Dimissioni Cialente, Pd chiede di resistere. Chiodi scettico: «accanimento terapeutico non serve»

Alessandro Biancardi

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Dimissioni Cialente, Pd chiede di resistere. Chiodi scettico: «accanimento terapeutico non serve»
L'AQUILA. «Non ho più la maggioranza, così non si può andare avanti perché è a rischio la ricostruzione, vado via». Così Cialente ha lasciato ieri la postazione di comando.

Dopo aver formalizzato le proprie dimissioni, il Pd locale e nazionale gli si è stretto intorno. Così tanti attestati di stima e di vicinanza, forse, era un bel po' che il primo cittadino non li riceveva. «Io non ho un partito», aveva lamentato solo qualche ora prima, «ho una pseudo maggioranza», aveva sbottato in Consiglio comunale, saltato per mancanza del numero legale. Cialente potrà adesso ragionare fino al prossimo 28 marzo. Potrà tornare sui propri passi e rimettersi alla guida del Comune terremotato o potrà abbandonare definitivamente lasciando la città in mano ad un commissario. L'ennesimo che segnerà il passo di una rinascita ancora molto lontana. E nelle ultime ore sono arrivate sia dalla politica nazionale che dalla politica locale, le prime reazioni alle dimissioni. «Mi permetto di fare un appello diretto, forte e sincero al sindaco: ritiri le dimissioni e resista. L'Aquila non può permettersi di perdere il sindaco», ha detto il portavoce nazionale della Federazione della sinistra, Oliviero Diliberto che chiede al Governo di assumersi le proprie responsabilità e di consegnare alla città i 30 milioni di euro per intervenire sul bilancio.

Attestati di solidarietà sono arrivati anche dal segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, e dal leader dell'Udc, Pieferdinando Casini.

Il segretario comunale dell'Aquila del Pd, Francesco Iritale, ha annuncia per venerdì un'assemblea di tutti gli iscritti del partito per esprimere solidarietà a Cialente.

«Quello del sindaco è stato uno sfogo comprensibilissimo, spesso i consiglieri comunali non hanno avuto un atteggiamento costruttivo, - ha spiegato Iritale - il sindaco si sorbisce per venti ore al giorno tutte le problematiche. L'auspicio è che tutto possa rientrare e che questa sua vicenda possa servire a rinforzare la maggioranza. La città non può avere la prospettiva del commissario, dobbiamo continuare ad andare avanti per un anno tutti insieme. Faremo tutti i tentativi per far tornare indietro il primo cittadino».

Il consigliere comunale dell'opposizione, Emanuele Imprudente (Mpa) è convinto che il primo cittadino farà un passo in dietro: «auspico le dimissioni del sindaco, ma credo che non si dimetterà».

«Credo che l'azione di lunedì - ha continuato Imprudente - sia stata un azione di natura politica per ricompattare i suoi e togliersi qualche sassolino dalle scarpe nei confronti del Partito Democratico».

Per l'assessore alle Politiche Sociali, Stefania Pezzopane «sarebbe importante che il 6 aprile l'Aquila sia rappresentata dalle istituzioni locali, volute dalla gente e non da un commissario».

Dello stesso parere il vice sindaco dell'Aquila, Giampaolo Arduini: «il 6 aprile a distanza di due anni dal terremoto, se le cose non cambiano, ci sarebbe un commissario all'Aquila e non un sindaco e questo è un altro elemento sicuramente negativo per la città».

Il presidente del Consiglio Comunale dell'Aquila, Carlo Benedetti ha sottolineato: «a noi mancano persino i soldi per far quadrare il bilancio ordinario figuriamoci se il comune può affrontare l'opera immane della ricostruzione della città».

 AL LAVORO LE COLOMBE DEL PD

 Per far tornare sui propri passi il sindaco sono al lavoro tutto il centrosinistra, ma in particolare, il parlamentare del Pd Giovanni Lolli e il dirigente comunale e consigliere provinciale del Pd Pierpaolo Pietrucci, considerati "colombe" negli ambienti del centrosinistra.

I due da lunedì hanno stabilito un contatto importante con il primo cittadino per convincerlo a ritirare le dimissioni.

Il responsabile enti locali del Pd Davide Zoggia, chiede a Cialente di non dimettersi. «Comprendiamo che le difficoltà contro le quali il sindaco si è trovato a battersi sono tali che la tentazione di gettare la spugna possa prevalere. Per la complessità e le oggettive difficoltà economiche, la ricostruzione della città de L'Aquila è in sé una sfida enorme. Se poi a essa si aggiungono le discutibili scelte fiscali del governo e un supporto non sempre granitico da parte delle forze politiche e sociali che dovrebbero sostenere il sindaco, il suo diventa un compito ai limiti dell'impossibile».

«Tutto il Pd abruzzese e il suo gruppo dirigente vogliono assumersi l'impegno con te e con tutta la città de L'Aquila, di concerto con il gruppo dirigente nazionale, a ricostruire in tempi rapidi un clima di collaborazione positiva e fattuale e una coalizione di governo credibile, che possa portare a termine il mandato affidatole dagli aquilani», dice invece Silvio Paolucci, segretario regionale Pd.

In un passaggio della lettera inviata a Cialente Paolucci chiede anche «di riconsiderare la tua decisione ritirando le dimissioni e mettendoti ancora una volta a disposizione, con la generosità e la determinazione che ti hanno sempre contraddistinto, di un progetto di buona amministrazione che guardi al futuro e all'interesse generale de L'Aquila e dell'intero Abruzzo».

CHIODI: «L'ACCANIMENTO TERAPEUTICO E' INUTILE»

E sulla vicenda ha espresso un primo commento anche il presidente della Regione e commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi: «da quanto ho appreso, è un problema registrato nella sua maggioranza, quindi bisogna che lui capisca bene se esiste o no. Altrimenti l'accanimento terapeutico non serve agli aquilani».

Chiodi ha rapporti continui con ex vice commissario per la ricostruzione e sindaco del comune più grande colpito dal sisma. «Ma naturalmente - ha concluso Chiodi - è una valutazione che solo Cialente può fare».

09/03/2011 8.29