Punizione finita per gli 8 universitari cacciati dalla nuova casa dello studente

Alessandro Biancardi

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IL CASO. L’AQUILA. Possono finalmente tornare a ‘casa’ gli otto ragazzi cacciati dall'ex Caserma Campomizzi dell’Aquila per aver fumato una sigaretta.

Un episodio che ha scatenato grande stupore, ma soprattutto tanta rabbia, per la decisione presa dal direttore dell’Adsu (l’azienda per il diritto agli studi universitari) che ha revocato il posto letto agli otto ragazzi ‘colpevoli’ di aver fumato una sigaretta vicino a una finestra di una sala studio.

Una storia, fortunatamente, finita bene. Ieri, infatti, il Commissario vicario per la ricostruzione, Antonio Cicchetti, ha reso noto che gli studenti espulsi dalla caserma Campomizzi potranno essere ospitati, sempre all’interno dello stesso stabile, presso la palazzina C gestita dalla Struttura Gestione Emergenza, con esclusivo onere a carico dell’Adsu.

Da questa mattina, dunque, gli otto ragazzi possono rientrare nella loro ‘casa’. «Ha vinto il senso civico – ha commentato Wania Della Vigna, avvocato degli otto ragazzi - Viviamo ancora in un Paese dove vige forte sia il senso di giustizia che di solidarietà sociale».

IL FUMO NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE… E NON SOLO

Sul fatto che il fumo nuoce gravemente alla salute non c’è dubbio, ma che addirittura possa essere causa della fine del ‘sogno universitario’ per un gruppo di studenti è decisamente troppo.

Il provvedimento del direttore dell’Adsu Luca Valente, infatti, ha comportato non soltanto l’allontanamento degli universitari dalla nuova casa dello studente, ma addirittura la revoca della borsa di studio, rendendo impossibile la permanente dei ragazzi a L’Aquila.

Si tratta, infatti, di studenti fuori sede; cinque di loro arrivano addirittura dall’estero, precisamente da Israele; due studentesse sono molisane, di Larino (Campobasso), mentre un ragazzo arriva da Penne.

Il provvedimento del direttore dell’Adsu, tra l’altro, era retroattivo. Questo ha comportato la perdita della borsa di studio (circa 5mila euro), comprendente le spese per mensa e bugdet personale, ma anche la mancata restituzione del deposito cauzionale, che i ragazzi avevano versato al momento del loro arrivo.

UNA SIGARETTE HA PIU’ ‘FORZA’ DEL TERREMOTO

Una sigaretta, dunque, ha avuto per questi ragazzi maggiore ‘potere’ dello sciame sismico.

Già, perché l’episodio contestato è uno solo, e si riferisce, tra l’altro, a diversi mesi fa (tra fine novembre e inizio dicembre 2010). La ‘trasgressione’, in quell’occasione, era stata sanzionata con un semplice ammonimento, ma poi l’Adsu ha deciso di usare la mano più pesante. Il 15 febbraio scorso è arrivata la comunicazione di lasciare la camera entro una settimana, e sono stati revocati la borsa di studio e il posto letto, con conseguente perdita della cauzione di 450 euro.

Il provvedimento è scattato nei confronti di otto studenti - iscritti nelle facoltà di Medicina e Chirurgia, di Ingegneria, di Matematica e Fisioterapia - provenienti da Israele ma anche dall'Italia, da Larino (Campobasso) e Penne.

Ragazzi poco più che maggiorenni, che hanno superato la paura per il devastante terremoto di due anni fa e hanno deciso di frequentare l’università a L’Aquila, nonostante la distruzione e le rinunce che il terremoto aveva imposto. E che, alla fine, sono stati cacciati per una sigaretta.

MOBILITAZIONE E SDEGNO DI UN’INTERA CITTA’

L’espulsione degli otto universitari dalla nuova casa dello studente ha creato stupore e sdegno a L’Aquila, dove non soltanto gli studenti, ma in molti si sono mobilitati contro questo provvedimento. Prese di posizione che hanno condiviso un unico pensiero: la disapprovazione nei confronti dell’episodio di ‘trasgressione’ (la sigaretta fumata) ma, contemporaneamente, la condanna della ‘punizione’ decisa, considerata da tutti esagerata.

Ha detto la sua anche il commissario dell'Azienda al diritto allo studio, Francesco D'Ascanio, che da subito si è mostrato disponibile a cercare una soluzione per far rientrare i ragazzi nella struttura e reintegrare la borsa di studio.

Anche alcuni rappresentanti dei familiari delle vittime della Casa dello studente hanno preso posizione nei confronti dell’episodio. In occasione dell'inaugurazione dell'asilo di Barete, alla presenza del presidente del Senato Renato Schifani, hanno infatti protestato contro l’espulsione e chiesto che gli otto universitari potessero tornare a beneficiare della borsa di studio. Della questione sono stati interessati anche il rettore Ferdinando Di Orio, il sindaco Massimo Cialente e il commissario per la Ricostruzione Gianni Chiodi, destinatari di una lettera aperta da parte dell’avvocato dei ragazzi, Wania Della Vigna.

Attestati di solidarietà e sostegno agli studenti, infine, sono arrivati da associazioni studentesche e comitati delle vittime del terremoto del 6 aprile: tra questi il Comitato della casa dello studente, Avus, Comitato 3,32. Si sono poi pronunciati anche i rappresentanti istituzionali e del mondo politico, insieme a diversi amministratori dei Comuni limitrofi che hanno dato la disponibilità di alloggi.

L’AVVOCATO: «LA CITTA’ NON LI HA ABBANDONATI»

«Non saranno costretti a tornare nella loro terra in Israele o in altre località d’Italia. Non abbandoneranno più gli studi universitari a L’Aquila. La città non li ha abbandonati». Così l’avvocato Della Vigna – che è anche legale di alcuni ragazzi sopravvissuti al crollo della casa dello studente – commenta la notizia della riammissione dei ragazzi all’ex caserma Campomizzi.

 «Dopo appena otto giorni dalla conferenza stampa – precisa Della Vigna - ho assistito ad una mobilitazione popolare. Mi hanno offerto appoggio i comitati delle vittime del terremoto (in particolare il Comitato vittime della Casa dello studente), le varie associazioni, le assemblee cittadine, gli organi istituzionali, molti esponenti di partiti politici di natura bipartisan, il Commissario dell’Adsu D’Ascanio. Ho ricevuto comunicati stampa, petizioni, testi di interpellanza parlamentare ma anche semplici mail da privati cittadini, indignati per l’atto abnorme. La notizia ha assunto carattere nazionale tramite il web, gli organi di stampa e le televisioni locali e nazionali. Questo fa comprendere il significato di Italia – puntualizza l’avvocato - veramente unita nei valori della nostra Costituzione, che tutela i diritti dei più deboli, che riconosce ai capaci e ai meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto a conseguire i gradi più alti degli studi».

Da parte dell’avvocato anche un ricordo alle vittime del terremoto: «Si auspica un rinnovamento dell’Adsu con borse di studio specifiche che tutelino anche le vittime sopravvissute del 6 aprile 2009. La rinascita de L’Aquila passa attraverso l’Università e i suoi studenti», conclude Wanda Della Vigna

Come dire: si torni a preoccuparsi delle devastanti conseguenze del terremoto, che ha creato polvere e distruzione, piuttosto che di una sigaretta… in fumo.

 ddc  09/03/2011 10.01