Inchiesta infiltrazione Casalesi: carte e filoni napoletani

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E’ il procuratore aggiunto antimafia di Napoli che conferma che ci sono alcuni filoni che possono riguardare la ricostruzione aquilana e l’infiltrazione di clan della malavita organizzata.

La confermaa è raccolta dalla agenzia Ansa che è riuscita a sentire il procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Napoli, Federico Cafiero de Raho, che conferma l’esistenza di inchieste che riguarderebbero anche l’Abruzzo. Ma di più non dice. Secondo l’Ansa non vi sarebbero al momento indagati. Metà conferma e metà smentita, quindi, la notizia che ha creato scalpore e scosso il mondo politico pubblicata da Repubblica.it sulla iscrizione nel registro degli indagati del senatore azzurro, Filippo Piccone.

Una notizia che si presta a facili strumentalizzazioni politiche che per ora ha visto giocare il suo primo tempo dal coordinatore regionale del Pdl indignato contro «certa stampa».

Dunque la prima certezza è che le indagini esistono e che sono all’inizio. I faldoni non sono ancora arrivati dalla procura distrettuale antimafia di Napoli a quella dell'Aquila. I filoni, sempre secondo l’agenzia di stampa, sarebbero almeno due e riguardano attività di aziende affiliate alla camorra, sfociati poi nella scoperta di infiltrazioni di imprenditori legati alla malavita organizzata campana.

I due filoni riguardano la ristrutturazione dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila, gravemente danneggiato dal sisma del 6 aprile 2009 tanto da essere dichiarato inagibile poche ore dopo il terremoto ed i rifiuti.

Ma la procura distrettuale antimafia dell'Aquila ha avviato da pochissimo le indagini in tal senso però attende le carte di Napoli per dare impulso all'azione che nel capoluogo abruzzese è tesa a prevenire le infiltrazioni mafiose nella ricostruzione. Tra le due distrettuali antimafia, infatti, ci sono stati contatti informali ma alla collaborazione diretta si arriverà quando le indagini, che secondo fonti interne alle due procure sono in una fase molto delicata e caratterizzate dal massimo riserbo, daranno riscontri.

Per ora le indagini di Napoli e quelle dell'Aquila sono contro ignoti. Anche ieri le due procure hanno smentito un coinvolgimento del senatore e coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone.

Se così stanno le cose una possibile lettura dei fatti potrebbe essere l’eccessivo anticipo della notizia lanciata da Repubblica e –sempre che gli elementi illustrati nell’articolo contestato si dovessero dimostrare veritieri- anche l’iscrizione nel registro degli indagati sarà un atto dovuto che comunque non vorrà dire nulla ma segnerà solo l’inizio di un lungo cammino verso una verità.

Intanto ieri il procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Napoli, Federico Cafiero de Raho. ha spiegato che «ci sono indagini su imprenditori legati alle organizzazioni camorristiche che lavorano all'Aquila, ma che hanno il centro degli affari in Campania e che di tanto in tanto si spostano altrove. In sostanza costituiscono propaggini della organizzazione malavitosa».

Il procuratore aggiunto, in riferimento ai contatti con i colleghi aquilani, ha sottolineato che «quando ci saranno passaggi interessanti, si attuerà una collaborazione».

Come dire: Napoli non ha ancora inviato carte a L'Aquila. E anche ieri il procuratore distrettuale antimafia Alfredo Rossini non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla vicenda.

03/03/2011 9.49