La famiglia Patriciello e l'appalto bis per la questura de L’Aquila

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il settimanale Left si occupa nel numero uscito venerdì in edicola dell'appalto della ristrutturazione della questura de L'Aquila e indaga sulla famiglia Patriciello.

L'AQUILA. Il settimanale Left si occupa nel numero uscito venerdì in edicola dell'appalto della ristrutturazione della questura de L'Aquila e indaga sulla famiglia Patriciello.

Ad aggiudicarsi l'appalto, con un ribasso del 47% è stata nei mesi scorsi la Nidaco Srl di Giuseppina Patriciello, la sorella dell'europarlamentare del Pdl, Aldo Patriciello.

Un appalto non senza polemiche, affidato in seconda battuta alla società molisana dopo che il provveditorato interregionale delle opere pubbliche aveva chiesto di indire una nuova gara dal momento che l'Ati vincitrice (Inteco, Rocco Lupo e Di Criscio) aveva fatto lievitare i costi da 5 a 56 milioni di euro.

Da questa assegnazione il settimanale ricostruisce tutte le avventure giudiziarie della famiglia Patriciello. Si parte dal personaggio probabilmente più noto: Aldo Patriciello, 53 anni, nato a Venafro. Un passato politico nella Dc (era la fine degli anni '70), poi Udc è infine passato al Pdl (nel 2008). Nel 2006 arriva al Parlamento Europeo dopo essere stato consigliere regionale, assessore e vicepresidente della Giunta del Molise.

La famiglia è proprietaria di una ventina di aziende con circa 900 dipendenti, attive nella sanità, nell'edilizia e nell'editoria (con una emittente televisiva regionale). Tra le varie aziende del gruppo vi sono Neuromed di Pozzilli, che è uno dei maggiori complessi sanitari del Molise, Prometal attiva anche nell'alta velocità ferroviaria e aziende edili come la Precal srl e la Mc Group.

Nei mesi scorsi dopo il fallimento di Villa Pini di Vincenzo Angelini sembrava che i Patriciello potessero sbarcare in Abruzzo e acquistare la clinica privata ma dopo le indiscrezioni giornalistiche l’affare non si è mai concretizzato. Di Aldo Patriciello Left racconta che è stato rinviato a giudizio dal gup di Isernia, lo scorso 24 febbraio, con le accuse di falso ideologico, truffa e frode in pubbliche forniture.

«Secondo gli inquirenti», scrive il settimanale in un articolo firmato da Manuele Bonaccorsi e Marianna De Lellis, «l'onorevole, insieme al fratello Gaetano detto Saddam, nel 2004 avrebbero fornito all'impresa Aldani di Bologna, titolare dell'appalto per la costruzione del primo lotto dell'autostrada Termoli-San Vittore, calcestruzzo scadente, usato per l'edificazione dei pilastri di un viadotto. L'inchiesta si chiamava Piedi d'Argilla».

Ma che c'entra in tutto questo la sorella, titolare della Nidaco, che si è aggiudicata l'appalto? Assolutamente niente, assicura Left, «le colpe dei fratelli non ricadono sulle sorelle».

Ma lo stesso settimanale riporta uno stralcio degli inquirenti molisani nel quale si stila una analisi dell'intera famiglia: «i Patricello, oltre a costituire un nucleo familiare, possono tranquillamrnte essere citati come una famiglia nell'accezione poliziesca del termine, in quanto l'organizzazione interna, la suddivisione dei compiti, l'assunzione di responsabilità da parte di un leader indiscusso, somigliano drammaticamente agli elementi essenziali che caratterizzano le famiglie mafiose»

Parole pesanti, scrive sempre Left, «che hanno fatto gridare la potente famiglia molisana al complotto».

Il giornale svela inoltre un «incontestabile» intreccio di partecipazioni in decine di società che legano «indissolubilmente» tra di loro il capo famiglia Aldo coi fratelli Aniello, Nicandro, Stefano, Antonio, Gaetano e l'unica donna, la titolare dell'impresa vincitrice dell'appalto della questura.

Giuseppina e i due inquisiti, aldo e Gaetano, sono stati comproprietari della società Itaca Srl, Seip Srl, Venafro Inerti.

«Nel collegio sindacale della Nidaco», scrivono Bonaccorsi e De Lellis, «siede una certa Maria Pilla, che svolge contemporaneamente il ruolo di presidente del collegio sindacale della Mc Group, Molise conglomerati, impresa con sede a Venafro, di proprietà dei fratelli Patriciello. La Mc Group è proprio l’azienda accusata dai magistrati di fornire calcestruzzo ''scadente per qualità e quantità, non conforme a quello pattuito e comunque al di sotto dei parametri qualitativi di accettabilità''. Dentro le gittate, secondo le indagini, ci sarebbero stati fango e pezzi di legno. L’altro comproprietario della Nidaco è Nicandro Cotugno, figlio di Giuseppina Patriciello e di Vincenzo Cotugno, politico dell’Udc, ex sindaco di Venafro, costretto nel 2007 alle dimissioni per incompatibilità: secondo il decreto di scioglimento del Comune, Vincenzo avrebbe avuto legami diretti con società vincitrici di appalti e forniture per l’ente locale». 

05/03/2011 13.10