Cialente ha formalizzato le dimissioni, 20 giorni per ripensarci. «Io non ho partito»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Cialente c’è l’ha «messa tutta» ora però è stufo e non può più andare avanti. Dunque la migliore delle ipotesi, secondo lui, adesso, è andare alle urne. Si farà di tutto per farle a maggio, sempre che il ministro Maroni concederà questa opportunità.

Ma nulla è deciso perché intanto Cialente deve formalizzare con una lettera la sua decisione e poi avrà tempo per pensarci altri venti giorni in cui tutto potrà accadere.

Le ipotesi peggiori sono commissariamento plurimo (come pure ha paventato ieri lo stesso Cialente) per almeno un anno fino alla prossima primavera. Commissario al Comune, commissari negli enti strumentali, commissario alla ricostruzione e commissario alla sanità. Sarebbe in definitiva un altro passo che distanzierebbe il territorio aquilano dalla gestione democratica della propria terra.

Oppure Cialente ritirerà le sue dimissioni sullo stile del sindaco Pd di Vasto, Luciano Lapenna, che pure è in una situazione politica interna delicata ed ha minacciato di andare via scatenando reazioni evidentemente positive che lo hanno indotto poi a restare.

Se accadesse lo stesso a L’Aquila si continuerebbe con una amministrazionee della città con «una pseudo maggioranzaza» (come dice Cialente), con i problemi che sono sia la conseguenza di cause derivanti dal Governo (come sostiene sempre il sindaco) e del commissario Chiodi ma anche di una situazione amministrativava locale particolare, fatta di conflitti interni, scissioni, dimissioni e rimpasti. Più di una volta il sindaco è stato costretto alla ricomposizione della sua squadra di governo. Quella dell’Aquila non è una crisi qualunque perché sullo sfondo c’è la ricostruzione che stenta dopo due anni ed i suoi appalti milionari e la valanga di soldi che si è riversata sul capoluogo.

La sensazione, però, è che dietro questa mossa politica vi siano problemi maggiori, diversi, non citati.

Il giornalista Peppe Vespa ne L’editoriale scrive:«Si sarà accorto, Cialente, di non essere capace di mandare avanti le cose, e di essere arrivato al capolinea anche perché ha una maggioranza (si fa per dire) che fa acqua da tutte le parti».

Il giornalista si augura che non si tratti di una «sceneggiata napoletana» e che poi non ritiri le dimissioni per coerenza con i presupposti che lo hanno spinto al gesto di ieri e consiglia: «potrebbe quindi fare un atto di forza, accusare i vari consiglieri di averlo continuamente ricattato, per presentarsi con una lista civica, nelle prossime elezioni, per il rinnovo del Consiglio comunale. Una maggioranza, quella sua, modello "Armata Brancaleone", litigiosa ed ormai allo sfascio, con i vari consiglieri tutti capigruppo di se stessi, leader senza truppe. Se veramente Cialente si dimettesse, lascerebbe dietro di se macerie e rovine culturali, sociali e politiche, che vanno ad aggiungersi alle macerie reali del terremoto, per la soluzione delle quali, Cialente proprio non è stato capace di fare niente. Appena pronunciata la parola "dimissioni", i vari consiglieri comunali (di maggioranza e di opposizione) sono sbiancati in viso».

A conti fatti, dunque, se Cialente non ritirasse le dimissioni in due anni il territorio terremotato, fermo, immobile come le sue macerie, sarebbe costretto per la seconda volta a subire “la distrazione” e gli effetti collaterali della propaganda elettoralistica che avrebbe l’effetto di dilaniare ulteriormente i terremotati che probabilmente in questo momento desiderano altro.

La cosa che non quadra nella vicenda Cialente è dunque quella di aver riversato unicamente sul governo di centrodestra tutte le responsabilità senza un minimo di autocritica. Anche perchè i risultati dei lavori del consiglio comunale sono sotto gli occhi di tutti. Spesso è mancato il numero legale e questo in politica ha un solo significato: maggioranza spaccata per richieste che pendono.

Su questa linea si sono mossi anche tutti i partiti di maggioranza di centrosinistra che sostengono il sindaco probabile dimissionario e che ora rischiano davvero di andare a casa.

Anche perché più volte Cialente ieri lo ha ribadito: «lo sapete, non ho partito» quasi a segnare una rottura netta con il suo Pd. Così nell’incontro di maggioranza seguito alle dichiarazioni i consiglieri di centrosinistra hanno espresso «solidarietà».

«Siamo coscienti del fatto che, a volte», scrivono i capigruppo di Pd, Psi, Idv, Api, Pdci, Impegno per L'Aquila, Udeur , Ppe, «l'apporto del consiglio comunale, con la mancanza del numero legale sulle votazioni, possa aver giustamente leso l'immagine complessiva del Comune che, dal giorno del sisma, si sta assumendo enormi responsabilità, a volte molto al di sopra delle sue effettive possibilità economiche come, ad esempio, gli anticipi di cassa per pagare i contributi di autonoma sistemazione».

«Vogliamo precisare», scrivono ancora i consiglieri di maggioranza, «che tali vicende non sono mai stati frutto di un distacco politico rispetto all'impegno prioritario assunto nei confronti della città. Occorre uscire da questa incresciosa situazione con un forte e responsabile cambio di passo, poiché in gioco non è il destino del singolo ma il futuro e la sopravvivenza di un intero Comune. Non ci sfugge, in questo, che può esistere anche un gioco geo-politico regionale e provinciale in base al quale, e oltre noi, ad altri potrebbe fruttare il mantenimento dell'Aquila in questa situazione di sofferenza».

E poi c’è la questione dei mancati trasferimenti dal Governo e dal Ministero delle Finanze per circa 50 milioni di euro e il conseguente "buco" nel bilancio di 32 milioni di euro che «costituiscono una voragine che rischia di ingoiare il futuro della città e di far precipitare la sua ricostruzione, anche economica e sociale, in un empasse dalle dimensioni drammatiche e fatali. Rispetto a questa situazione, che impedirà, di fatto, l'approvazione del bilancio entro il termine del 31 marzo, il sindaco e la sua maggioranza non possono e non vogliono diventare il capro espiatorio su cui andranno a pesare le colpevoli responsabilità di chi ha il potere e il dovere di tener fede agli impegni presi in sede di programmazione del bilancio, quando si garantì il trasferimento delle somme».

08/03/2011 8.32

CIALENTE HA FORMALIZZATO DIMISSIONI

Cialente ha formalizzato questa mattina le proprie dimissioni, consegnando la comunicazione al segretario generale Vincenzo Montillo.

«Con la presente - recita la nota, inviata anche al presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti e, per conoscenza, al prefetto Giovanna Maria Iurato - rassegno le mie dimissioni dalla carica di sindaco della citta' dell'Aquila».

Ai sensi dell'articolo 53 comma 3 del decreto legislativo 267 del 2000 le dimissioni del sindaco acquisteranno efficacia decorsi venti giorni da oggi.

08/03/11 11.34