Casalesi e ricostruzione: filtrano altri particolari. L’inchiesta c’è

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Ieri lo ''show'' di Filippo Piccone che si è difeso e si è giocato le sue carte. Oggi però particolari (pochi) filtrano e non tranquillizzano il senatore azzurro.

Una conferenza stampa ieri convocata in tutta fretta, nello studio del suo legale per dire, e dire tanto, ma anche “avvertire” «certi giornalisti» che fanno un «certo giornalismo». Presumibilmente quello di inchiesta.

Accuse gravi, dirette quanto generiche, sono state indirizzate al giornalista di Repubblica, autore dell’articolo che riportava la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di Piccone.

Ma accuse sono state indirizzate più in generale ai giornalisti che pubblicano «da tempo certe notizie».

«C’è il giornaletto locale, c’è quello di Pescara, c’è il giornalista di Repubblica»: Piccone ha parlato di un «circuito» omogeneo volto a screditarlo. Non l’ha detto ma nel linguaggio politico molto attuale si chiamerebbe «macchina del fango».

Così come non ha pronunciato la parola “dossieraggio” ma quello che minaccia il senatore oggi si chiamerebbe così visto che promette di denunciare presunti malaffari e giornalisti pagati e finanziati, dunque corrotti.

Accuse gravi, si spera siano almeno fondate come lo sono le notizie sulle inchieste che in qualche modo lo riguardano, forse anche da persona non indagata. Si attendono altri particolari per capire cosa sia successo e cosa ancora non si sa.

Ieri intanto si sono registrati gli interventi del presidente della Regione Gianni Chiodi che ha rinnovato stima e fiducia a Piccone, l’onorevole Daniele Toto (Fli) ha ricordato le parole del presidente della commissione Antimafia, Giuseppe Pisanu che ha messo più volte in guardia dal pericolo di infiltrazioni.

Per Riccardo Chiavaroli, consigliere regionale del Pdl, invece, «la vicenda dei "casalesi" in Abruzzo, come appare ormai chiaro, è solo una bufala in salsa abruzzese. Prendo atto con rammarico», dice quindi il portavoce del Gruppo Pdl in Regione, «che l'unica voce odierna sia stata invece quella di Costantini (Idv) che, per un riflesso condizionato contro il Pdl, invoca il solito e forcaiolo "passo indietro"».

Cosa aveva detto Carlo Costantini?

«Non posso tacere che anche il semplice sospetto che il capo del Partito che in Abruzzo governa ormai anche i “condomini” possa aver favorito gli interessi di organizzazioni criminali negli affari post terremoto, impone una reazione della politica. Lo dobbiamo agli abruzzesi, alla nostra classe imprenditoriale, a quelli che continuano a resistere alle lusinghe di chi possiede una enorme quantità di denaro da ripulire in attivita’ sane, nonostante la drammatica crisi economica che stiamo attraversando».

L’Ordine dei giornalisti, intervenuto solo stamattina, invita Piccone invece a parlare e dire quello che sa sull’informazione inquinata e certi meccanismi che pare conoscere bene senza dirli.

Passata la bufera che per un attimo, forse, ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli abruzzesi, quello che rimane sono invece conferme indirette e autorevoli di filoni di indagine che interessano il senatore Piccone. Secondo alcune fonti le intercettazioni di cui parlava nel suo articolo Giuseppe Caporale esistono e sono a Napoli dove sanno anche molto altro e stanno indagando da tempo anche sulle infiltrazioni nella ricostruzione post sisma. Lì c’è un magistrato, Henry John Woodcock, che ha più volte incrociato vicende abruzzesi sul suo cammino.

E’ il caso della inchiesta che riguarda Finmeccanica e la sua partecipata Selex che è socio privato di Abruzzo Engineering e che coinvolgerebbe anche l’ex titolare della squadra di calcio della Valle del Giovenco, Sabatino Stornelli anche ad di una delle Selex, dove gli investigatori a settembre hanno sequestrato numerose carte. Il magistrato è in contatto con i colleghi abruzzesi e con il pm Antonietta Picardi che indaga su fatti simili nella procura antimafia de L’Aquila.

Woodcock indaga anche su quella che è stata definita la nuova P4 e non è detto che le indagini che portano in Abruzzo siano del tutto diverse. Di certo si sa che le carte napoletane che contengono le intercettazione dei Casalesi che parlano di Piccone arriveranno nel capoluogo abruzzese a breve e al momento non è possibile conoscere ulteriori particolari. In questo modo si spiegherebe anche la versione fornita dal pm Picardi ieri ai difensori di Piccone: «nessuna iscrizione nel registro degli indagati»

C’è poi lo stralcio pescarese dell’inchiesta sui rifiuti che pure riguarda Piccone e la sua attività imprenditoriale con la società “Rivalutazione Trara” che tra i soci conta il padre Ermanno e che riguarda il recupero dell’ex zuccherificio e la costruzione di un termovalorizzatore. Anche di questi aspetti se ne occuperà la procura de L’Aquila.

Parlare oggi di «bufala» e di notizie inventate è alquanto rischioso. Meglio la prudenza e l’attenzione alta.

02/03/2011 14.31