Scossa a Sulmona di magnitudo 3.1

Alessandro Biancardi

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SULMONA.Una forte scossa di terremoto è stata avvertita a Sulmona e Val Peligna in Abruzzo alle 23.50 di mercoledì sera.

La scossa è stata intensa e l'epicentro è stato tra la città di Sulmona e la Valle Peligna e precisamente nell'area del monte Velino, tra Castel di Ieri e Collarmele, a una profondità di otto chilometri e a circa una sessantina di chilometri dall'Aquila da dove però non sono giunte particolari segnalazioni.

La scossa è stata di magnetudo 3,1, intorno quindi ai 4 gradi della scala Mercalli. Molte persone sono uscite per strada a Sulmona, Pratola, Raiano e altri centri del circondario.

Non sono mancate telefonate ai vigili del fuoco che hanno smentito danni a persone e cose e ritengono che la situazione sia sotto controllo.

Peraltro, molte persone non hanno neppure avvertito nulla, ma sono scese in strada vedendo gli altri fuggire. Insomma, per ora solo tanto spavento e nulla più. La scossa è stata descritta come breve ma molto secca.

Sempre ieri una scossa di intensità 2.1. era stata avvertita alle 20.45 nel distretto dei Monti Reatini dove ultimamente la situazione è abbastanza movimentata ma le repliche non superano mai la magnitudo di 2.5.

L'ANALISI DI GIULIANI

Su Facebook lo studioso Giampaolo Giuliani, che sostiene di riuscire a prevedere un terremoto analizzando il rilascio di radon, ha elaborato una analisi statistica degli eventi relativa ai periodi annuali 2009, 2010 e 2011, discriminata stagione per stagione, mese per mese e settimana per settimana.

Secondo lo studioso, proprio questo confronto di dati lascia intravedere una «evoluzione sismogenetica, durante il mese di marzo 2011, simile all’andamento registrato nel periodo marzo 2009 nel Bacino aquilano».

«Nel periodo relativo al 2009», spiega Giuliani, «il fuoco degli eventi fu registrato nel Bacino e precisamente nella Valle dell’Aterno aquilano. Le attuali sequenze registrate dal 1° gennaio ad oggi 2011, mostrano invece un fuoco degli eventi prevalentemente localizzato su di un territorio sismico, spostato rispetto agli eventi del 2009, da 25 a 50 km di distanza dalla città di L’Aquila».

Nel periodo 01 gennaio – 06 marzo 2009 in un raggio 40km dall'Aquila sono stati registrati 219 eventi, nello stesso periodo del 2010 395 eventi e nell'ultimo anno 610.

«Questo non significa», spiega ancora lo studioso, «che debba obbligatoriamente riprodursi la stesso fenomeno del 6 aprile 2009, pur tuttavia non significa che non possa riverificarsi.

La maggior parte dei 610 eventi del 2011 stanno avendo come fuoco un epicentro lontano da quello aquilano maggiore di 25 km. Perché vengo a dire tutto questo? Perché in un momento in cui la terra trema in continuazione e su direttrici notoriamente pericolose, nel momento in cui i fenomeni precursori dei sismi, sono più famigliari a pochi che ai più, nel momento in cui la scienza ufficiale di un paese si basa su accorgimenti scientifici vecchi di più di 100 anni, (Il sismografo e l’accelerometro vedono il terremoto solo dopo che questo è avvenuto) nel momento in cui in questo paese, a differenza di altri, non sono stati proditoriamente forniti strumenti di difesa per la popolazione, (Cultura di base sui terremoti e modi per difendersi da essi)».

«Allora le persone comuni, le persone più sensibili e facilmente impressionabili», continua Giuliani, «nei momenti più critici devono da sole provvedere alla propria incolumità. Ogni cittadino deve essere cosciente per proprio conto della propria situazione di rischio e provvedere per tempo a mettere in sicurezza la propria vita e quella dei suoi cari, sia che si verifichi o che non si verifichi un qualsiasi accadimento. Al momento attuale ciò che osserviamo per mezzo della nostra strumentazione, ci pone l’obbligo di consigliare la massima attenzione per i prossimi giorni di marzo, non perché si preveda un evento particolarmente pericoloso ma solo perché la continuità delle anomalie potrebbero evolvere più rapidamente dei controlli che vengono effettuati. Il messaggio è rivolto in modo particolare a tutte la popolazioni del centro Italia, in particolare: Umbria, Marche, Abruzzo, basso e medio Lazio e Molise. La rete di cui disponiamo non copre totalmente le regioni suddette, solo quei territori più vicini alle stazioni della provincia aquilana. Per una copertura totale bisognerebbe implementare il numero delle stazioni, ma per eventi particolarmente forti, potremmo essere in grado di rilevare l’eventuale anomalia» 

10/03/2011 8.35