Ricostruzione L'Aquila, «più lenta che a Sumatra»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2015

L'AQUILA. «Poca attenzione per gli aspetti sociali. Per tornare alla normalità ci vorranno decenni». In aumento sindromi depressive e utilizzo di droghe e alcol.

La comunità aquilana è morta assieme al terremoto. E' quanto emerge dalla ricerca ''Microdis-L'Aquila'', delle università di Firenze, L'Aquila e delle Marche, secondo cui «i lavori di ricostruzione post sisma proseguono piu' veloci in Indonesia che all'Aquila».
Curatore della ricerca è il professore britannico David Alexander, tra i massimi esperti europei di grandi disastri.
Secondo lo studio, condotto al fine 2010 su 15 mila persone, i problemi riguardano essenzialmente l' occupazione e le abitazioni: il 71% degli intervistati ha affermato che «la vecchia comunità è morta assieme al terremoto», il 68% delle persone ascoltate vuole lasciare la propria abitazione.

Prima del sisma il 71% degli intervitati aveva una regolare occupazione, oggi risulta occupato solo il 65%. Non va meglio sul fronte universitario dove si sono registrati cali di iscrizioni.

Problemi anche per la salute, sia fisica che psicologica, dei terremotati: soffre o ha sofferto di stress il 43% degli intervistati. Si sarebbe accentuata anche la dipendenza da droghe o alcol .

E se la ricostruzione stenta le abitazione sostitutive non soddisfano pienamente: il 38% degli interpellati lamentano la mancanza di «senso di comunità», anche a causa dei nuovi quartieri che sono nati tutti intorno al cratere dopo il 6 aprile. Per il 50% mancano i servizi essenziali e per il 35% i complessi residenziali hanno servizi igienici in cattiva condizione.

Secondo l'opinione di Alexander ci sarebbe stata poca attenzione da parte delle istituzioni «per l’aspetto sociale post terremoto».
«Il meccanismo per assegnare gli alloggi agli sfollati non ha dato molta attenzione alla preservazione del tessuto sociale. Il risultato è stato un notevole aumento del senso di isolamento, abbandono e impotenza dei residenti.

E nel momento della fase ricostruttiva, rivela sempre l'espoerto, «non si riscontrano segni di una coerente pianificazione della ripresa a lungo termine. Quindi, se un ritorno alla ‘normalità’ significa il reinsediamento dei tessuti urbani messi fuori uso dal terremoto, non è affatto chiaro quando questo accadrà. Le indicazioni dicono che ci vorranno decenni».

01/03/2011 16.56