Giallo su Piccone indagato, i legali smentiscono. Senatore scatenato contro la stampa

Alessandro Biancardi

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Giallo su Piccone indagato, i legali smentiscono. Senatore scatenato contro la stampa
IL VIDEO INTEGRALE. L’AQUILA. «Non c’è nessuna formale iscrizione nel registro degli indagati del senatore Piccone». Lo hanno confermato questa mattina i legali del senatore, sindaco di Celano e coordinatore del Pdl che secondo un articolo di Repubblica di ieri sarebbe indagato in una inchiesta sulla ricostruzione.

Una indagine –sempre secondo quanto riportato dall’articolo di Giuseppe Caporale- che sarebbe partita da alcune intercettazioni che non riguarderebbero il parlamentare ma persone vicine ai clan dei Casalesi i quali parlerebbero di un appuntamento con il «senatore Piccone».

«Questa mattina», ha spiegato l’avvocato Antonio Milo, «siamo andati in Procura dalla dottoressa Picardi che coordina il pool di magistrati che compongono la procura distrettuale antimafia dell'Aquila. La dottoressa Picardi ha smentito l'esistenza di una formale iscrizione nel registro degli indagati del senatore Piccone quindi il senatore Piccone non è assolutamente indagato per i fatti che sono apparsi sulla stampa. Non so se l'articolo é frutto di fantasie, certamente non c'é nessuna iscrizione sul registro degli indagati. Quindi immagino che il giornalista abbia avuto questa notizia che è infondata, smentita dallo stesso magistrato che è il capo del pool».

Secondo il legale dunque non vi sarebbe alcuna iscrizione nel registro degli indagati che è la primissima azione della magistratura nell’ambito di una inchiesta il che spiega anche per quale ragione il senatore Piccone non abbia ricevuto «alcun atto».

 «Io penso che», ha detto Milo, «siano delle ipotesi radicalmente inconsistenti oserei dire fantasiose. Poi sarà il senatore stesso ad arricchire e a precisare questo pensiero che è poi la verità».

Infatti in tarda mattinata è stata convocata in tutta fretta una conferenza stampa di Piccone nel quale –dicono i bene informati- si scatenerà e sarà molto duro proprio perché la notizia sarebbe «infondata». Raggiunto telefonicamente dall'Ansa, il procuratore distrettuale antimafia dell'Aquila, Alfredo Rossini, non ha voluto rilasciare commenti sull'inchiesta, mantenendo il più stretto riserbo sull'attività di indagine.

Intanto si registra la solidarietà del senatore Pdl, Fabrizio Di Stefano che si dice sicuro della assoluta estraneità di Piccone da  vicende simili.

La situazione è in continua evoluzione e già nelle prossime ore si potranno avere nuovi elementi.

01/03/2011 12.51

 

PICCONE:«NOTIZIA FANTASIOSA E FALSA»

«La notizia è stata smentita dalla Procura dell'Aquila», ha spiegato in conferenza stampa il senatore Piccone, «ma poi parleremo anche nel merito di questa vicenda nel senso che ha smentito una cosa che é fantasiosa, inesistente e priva di fondamento, se mi avessero accusato come diceva Salvemini di aver rubato la Madonnina dal Duomo di Milano sarebbe stata più plausibile di questa notizia».

E sulle intercettazioni ha detto:«una volta si usavano i pentiti oggi si usano le intercettazioni, basterebbe tra due persone nominare una terza persona che è assolutamente all'oscuro di quello che si dice per renderla poi persona indagata e coinvolta nei fatti. Credo che sia una stortura alla quale si deve assolutamente porre rimedio. Io non ho ovviamente mai avuto contatti con nessuna azienda fuori da questo territorio tantomeno con aziende collegate a chicchessia, tantomeno con aziende napoletane o campane, non so di che cosa stiamo parlando».

 Alla conferenza stampa nello studio dell'avvocato Antonio Milo, legale di Piccone, hanno partecipèato tra gli altri il coordinatore provinciale dell'Aquila del Pdl, Massimo Verrecchia, l'ex capogruppo del Pdl in consiglio regionale, Gianfranco Giuliante, attuale assessore regionale, e il consigliere regionale del Pdl, Riccardo Chiavaroli, unitamente a numerosi esponenti del Pdl della provincia dell'Aquila.

