormai scaduto.

Dunque dietro il Piano taglia-ospedali potrebbe esserci solo un calcolo economico, senza preoccuparsi delle conseguenze sui cittadini per la “riconversione” degli ospedali.

A sorpresa sembrerebbe si possa scovare quello che sembra un lapsus imprevisto proprio all'interno del Piano, con il riferimento ora ad una legge ora ad un'altra (comma 88 legge, art. 2 legge 191/2009 e art. 79 legge 133/2008).

 FORSE IL PIANO TAGLIA-OSPEDALI È STATO ADOTTATO PER OTTENERE FINANZIAMENTI

 Dopo le proteste su tutto il territorio abruzzese per la chiusura dei piccoli ospedali, ci si chiede se veramente il governo aveva chiesto a Chiodi questa severità. Il dubbio nasce perché nel Piano di rientro dai debiti firmato a marzo 2007 dal centrosinistra c'era un crono-programma di verifiche e l'ultima era prevista per il 15 aprile scorso (non si sa se c'è stata, perché come detto i verbali non vengono pubblicati). Si sa però che al 31 dicembre 2009 (secondo quanto si è appreso della verifica del 17 marzo) i conti erano a posto e che il Piano di rientro dai debiti procedeva bene (lo aveva detto pure il precedente commissario Gino Redigolo). E il comma 88 dell'articolo 2 della 191/2009 prevede proprio la presentazione di Piani di rientro per le Regioni commissariate. A dire il vero nel comma è prevista anche la possibilità di presentare altri Piani, cosa che stranamente non è stata fatta, nonostante le critiche alla rigidità del Piano sottoscritto dal centrosinistra e che poteva essere cambiato. Il riferimento al comma 88 apparirà anche nelle delibere commissariali sul Piano operativo. Tra l'altro dalle motivazioni delle nomine dei due sub-commissari (Rossini ha lasciato subito), si apprende anche che forse Giovanna Baraldi doveva lavorare solo a iniziative connesse all'adozione del piano di riassetto della rete ospedaliera, della rete laboratoristica e della rete di assistenza specialistica ambulatoriale, senza diventare la protagonista del Piano di rientro dai debiti.

Una confusione di attribuzione di incarichi che aumenta quando vengono dirottate su di lei le competenze inizialmente attribuite a Rossini per la collaborazione “sugli aspetti giuridici e amministrativo gestionali, per l'adozione dei provvedimenti attuativi delle disposizioni recate dalla legge 6 agosto 2008 n.133, necessari all'attuazione del Piano di rientro” (dove riappare questo articolo 79). E' qui che scricchiola il meccanismo delle leggi e dei commi? Insomma non ci sarebbe collegamento tra debiti, tagli e “riconversioni”, se il Piano taglia-ospedali è ispirato a questo articolo che dice: soldi in più nel 2010-2011 se tagli posti letto e personale riorganizzando la rete ospedaliera. Senza fissare date, obblighi e sanzioni, senza cioè quel carattere urgente che si vuol far credere.

 ANCHE NEL RICORSO AL TAR PER GUARDIAGRELE SEGNALATE MOLTE INCONGRUENZE

 Traccia della confusione si può ritrovare nel ricorso al Tar contro la chiusura dell'Ospedale di Guardiagrele, firmato dalla locale opposizione di centrosinistra. Si legge che il Piano è illegittimo perché i commissari in carica dovevano dare attuazione al Piano di rientro, così come previsto nel Piano sanitario vigente e mai abrogato. Qui si prevede che tutti gli ospedali, anche i piccoli, restano aperti con posti letto per acuti. Eccesso di potere in chi ha invece licenziato un Piano taglia-ospedali, senza peraltro concertare le scelte con gli Enti locali, come è avvenuto in altre regioni commissariate come il Lazio? Ma è forse l'insistenza sulla legge 191/2009 la più contraddittoria, perché questa legge conferma che le Regioni commissariate debbono proseguire il Piano di rientro, un atto cioè già recepito dal Piano sanitario regionale in vigore. Le delibere commissariali, invece, vanno oltre e intendono i Programmi operativi come leve per scardinare l'accordo per il rientro dai debiti che invece dovevano attuare.

«L'udienza al Tar – dice l'avvocato Simone Dal Pozzo – è fissata al 23 settembre per la sospensiva, ma se non ci sarà ci auguriamo che il merito venga discusso al più presto». «Anche perché – spiega il senatore Angelo Orlando – se chiudendo gli ospedali i costi non si riducono, come dicono le delibere, perché si chiudono gli ospedali?»

 Già: perché?

Sebastiano Calella  14/09/2010 10.14