01/03/2011 13.41

CONTRO I GIORNALISTI:«DOVERE CIVICO FERMARE QUELLI ETERODIRETTI»

In maniera molto pacata ma ferma Piccone ha attaccato duramente l’autore dell’articolo in questione («l'unico casalese è chi ha scritto quella notizia»)  e più in generale ha allargato il discorso sulla «facilità» di alcuni giornalisti di dare «notizie infondate» e al danno che creano alla politica.

«Smentisco e tanto meno non ho mai avuto contatti con aziende che potessero avere contatti con persone a me sconosciute». Piccone ha anche chiesto l’intervento di Roberto Saviano affinchè spieghi a Caporale, l’autore dell’articolo, «come si muovono i Casalesi».

«Vorrei chiedere a Caporale se esiste questa inchiesta, vorrei sapere da Caporale se l’inchiesta è blindata lui come ha fatto ad avere la notizia». Il senatore ha parlato anche di una fase nuova, diversa da quella trascorsa, nella quale non ha mai denunciato nessun giornalista ma ora «inizieremo a dire e a parlare un po’ di questi giornalisti, cosa fanno, chi li finanzia, che connivenze hanno, dove vogliono arrivare eccetera…»

Il senatore sembra riferirsi chiaramente anche a «certi giornali on line» e aggiunge che a questo punto «è diventato un dovere civico far conoscere chi c’è dietro e perché certi giornalisti scrivono quello che scrivono».

«Il termovalorizzatore di Avezzano non esiste ma non ho alcuna proprietà, siamo di fronte ad un linciaggio mediatico insopportabile. Lasciare la libertà a tutti di dire bugie di questo tipo è insopportabile»

«Ne approfitto per spiegare alcuni aspetti», ha aggiunto. «Sul termovalorizzatore non sono stato mai indagato non c’è stata alcun atto. Si riciccia ed ogni volta si ripete. Non si può costituire ogni volta una accusa altrimenti costringiamo gli imprenditori a tenersi i soldi in banca».

I LAVORI NEL TERREMOTO

«Tra le accuse c’è anche il fatto che io avrei lavorato nella ricostruzione», ha proseguito l'esponente del Pdl. «A malizia si aggiunge ignoranza, ho un’azienda da 30 anni, non faccio carciofi, i miei rapporti con gli imprenditori sono di tipo privatistico e non c’era bisogno di nessun appalto». Piccone ha spiegato anche come per i suoi lavori in subappalto ne parlò con il prefetto Franco Gabrielli che gli lasciò campo libero.

Sui 600mila euro che la procura di Pescara sostiene che avrebbe dato tramite Aracu a Cicchitto ha replicato: «non esistono e pure se esistessero non sono reato».

«DOPO CIANCIMINO E PROVENZANO I CASALESI»

«Una volta mi accostano a Ciancimino, una volta a Provenzano una volta ai casalesi… o sto sognando oppure c’è qualcosa che non va…». Il tutto, secondo il senatore azzurro, sarebbe «frutto di un circuito che è sempre lo stesso: c’è il giornaletto locale, quello di Pescara, Caporale in un circuito ben definito e questo non può essere più sottaciuto. Caporale faceva gossip finanziato dalla Fira di Masciarelli, da lì viene Caporale e vediamo la credibilità di questi giornalisti e la loro storia che approfondiremo anche. Non sono loro che possono fare la storia di questo territorio».

«Dobbiamo ripristinare un minimo di legalità anche nei media», ha aggiunto ancora il senatore.  

«Di una cosa sono certo non ho intercettazioni personali», ha concluso, «perché non ho mai parlato con nessuno e nel corso di questi indagini e anche passate si è visto di tutto meno che le mie intercettazioni perché non ne ho. Oltre a non fare niente di illecito e di illegale ci aggiungo anche una certa cautela nell’utilizzo del telefono».

In sottofondo un telefono squilla a vuoto…

01/03/2011 15.56

*L'ARTICOLO DI IERI